Potenze nucleari e topolini potenti

Un’Italia più sicura è un’Italia senza armi nucleari. Il 22 gennaio è entrato in vigore il Trattato di proibizione delle armi nucleari (Tpnw). Le armi nucleari sono “immorali” ed ora anche “illegali”, al pari delle armi chimiche, biologiche e batteriologiche e delle mine antiuomo. È un passo avanti verso la totale eliminazione dalla terra delle armi più distruttive mai costruite dall’umanità. Il Trattato diventa legge internazionale vincolante, per chi lo ha firmato  e ratificato 51 Stati. Lo hanno ad oggi firmato da 86 Stati dei 194 aderenti all’Onu.

Fra essi vi sono Stati – come Antigua and Barbuda, Comoros, Fiji, Kiribati, Palau, Saint Kitts and Nevis, Tuvalu, Vanuatu – che finalmente hanno avuto voce in capitolo a dispetto dell’arroganza delle potenze nucleari, un fattore basilare di democrazia, come prevede l’Assemblea Generale dell’ONU, dove a ciascuno Stato spetta un voto.

L’Italia non ha ancora firmato il Trattato, allineandosi alle 9 potenze nucleari (Usa, Regno Unito, Francia, Russia, Cina, India, Pakistan, Israele, Corea del Nord) che detengono 15.000 testate nucleari, di cui circa 70 nelle basi militari statunitensi di Aviano e Ghedi. Le testate nucleari presenti sul suolo italiano saranno sostituite a breve con armi più moderne e più letali montate sui cacciabombardieri F35.

Rete Italiana Pace e Disarmo e Senzatomica rafforzeranno la mobilitazione Italia ripensaci che dal 2017 punta a far cambiare idea al Governo italiano, finora rimasto fuori dal percorso di disarmo nucleare.

Pressioni provenienti da Nato e dagli Stati Uniti  mirano a tenere l’Italia  legata all’ombrello nucleare, ma la maggioranza della popolazione italiana rigetta questa opzione, come mostra un sondaggio del 2019, in cui il 70% dei cittadini italiani si è detto favorevole all’adesione al Trattato (Tpnw).

Esistono problemi etici e anche economici per ritenere inaccettabili le armi nucleari.  Riconvertire le ingenti somme che ogni anno vengono spese per costruirle e mantenerle ad usi più utili per l’umanità, come il contrasto al cambiamento climatico, alla pandemia, alla povertà è la strada giusta.

L’entrata in vigore del Trattato è un primo importante passo. Siamo consapevoli che ci vorranno ancora anni, ma intanto è molto simbolico che Stati che fino a questo momento erano considerati irrilevanti riescano a metter un granello di sabbia in un ingranaggio considerato invincibile.

A questo proposito Angelo Baracca, su Pressenza suggerisce «A chi non lo conoscesse (senza dubbio i giovani) raccomanderei la visione di un capolavoro di satira del lontano 1959, il film Il ruggito del topo, in cui il grande Peter Sellers interpreta 4 o 5 personaggi diversi. Il tema è il minuscolo Ducato di Grand Fenwick la cui unica fonte di ricchezza è l’esportazione del famoso vino omonimo. Allorché questo viene fabbricato anche dagli Stati Uniti le finanze del Ducato subiscono un tracollo irreparabile. Viene allora adottato il piano di dichiarare guerra agli Stati Uniti, perderla, poi ottenere delle sovvenzioni finanziarie. La dichiarazione di guerra viene cestinata dal Dipartimento di Stato, mentre un gruppo di soldati armati di corazze, archi e frecce, s’imbarca su di un battello. Giunti a New York, trovano la città deserta poiché è in corso un’esercitazione antiatomica. I guerrieri girano per le ampie strade deserte e pensano che gli Stati Uniti siano in allarme per il loro sbarco, ma vagano in cerca di qualcuno che possa vincerli, perché questa è la loro missione. Così s’imbattono nel professor Kokinz, che incurante dell’allarme sta dando gli ultimi tocchi alla bomba Q, enormemente più potente della bomba H ma delle dimensioni di una palla da rugby. Hanno allora l’idea geniale di prendere prigionieri il professore e sua figlia, con la bomba, ed anche il generale Ship, che con quattro agenti stava cercando i guerrieri di Grand Fenwick, scambiati per marziani. Tutta la comitiva viene fatta salire sul battello, che la riporta in Europa. All’arrivo nel Ducato costernazione generale perché il compito era di perdere la guerra, ma quando si viene a sapere che il Ducato è in possesso della bomba Q, i maggiori Stati del mondo mandano i loro agenti a trattare l’acquisto, mentre gli Stati Uniti sono costretti a firmare la resa. Le finanze del Ducato rifioriscono. Ma qualcuno cerca di rubare la bomba, e si innesca una specie di partita a rugby, e la bomba ruzzola a terra: terrore generale, la bomba produce un certo rumore ma… salta fuori un topolino». [Celeste Grossi, coordinatrice del gruppo Diritti umani, pace, disarmo, politiche internazionali di Arci Lombardia]

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