Il branco di Inverigo

L’arci gay di Como segnala quanto comparso sulla stampa riguardo all’aggressione subita da un ragazzo di Inverigo. Nel video, riportato su Fan page il 18 marzo, il ragazzo racconta la terribile storia di omofobia avvenuta il 31 gennaio 2021 nella quale un branco di ragazzi lo ha aggredito perché ha i capelli rosa. La vittima – nel video – si rivolge agli aggressori invitandoli a superare la paura che hanno della diversità, afferma che i carabinieri gli hanno consigliato di non sporgere denuncia e denuncia all’opinione pubblica l’accaduto. L’Arci gay di Como commenta il gravissimo episodio di intolleranza e violenza nella nota che segue.

«Suona il campanello d’allarme per i fatti recentemente riportati dalla stampa grazie alla denuncia di Thomas, coraggioso ragazzo gay di Inverigo il quale, passeggiando sulla pubblica via, sarebbe stato oggetto delle attenzioni del “branco”; offeso, dapprima, con epiteti omofobi e, poi, addirittura preso a sassate. L’aggressione, in perfetto stile predatorio, sarebbe stata compiuta da una quindicina di ragazzi a causa dei capelli rosa di Thomas; prova, evidentemente dirimente, di una omosessualità ai loro occhi intollerabile, degna dell’ingiuria e delle sassate.
I fatti denunciati sono inaccettabili, gravi, ed attestano un crescendo di aggressività omofobica preoccupante nel territorio della Provincia di Como. Suona dunque il campanello d’allarme, perché ciò che Thomas ha subito è un inquietante segnale dell’abbandono e dell’intolleranza che, sempre più, mostrano il loro volto violento; un’espressione vivida di una certa trascuranza, più che ventennale, della società italiana nei confronti delle minoranze, del diverso.
Oggi più che mai, i fatti di Inverigo fanno balzare all’occhio la necessità improrogabile di una legge atta contrastare la violenza e l’odio omolesbobitransfobici; fenomeni in cui sempre più vittime, per il solo fatto di vivere alla luce del sole la propria diversità nelle forme identitarie più diverse, si trovano a contatto con una realtà incapace di comprendere – e dunque accettare –  un cambiamento irreversibile in atto da tempo. Se in Italia il DDL Zan fosse legge, un episodio simile non sarebbe, forse, accaduto e avremmo potuto risparmiare a Thomas lo stigma, la violenza e la paura di uscire di casa. La vicenda assume tinte ancor più fosche, se si pensa che, a detta del ragazzo, le Forze dell’Ordine avrebbero sconsigliato una denuncia formale perché ciò non avrebbe avuto alcun seguito. Quanto raccontato contiene indubbiamente indizi ed elementi di reato a sufficienza per aprire un’inchiesta che, ai sensi dell’obbligatorietà dell’azione penale, non può essere lasciata cadere nel nulla; pena il “graziare” – per l’ennesima volta – una violenza divenuta ormai  oggettivamente intollerabile.
Arcigay Como appoggia il coraggio di Thomas e la maturità delle sue parole, si stringe attorno a lui in questo difficile momento e lo sosterrà in quanto vorrà intraprendere per la giusta tutela dei propri diritti». [Arcigay Como sVolta Arcobaleno]

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