Curare la scuola

L’Uds con una lettera agli insegnanti indica la necessità per riaprire le attività in presenza di assicurare almeno per chi a scuola lavora presidi di protezione adeguati più attivi – visto il maggior rischio – delle semplici mascherine Ffp1 e chiede per gli insegnanti un piano di vaccinazione prioritario e il 15 gennaio, insieme a Priorità alla scuola, ha esposto in piazza Volta una serie di striscioni per affermare: «La scuola si cura in presenza», «Più trasporti per una scuola sicura».

Nel documento Uds Como Docenti unitevi a noi traspare la piena consapevolezza dei rischi connessi allo stare in classe e l’intenzione costruttiva di affrontarli senza negarli e senza ritenerli ineluttabili, non cedendo alle tante strumentalizzazioni in atto: «Il rientro a scuola, però, non riguarda solo noi studenti bensì crediamo che sia una priorità
per tutta la società e riteniamo che proprio i nostri docenti dovrebbero combattere al nostro fianco. Basta vedere come, nella valutazione dei rischi connessi al contatto con il pubblico, non sia stata considerata ad elevato rischio la categoria dei docenti. Si tratta di una categoria per la quale è obbligatorio indossare la mascherina FFP1 (la FFP2 o la FFP3, quelle più indicate in questi casi, sarebbero a carico del lavoratore stesso) e restare nello stesso ambiente o in altri ambienti analoghi per 4-6 ore al giorno con almeno 15 altre persone (che potrebbero diventare anche 25 o addirittura 27). Tutto ciò avviene senza che nessuno dei soggetti coinvolti abbia partecipato ad uno screening, usufruisca di qualche altra particolare misura di prevenzione, se non quella di una continua igienizzazione delle mani, del ricambio d’aria continuo, di un distanziamento sociale. I docenti non sono nemmeno in cima alle priorità per i vaccini». [dal documento Uds Como]. [Foto Massimo Patrignani, ecoinformazioni]

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: