Goma/ Siamo comunque coinvolti

Sono stata a Goma (allora Zaire) due volte, la prima nell’estate del 1988. Ci sono arrivata in aereo di pomeriggio. Di notte ho pianto quasi ininterrottamente. Quella è stata la prima volta in cui mi sono sentita responsabile in quanto “bianca” europea di quella povertà, di quelle disuguaglianze che allora erano, comunque, meno disperate di oggi. Ero già stata in Africa, ma solo nel Nord Africa, dove avevo avuto, pur nello spaesamento, sensazioni di familiarità mediterranea. 

Era la mia prima volta nell’Africa nera. Avevo letto tanto prima di partire da Nigrizia a Cuore di tenebra di Joseph Conrad. Avevo cercato di prepararmi, ma senza fingere neppure con me stessa di non essere una turista. L’impatto, pur atteso, fu assai più sconvolgente di quanto non avessi previsto. La natura bellissima, le persone bellissime, rendevano per me ancora più doloroso il contrasto tra la ricchezza di pochi e la povertà di molti. Quel viaggio più di altri mi ha profondamente cambiata. Ho avuto subito voglia di tornare. E il dolore e l’orrore per il genocidio di pochi anni dopo (1994) mi hanno bruciato il cuore. Ora la ferita che si era cicatrizzata si è riaperta e mi sono accorta che non si era mai cicatrizzata davvero.  E’ un cordone che sento sul corpo. Non so dire se è più profondo il dolore o la rabbia per quello che si poteva fare e che non abbiamo fatto. Anche se noi ci crediamo assolti, siamo comunque coinvolti. [Celeste Grossi, ecoinformazioni]. [Foto Goma in copertina di Abel Kavanagh]

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