Cristian Pardossi / 100 volte P.C.I. / 10

L’XI Congresso è teatro di un confronto acceso all’interno del partito. L’assise si svolge in un contesto profondamente mutato, non solo perché si tratta del primo congresso senza Togliatti (morto due anni prima), ma perché da quasi tre anni al governo del paese c’è una coalizione di centro-sinistra che vede coinvolto anche il partito socialista. Le due questioni al centro del dibattito riguardano la democrazia interna e la linea strategica del partito.

Tra i protagonisti indiscussi del Congresso c’è Pietro Ingrao, che per tutta la sua lunga vita rappresenterà nel PCI l’ala più a sinistra e vicina ai movimenti.

Ingrao affronta il tema del centralismo democratico entrando in contrasto con il segretario Longo ed il gruppo dirigente. Senza contestare il dovere di essere uniti nell’azione, rivendica il diritto al dissenso e alla sua pubblicità: “Comprendo bene l’invito e il monito di Longo a non fare del partito un club di discussione, a unire sempre la libertà di dibattito all’unità dell’azione. A questo mi sento sinceramente di aderire senza riserve. Il compagno Longo ha espresso in modo netto le sue perplessità sulla pubblicità del dibattito interno: non sarei sincero se dicessi che sono rimasto persuaso”. Con Ingrao si schierano alcuni intellettuali – tra cui Cesare Luporini e Lucio Lombardo Radice – e un gruppo di delegati che raggiunge e supera il 20%, un dato tutt’altro che irrilevante.

La reazione del gruppo dirigente è netta, affidata agli interventi di Alicata, Pajetta e Berlinguer, e già allo stesso Longo, che nella sua relazione aveva difeso il modello di dibattito interno tenuto dal partito sin lì e stigmatizzato ogni tentativo di pubblicità del dibattito: “respingiamo ogni tentativo di creare correnti […] un dibattito permanente teso a rimettere tutto in discussione non crea chiarezza né ha efficacia. La via che seguiamo è quella del dibattito approfondito per giungere decisioni che una volta assunte impegnano tutti. Non capisco la cosiddetta pubblicità del dibattito. Che cosa si vuol fare? Tenere aperto continuamente il dibattito, anche dopo che le decisioni sono state prese dagli organismi responsabili? Far pesare su tutto la contestazione, il dubbio, la diffidenza’”.

Alla fine il congresso ribadirà la posizione del gruppo dirigente, e tuttavia seppur uscite in minoranza, le posizioni di Ingrao contribuiranno ad arricchire ed articolare il dibattito e le posizioni del PCI.

Sempre Ingrao anima fin dall’anno precedente il dibattito sull’altro punto cruciale del Congresso: le questioni di strategia politica. Qui si confrontano due linee entrambe concordi sulla prospettiva generale di fare del PCI una forza di governo, ma divise sulla scelta degli strumenti e sulla valutazione del momento. Da una parte quella di Longo e del gruppo dirigente che giudica fallimentare l’esperienza del centro-sinistra e insiste per la costruzione di un’unità d’azione tra le forze di sinistra nella prospettiva di un “partito unico della classe operaia” che sia democratico e rivoluzionario, e al tempo stesso per l’apertura del dialogo con i cattolici, a condizione di mettere in discussione l’equilibrio organizzativo della DC. Dall’altra quella di Ingrao che esprime il timore che il capitalismo stia riuscendo ad integrare nei suoi meccanismi le grandi masse lavoratrici, dimostrando capacità che i comunisti non avevano saputo prevedere; per questo secondo Ingrao non bastano proposte che riguardino provvedimenti singoli su cui costruire unità d’azione con altre forze politiche e sindacali, ma serve lavorare alla costruzione di un modello di sviluppo che comporti riforme organiche istituzionali ed economiche: su queste basi sarà più facile instaurare un dialogo con il mondo cattolico, inserendosi e aiutando – dice Ingrao – il dissidio che si andava allargando tra valori religiosi e assetto capitalistico, anche se fin lì quel dissidio non aveva portato alla maturazione di posizioni politiche chiare. [Cristian Pardossi]

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