Cristian Pardossi / 100 volte P.C.I. / 15

Sui fatti di Praga si consumò nel ’69 una delle rotture più note della storia del PCI: quella legata al gruppo del Manifesto. La rivista era nata nel giugno di quell’anno su iniziativa della componente di sinistra vicina ad Ingrao, con l’obiettivo di promuovere un dibattito che riprendesse i temi da lui sollevati in occasione dell’XI Congresso, che agli occhi dei promotori erano ancor più attuali alla luce del clima che attraversava il paese e tutto l’occidente. Sin dalle prime uscite la rivista agitò le acque interne al Partito, provocando la reazione dell’ala più moderata.

Nonostante l’avanzata fatta registrare nelle elezioni amministrative del ’75 ed il clima di generale entusiasmo che attraversa elettori, militanti e dirigenti, gli anni Settanta rimangono un periodo tormentato – non solo per il PCI ma per la storia del paese – che si rivelerà il preludio alla crisi conclamata degli anni ’80. La questione giovanile e l’autunno caldo che avevano chiuso il decennio precedente lasciano segni profondi nella società italiana, non sempre riassorbiti dal tentativo del PCI di intercettare ma soprattutto di interagire e governare i processi di trasformazione in atto.Nello stesso decennio convivono il raggiungimento di importanti conquiste sul piano dei diritti – lo Statuto dei Lavoratori nel 1970 (su cui il PCI si astenne), la legge ed il successivo referendum sul divorzio, l’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale, la legge sull’equo canone – e lo scoppio del terrorismo. La situazione internazionale non è meno delicata: se nel mondo occidentale la fine degli accordi di Bretton Woods segnava la conclusione di una stagione inaugurata nel dopoguerra e l’avvio di una fase da cui sarebbe scaturita l’offensiva neoliberista, nei paesi del blocco socialista i falliti tentativi di riforma economica e la repressione nei confronti di forme di dissenso – come nel caso della Primavera di Praga – saranno il segno di quello che Berlinguer qualche anno più tardi definirà l’esaurirsi della spinta propulsiva della rivoluzione d’Ottobre.Ed è proprio sui fatti di Praga che si era consumata nel ’69 una delle rotture più note della storia del PCI: quella legata al gruppo del Manifesto.

La rivista era nata nel giugno di quell’anno su iniziativa della componente di sinistra vicina ad Ingrao, con l’obiettivo di promuovere un dibattito che riprendesse i temi da lui sollevati in occasione dell’XI Congresso, che agli occhi dei promotori erano ancor più attuali alla luce del clima che attraversava il paese e tutto l’occidente. Sin dalle prime uscite la rivista agitò le acque interne al Partito, provocando la reazione dell’ala più moderata. Dopo il fallimento del tentativo di mediazione da parte di Berlinguer – che aveva chiesto l’allargamento del gruppo di redazione a membri più vicini alla direzione del Partito – a settembre la rivista esce con un nuovo numero che contiene un editoriale di Lucio Magri dal titolo “Praga è sola”, dove si accusa il silenzio dei partiti comunisti (compreso quello italiano) di fronte alla “normalizzazione” avvenuta in quel paese, giudicando così insufficiente la condanna che anche il PCI aveva espresso nei confronti degli avvenimenti del mese precedente.

La reazione del Partito questa volta è più dura: la commissione disciplinare condanna la rivista e il Comitato Centrale chiede di interrrompere le pubblicazioni, invitando le federazioni a pronunciarsi in merito (si apre un dibattito che anni più tardi verrà ricordato da Massimo D’Alema e Fabio Mussi, allora giovani studenti universitari e diffusori della rivista). A novembre la segreteria convoca un nuovo Comitato Centrale che si rivelerà decisivo: nella sua relazione Alessandro Natta chiede a nome del Partito la “radiazione” di Rossana Rossanda, Luigi Pintor e Aldo Natoli con l’accusa di “frazionismo”. Votano contro solo i tre “imputati”; si astengono Chiarante, Luporini e Lombardo Radice, mentre tutti gli altri – compreso Ingrao – votano a favore. Analoghi provvedimenti seguiranno nei giorni successivi per Lucio Magri, Massimo Caprara, Valentino Parlato e Luciana Castellina. Il gruppo, inizialmente riunito attorno alla rivista, deciderà di dar vita ad un soggetto politico che si unirà al PdUP – di cui Magri diverrà segretario – e solo in parte tornerà a confluire nel PCI (con l’accordo proprio di Natta, nel frattempo divenuto segretario) a metà degli anni ’80, una volta tramontata la stagione del compromesso storico. [Cristian Pardossi]

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