Per una scuola inclusiva e formativa

Anche Como ha aderito alla manifestazione nazionale di Unione degli studenti per il diritto allo studio ed un sistema scolastico più inclusivo e sicuro. Venerdì 19 novembre la città è stata infatti attraversata da un corteo animato da almeno 400 studenti, che da piazza della Pace (nota anche come Vittoria) si è mosso fino a Giardini a lago. Diritto allo studio, didattica inclusiva e spazi e trasporti sicuri sono stati le parole chiave dell’iniziativa.

Il primo corteo studentesco del post-pandemia è stato un successo di partecipazione, con tantissime e tantissimi studenti e, soprattutto, un’evidente carica e voglia di manifestare. L’uscita dalla pandemia è stata tutt’altro che pacifica per le scuole, che sono ancora strutturalmente carenti su diversi piani. Se i problemi storici, la cieca fede nella meritocrazia e il sovraffollamento delle classi per citarne due, non sono stati affatto risolti, a questi si sono accostate questioni nuove, tra tutte l’inefficienza dei trasporti pubblici da cui dipende il mondo studentesco e l’aggravamento dei divari economico-sociali che renderebbe vitale il diritto allo studio.

L’aziendalismo però regna sovrano nei vertici scolastici, cosa che porta a preferire la specializzazione fin da subito alla formazione dello studente in quanto umano, a promuovere pcto d’impresa invece che valorizzare le competenze trasversali ed interdisciplinari e a rendere numeri studenti e studentesse che numeri, voti e basta, non sono.
Il problema dei trasporti, poi, è centrale nella costruzione di un sistema-scuola di cui l’istituzione è il nodo centrale ma non il solo. Al di là dello scarso portato dialettico, il fatto che davanti a piazza Verdi sia stato lanciato il coro «Tutti i pullman sono una merda» è un sintomo abbastanza chiaro del fatto che la situazione è diventata intollerabile: tra corse soppresse, linee che saltano per via degli scioperi no-green pass, ritardi e bus sovraffollati, la vita dei e delle pendolari comaschi è insostenibile. Non è solo la scuola a non funzionare, ma tutto il sistema sociale che la circonda, a livello micro come a livello macro.

Non solo lotta nelle scuole però: i e le manifestanti hanno intonato cori in solidarietà alla lotta no tav, di stampo antifascista e anticapitalista. La battaglia studentesca comasca, lentamente ma (si spera) inesorabilmente, si sta muovendo verso il sistema che la circonda, intersecando questioni diverse ed uscendo da quelle strettamente riguardanti il sistema dell’istruzione.
Al termine del corteo, il microfono è stato aperto agli interventi di chi ha manifestato. Da questi discorsi è emersa tutta la rabbia e la consapevolezza dell’oppressività della scuola che, raccontano gli studenti, mette il nozionismo prima dello sviluppo personale. Una gerarchia, questa, che rende la classe un ambiente competitivo, poco formativo sul piano della vita (sessualità, ecologia…) e non di rado reazionario ed omotransfobico.

Certo, c’è da smussare il linguaggio e da approfondire il legame tra i diversi settori di impegno sociale e militante, però questo primo corteo, peraltro uno dei numerosi svolti in Italia venerdì 19, è un segnale di salute all’alba di una stagione che metterà alla prova la scuola e chi la vive, tra una pandemia che sembra non finire mai davvero e l’annosa serie di battaglie che studenti e studentesse da generazioni affrontano.

Guarda le foto del corteo.

Guarda tutti i video sul canale di youtube.

[Pietro Caresana, ecoinformazioni] [Foto e video di Sara Sostini e Dario Onofrio, ecoinformazioni]

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