Contro il patriarcato non solo una giornata

Per la lotta contro la violenza sulle donne e per una società anti-patriarcale. La rete studentesca Como pride è scesa in piazza nel pomeriggio di giovedì 25 novembre per manifestare complicità alle donne, sistemicamente oppresse nel mondo contemporaneo, e presentare il proprio manifesto per una società transfemminista.

Ogni tre giorni in Italia una donna viene uccisa da persone, generalmente uomini, che credono di avere egemonia su di lei. Ogni giorno, nelle microsituazioni quotidiane, le donne sono oggetto di violenze, molestie, discriminazioni salariali e lavorative; la causa di ciò è il sistema patriarcale su cui si fonda la società capitalista. Como pride ha portato in piazza un problema quotidiano sistematicamente ignorato perché spesso implicito e sotterraneo, ma non per questo meno violento e dannoso. L’oggettivazione del corpo femminile è una pratica socialmente strutturata e quotidianamente perpetrata che apre a tutta una serie di discriminazioni ed attacchi violenti a tutto ciò che si accosta come alternativa al corpo del maschio bianco cis-etero. La società transfemminista proposta da Como pride nel suo manifesto propone di scardinare questo sistema aumentando i centri antiviolenza, dibattendo sui privilegi degli uomini bianchi sul lavoro così come nell’organizzazione familiare, educando alla sessualità e al genere fin dalla scuola e ripensando le città come luoghi sicuri per tutte.

Le e i circa cinquanta partecipanti che hanno sfidato la leggera ma gelida pioggia si sono mostrati unanimi nel condannare la società patriarcale. Tra letture di poesie a tema e diversi interventi che hanno ribadito la strutturalità di questo problema, che ha nel femminicidio solo la punta dell’iceberg, è chiara l’analisi sulle problematicità di genere in Italia. Ma la lotta e la complicità alle donne oppresse è stata estesa esplicitamente, oltre l’etichetta globale (in senso metaforico e geografico) di “sistema patriarcale” dall’intervento dell’Arci. Nel mondo, ogni giorno, sono tantissime le donne oggetto di violenza politica e militare oltre che, citando Foucault, microfisica; donne cis e trans i cui diritti fondamentali sono negati. Solidarietà è stata espressa quindi dal presidio a chi lotta per la propria libertà in paesi come la Palestina occupata, l’Afghanistan e gli Emirati Arabi. L’internazionalismo della lotta anti-patriarcale è stata evidenziato anche dal flash-mob che ha aperto e chiuso il presidio, creato dalle compagne cilene e diventato virale in tutto il mondo, Un violador en tu camino. Il concetto più chiaramente espresso è che non basta una giornata, la lotta contro il patriarcato deve essere quotidiana e di tutte e tutti.

Il presidio studentesco si colloca in una serie di iniziative che hanno animato, a livello di associazioni ed istituzioni, la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Quando lotte così importanti vengono portate in piazza, non si può non notare la frantumazione di voci che manifesta il comasco. Di nuovo, ormai come sempre verrebbe da dire, è chiara una distanza generazionale e forse anche di pratica politica tra le varie realtà del territorio. Problematizzare questo aspetto non dovrebbe spaventare nessuno che non sia aggrappato più alle proprie pratiche che al fine ultimo delle stesse, eppure l’incomunicabilità tra realtà resta e sembra complessa, paradossalmente, la costruzione di un cammino condiviso. Questo, data l’identità di fini, resta un problema che l’esito in termini di partecipazione delle singole iniziative non può e non deve cancellare.

[Pietro Caresana, ecoinformazioni]

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