Dalla Perugia-Assisi 2021 guardando al futuro

Riporto una conversazione che ho avuto con alcuni giovani del territorio di Como presenti alla Perugia-Assisi 2021, perché credo renda bene l’idea del clima di gioioso entusiasmo che si è creato alla marcia.

Siamo seduti a mangiare su una piattaforma di cemento a pochi passi dalla Statale 75, disposti in una sorta di cerchio sghembo per poterci vedere in faccia. Al centro un mucchio di cibo ipercalorico, sversato dagli zaini di ciascuno, nel più puro spirito di condivisione. Anche se il corteo è animato da migliaia e migliaia di persone, la marcia è meno partecipata delle precedenti edizioni a cui sono stato presente – cosa prevedibile e prevista, in tempi di pandemia – e quindi, inaspettatamente, chi interrompe il cammino per una pausa rischia di trovarsi fuori dall’area che le forze dell’ordine interdicono al traffico dei veicoli: dobbiamo fare in fretta. Anche a motivo dei ranghi relativamente ridotti, siamo avanzati molto velocemente, e, sebbene sia primo pomeriggio, da dove ci troviamo a pranzare si avvista per la prima volta la rocca di Assisi. Non è ancora l’ora delle gambe irrigidite, dure come il sasso, ma i piedi fanno già male per avere troppo sbattuto sull’asfalto. E poi tira vento, che rende le foto alle bandiere arcobaleno davvero stupende, ma che potrebbe dare fastidio. Mi chiedo se qualcuno, soprattutto tra i giovani e i giovanissimi, non si stia pentendo amaramente di avere accettato troppo in fretta l’invito a farsi questi 24 chilometri a piedi. Grazie al passaparola abbiamo riempito in 3 giorni metà dei posti disponibili sul pullman del Coordinamento comasco per la Pace, e in una settimana erano praticamente finiti: magari c’è chi non ha riflettuto abbastanza su tutte le possibili implicazioni della propria scelta e si è buttato, complice una quota di partecipazione decisamente popolare. Per impattare contro la strada e l’autunno.

E invece vedo che il morale è alto. Tutti danno per scontato che organizzeremo la marcia della Pace anche a Como per il mese di Gennaio. La cosa mi fa molto piacere, perché scontata non è. Fino a qualche tempo fa non molti erano a conoscenza dell’esistenza della marcia, figuriamoci se qualcuno si faceva aspettative mesi prima… Qualcuno dice che il gruppo che si è formato spontaneamente dovrà occupare la testa del corteo. Bene l’impianto audio, ma bisogna recuperare anche dei tamburi per fare più casino. E le bandiere devono essere ancora più fitte, anche se la densità di arcobaleni tra di noi è già altissima. Non a caso le telecamere che seguono la marcia in diretta continuano a inquadrarci: siamo parecchio vistosi. Poi arriva la domanda: «Ma non ci sono altre marce come questa in Italia?». Rispondo che me ne vengono in mente diverse a livello locale, ma sicuramente un appuntamento molto importante è la Marcia nazionale di Pax Christi la notte di Capodanno. «Ah, che figo! Facciamo il pullman?». Io rido, mi sembra una richiesta surreale. Le persone che conosco in Pax Christi sono tra le più coerenti e radicali che io abbia mai incontrato, ma ho l’impressione che non rientrino tra le categorie più conosciute e popolari. Anzi, mi sembrano proprio attivisti eroicamente emarginati. Da sinistra c’è sempre un po’ di sospetto verso i cattolici, anche i più impegnati sembrano sempre “strani”. C’è collaborazione, a volte estremamente feconda, ma si fa sempre un po’ fatica a riconoscersi. Un atteggiamento comunque migliore, più accogliente, di quello della stessa Chiesa. Nonostante il magistero dell’attuale Pontefice, essa tratta “quelli di Pax Christi” (e molti altre realtà avanzate) come degli appestati. Così la vedo io: change my mind! Ad ogni modo, non so come reagirebbero i miei amici di Pax Christi, eroicamente emarginati, scoprendo che una ragazza di vent’anni ha chiamato “figo” il loro incontro di Capodanno. O che vorrebbe riempire un pullman per parteciparvi. Immagino che anche a loro la cosa farebbe molto piacere. Passi andare a una marcia in un weekend qualsiasi, ma davvero c’è chi rinuncerebbe a festeggiare Capodanno per manifestare? Per la Pace? Eppure restiamo d’accordo così: magari un pullman è troppo, ma se l’iniziativa è abbastanza vicina ci organizzeremo per andarci. Cosa che francamente prima non contavo di fare, ma adesso ci spero davvero. Magia della Perugia-Assisi. E se poi non ci si riesce, Pace! L’importante, mi dico, è incanalare questa energia allegra e speranzosa in qualche azione utile e degna.

Dalla Perugia-Assisi possiamo apprendere molto circa il cammino che ancora c’è da compiere nei nostri territori, circa i nostri compiti politici. Insegnamenti racchiusi nei discorsi pronunciati dal palco, nei cartelli con lo slogan #ICare di don Milani, negli striscioni, negli occhi ardenti e nella voce arcana di Alex Zanotelli, nei cori per omaggiare Domenico Lucano, nel nome di Gino Strada scritto un po’ ovunque, nelle bandiere rosse della CGIL.

In primo luogo, un’indicazione di metodo: tutto tutti insieme! In poche centinaia di metri si è concentrata una varietà umana davvero incredibile. Persone di ogni genere, età, nazionalità e provenienza, professione, orientamento politico e sessuale, credo religioso. Il nostro pullman era un campione fedele di questa caotica varietà, che si è poi riverberata pazzamente nella musica che ci ha accompagnato lungo tutto il tragitto (eravamo ben attrezzati). Da “L’Internazionale” a “Tu scendi dalle stelle”, dagli Stormy Six ai classici Disney, da Bob Dylan al vocalist Franchino: una playlist, ma anche un manifesto programmatico. La contaminazione è un fine per chi intende la Pace come «convivialità delle differenze». Ed è anche un mezzo necessario per chi ha intenzione di trasformare l’esistente, senza limitarsi alla mera testimonianza. Occorre tessere un sistema di alleanze, non come operazione estetica, ma come scelta etica, intorno ad alcuni valori condivisi, ad alcuni obiettivi specifici.

Passiamo quindi brevemente ai nostri scopi: la Perugia-Assisi ce ne indica diversi.

Disarmo nucleare. Mai come ora è necessario lottare contro la bomba. Il convegno che come promotori del Mese della Pace stiamo organizzando sul tema insieme a diverse amministrazioni comunali è solo un primo passo. Occorrerà mobilitare tutte le forze disponibili e tutta la nostra creatività per far fronte a una delle più gravi minacce del presente. È questione di vita o di morte.

Finanza etica. Il sistema economico-finanziario-militarizzato entro cui viviamo si regge, paradossalmente, proprio grazie alle scelte che compiamo individualmente e collettivamente riguardo ai nostri risparmi. Non si può rinunciare a fare un uso consapevole del potere che ne consegue: con tutta probabilità è molto più di quanto immaginiamo.

Opposizione alle spese militari. Allo scoppio della pandemia il mondo spendeva 2 miliardi di dollari per l’Organizzazione mondiale della sanità e ben 2000 miliardi di dollari in armi. Si stima che al termine del 2021 l’Italia toccherà la cifra record di 30 miliardi di euro spesi per comprare armamenti, sebbene ufficialmente non siamo in guerra con nessuno. Bisogna porre fine a questa situazione scandalosa. E la mobilitazione deve necessariamente partire dalle istituzioni di prossimità, dalle amministrazioni comunali sempre più colpite dai tagli alla spesa pubblica, e con cui l’associazionismo può creare in maniera proficua convergenze e sinergie.

A questo proposito, ricordo che la ragazza che chiedeva un Capodanno pacifista è stata eletta assessora comunale all’ultima tornata elettorale. Qualcun altro prospettava di candidarsi in futuro. C’era poi chi non si candiderebbe nemmeno sotto tortura, ma ha appena fondato un circolo Arci [Arci Spop – Sportello Popolare]. Istituzioni, associazioni: la materia prima c’è. Anche i motivi per disperarsi non mancano, «eppure il vento soffia ancora!». Adelante!

[Abramo Francescato, ecoinformazioni]

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: