Anpi “Perugino Perugini” a congresso

Pomeriggio antifascista, sabato 27 novembre nel salone Lissi di Rebbio: la sezione comasca dell’Anpi, intitolata all’indimenticabile Perugino Perugini, ha celebrato il proprio congresso, in preparazione dell’assise nazionale che si terrà nel febbraio 2022 a Rimini. Il documento congressuale ha ricevuto l’approvazione degli iscritti. hanno portato il loro contributo la Cgil, l’Arci, l’Auser, Como senza frontiere, l’Unione circoli Cooperativi, Articolo 1. Ha concluso Guglielmo Invernizzi, presidente dell’Anpi provinciale.

Il congresso è stato aperto dalla relazione di Nicola Tirapelle, che pubblchiamo qui di seguito:

«Care amiche e amici, care compagne e compagni, cari ospiti,
vi ringrazio innanzitutto di essere intervenuti a questa assemblea congressuale.
A causa della pandemia, questi ultimi due anni sono stati duri, difficili e carichi di sofferenza e
per via delle misure anti-covid, anche le nostre attività associative hanno subito una significativa riduzione.
Vorrei ricordare in primo luogo le iscritte e gli iscritti che ci hanno purtroppo lasciato in questi anni e a cui va il nostro più caro e sincero pensiero. Fra tutte e tutti mi permetterete di ricordare con affetto l’amica e compagna Lidia Cevenini, membro del comitato di sezione e scomparsa repentinamente pochi mesi fa.
Nel drammatico contesto storico e sociale che stiamo vivendo, l’ANPI è quasi un caso unico, perché si rinnova e si rafforza senza smarrire mai le sue radici. Nel rapporto fra il presente e il passato, nasce l’energia che abbiamo chiamato “memoria attiva” e cioè lo strumento tramite cui si incide sul presente e si può quantomeno parzialmente prefigurare il futuro. Non c’è storia dell’ANPI senza storia d’Italia, né ci sarebbe l’Italia che conosciamo senza quelle partigiane e quei partigiani che con il loro sacrificio ci donarono liberazione e libertà.
A partire dal 2006, anno dell’apertura delle iscrizioni anche alle non partigiane e ai non partigiani col Congresso di Chianciano Terme, l’ANPI si sta innegabilmente trasformando, pur restando quello che è sempre stata, ovvero un ancoraggio della società ai valori dell’antifascismo, della Resistenza, della Costituzione e della democrazia. La nostra associazione, salda nei suoi valori e nei suoi principi, risulta essere un continuo e costante riferimento per più generazioni. Questo è certamente uno dei maggiori punti di forza che abbiamo, ovvero la nostra riconoscibilità per i temi cruciali che ci stanno a cuore. Ma soprattutto sono due le caratteristiche che ci contraddistinguono come associazione: autorevolezza e unitarietà.
AUTOREVOLEZZA: L’ANPI ha una sua voce, autorevole, libera, indipendente e autonoma: vogliamo infatti continuare a fare totalmente nostre e vere queste quattro parole, perché sono la garanzia e la prospettiva di un percorso teso a rendere l’ANPI la casa di tutte e tutti le antifasciste e gli antifascisti. Per questo non apparteniamo a posizionamenti partitici, sindacali o di altre organizzazioni e movimenti, siano essi a livello nazionale o locale. L’ANPI non è un partito e chi vi opera non opera per conto di nessun partito e non deve proiettare nell’associazione battaglie che scaturiscono da dinamiche esterne. Altresì bisogna rendere chiaro che sull’ANPI non si devono riversare attese eccessive: noi non siamo un partito né un sindacato. Siamo l’ANPI e dobbiamo essere sempre e soltanto noi stessi, con la nostra identità e i nostri valori.
UNITARIETA’: L’unitarietà è un principio che l’ANPI da sempre persegue sia al proprio interno che nelle relazioni con altre organizzazioni. La storia dell’ANPI, a partire proprio dalla vittoria della lotta di Liberazione, è caratterizzata dalla capacità di unire verso un obiettivo comune realtà fra loro anche molto diverse. L’unità nella pluralità e l’autonomia rappresentano, dunque, i nostri riferimenti: da un lato cerchiamo sempre le alleanze che trovano nel termine “antifascismo” un approccio laico e repubblicano, dall’altro siamo punto di convergenza di diverse culture. L’ANPI prende posizione nel sostenere chi rappresenta i valori della democrazia, dell’antifascismo inteso come effettivo indirizzo operativo; non dà mai indicazione di voto ma questo non significa che l’ANPI non faccia la propria parte in alcune consultazioni elettorali e popolari, come testimoniano le forti iniziative e le nette prese di posizione in occasione dei referendum costituzionali. È importante per l’Associazione intensificare le collaborazioni con le grandi organizzazioni sindacali e le associazioni democratiche per sviluppare campagne e iniziative a difesa e valorizzazione della Costituzione e della Memoria.
Nel nostro Paese vivono in povertà assoluta più di 5 milioni e mezzo di cittadine e cittadini e intere filiere lavorative sono in ginocchio. La Costituzione afferma solennemente che siamo una Repubblica fondata sul lavoro; le parole lavoro, lavoratore, lavoratori ricorrono nella Carta ben 28 volte, a conferma che l’esistenza della nostra libera comunità di cittadini ha alla base, come recita l’art. 4 della Costituzione, il riconoscimento a tutti del diritto al lavoro e la promozione delle condizioni che rendano effettivo questo diritto. Oggi non è così. Nessuna rinascita sarà possibile senza promuovere il valore del lavoro, la funzione sociale delle lavoratrici e dei lavoratori e la loro dignità, senza cioè partire dalla piena attuazione della Costituzione.
Nella società attuale, in cui sbiadiscono o scompaiono molte identità collettive che sono state per decenni la cinghia di trasmissione fra la collettività e lo Stato, ricompaiono invece neofascisti e neonazisti, pericolosi rigurgiti della storia, che approfittano della crisi sociale per inserirsi e propagandare odio e violenze.
Per questo motivo il contrasto ai neofascismi è stato e dovrà essere un pilastro essenziale dell’ANPI.
Le centinaia di saluti romani alla manifestazione fascista in omaggio a Sergio Ramelli del 29 aprile a Milano e poi qui a Como, la commemorazione a Dongo autorizzata dalla prefettura di Como, i vergognosi attacchi più o meno violenti alle sedi sindacali anche qui nel comasco -emblematico e drammatico quello contro la sede nazionale della CGIL a Roma-, sono intollerabili e di una gravità assoluta. Esprimiamo una volta di più la nostra piena e totale solidarietà al movimento sindacale.
In questo scenario si innesta anche la crescita della forza elettorale di Fratelli d’Italia e Lega, che mirano con il loro impianto culturale e politico a colpire i valori fondanti della Costituzione, alimentando direttamente o indirettamente il clima di sospetto, di razzismo e xenofobia, propagato anche sui social network, straripando nella società e imponendo alla nostra democrazia e in primo luogo alla scuola nel suo complesso di lavorare per seminare nelle giovani generazioni gli antidoti democratici e antifascisti.
Registriamo invece con amarezza che il mondo politico nazionale e non solo, pone scarsa ed altalenante attenzione rispetto al tema dell’antifascismo: quando non spronate direttamente dall’ANPI e dal mondo associativo democratico, solo in situazioni davvero eclatanti assistiamo ad una reazione compatta ed attiva per affrontare e contrastare rigurgiti neofascisti presenti anche sul nostro territorio.
Alle Istituzioni repubblicane invece chiediamo e anzi pretendiamo che mettano in campo tutte le misure per arginare le derive neofasciste e, se necessario, arrivare finalmente a porre fuorilegge quelle organizzazioni che propagandano odio e valori contrari alla Costituzione repubblicana.
Le nostre proteste, le nostre grida di allarme, i nostri presìdi e i nostri cortei, non saranno mai sufficienti se anche lo Stato non fa la sua parte o peggio sottovaluta e minimizza. E’ ora che lo Stato diventi davvero quello Stato antifascista che emerge da tutta la Costituzione. Ai sovranismi e al fascioleghismo dobbiamo rispondere con gli antidoti della memoria e della conoscenza. È assai pericoloso, infatti, lasciar passare la tesi revisionista per cui sarebbe esistito un fascismo mite, facendo dilagare il falso mito degli “italiani brava gente” oltre a manifestare un generale oblio sui crimini e gli orrori del ventennio fascista.
Scriveva Giorgio Bocca nel 2004: “C’è una campagna di denigrazione della Resistenza: diretta dall’alto, coltivata dal cortigiano. Il loro gioco preferito è quello dei morti, l’uso dei morti: abolire la festa del 25 aprile e sostituirla con una che metta sullo stesso piano partigiani e combattenti di Salò, celebrare insieme come eroi della patria comune Giacomo Matteotti e Giovanni Gentile, onorare insieme le vittime antifasciste della risiera di San Sabba e quelle delle foibe”. Questa fotografia di Bocca, descrive meglio di altre parole quale siano i pericoli attuali.
La Festa della Liberazione è un grande ricordo della Resistenza, dei caduti perla libertà e di tutti coloro, donne e uomini che si sacrificarono, in una forma o nell’altra, per portare l’Italia nella democrazia; è dunque il giorno della memoria e della conoscenza di ciò che è accaduto nel nostro Paese, dopo la caduta del fascismo che per anni aveva distrutto la libertà e la speranza e per molti anche la vita.
Un ricordo doloroso per chi non c’è più ed affettuoso per coloro che ancora sopravvivono e comunque nei confronti di tutti coloro che dettero la vita alla rinascita dell’Italia ed alla preparazione di una Costituzione frutto dell’esperienza partigiana, risultato del grande incontro tra persone tanto diverse per ideologie, per conoscenze, per provenienze, per cultura, per formazione, ma tutti concordi – anche nei momenti più difficili – nel puntare sulla riconquista della libertà e la costruzione di un sistema fondato sulla persona umana, sui suoi diritti imprescindibili e sui suoi doveri inderogabili, a partire dalla solidarietà.
Solidarietà che oggi più che mai è necessaria: sono centinaia le vite che vengono inghiottite nelle acque del Mediterraneo, come conseguenza della mancanza di soluzioni umane e concrete di solidarietà. Ma ovunque cisiano frontiere si aprono conflitti: oggi al confine tra Polonia e Bielorussia, ma non dimentichiamo i migranti bloccati al confine tra Grecia e Turchia o Spagna e Marocco, dove vengono traditi i valori fondanti dell’Europa.
All’umanità disperata, ancorché usata spietatamente dai governanti per meri fini geopolitici, si risponde con muri, fili spinati e idranti. Come conseguenza vediamo scene drammatiche di famiglie, donne uomini e bambini abbandonati nelle foreste all’addiaccio o nel mare o lungo i fiumi dove perdono la vita nel tentativo di cercare semplicemente una vita normale. Questa assenza di rispetto dell’umanità sofferente stride ancor di più in questi tempi segnati solo nel nostro Paese da migliaia di morti per Covid.
A questo genere di situazioni dobbiamo dire basta: l’Italia, in nome dei valori costituzionali dell’accoglienza e della solidarietà tra i popoli si faccia avanti a livello internazionale per impedire questi scempi disumani. E dobbiamo dire basta anche ad organizzazioni internazionali come la NATO che nulla hanno a che vedere con l’Articolo 11 della nostra Costituzione; dobbiamo dire basta allo sviluppo di strutture militari europee utili forse per meri calcoli economici di accaparramento delle risorse naturali, ma di certo non per portare pace e aiuto ai popoli. Tutti gli Stati, Europa e Italia in testa, tornino a mettere al centro l’ONU e le sue agenzie, la ricerca della pace, ponendo l’autodeterminazione dei popoli in testa alle relazioni internazionali e investendo il denaro pubblico non in armamenti, ma in solidarietà e in vere missioni -non guerre- umanitarie e di protezione civile.
In merito al documento nazionale posso dire che lo ritengo un buon documento politico che traccia l’azione futura della nostra Associazione, approcciando i tanti temi che la società odierna ci impone di considerare, tracciando un percorso coerente e di grande respiro. La strada imboccata del rapporto unitario, del confronto con le altre forze democratiche e della stretta relazione col mondo dell’associazionismo antifascista, la ritengo giusta e ampiamente condivisibile. Su questo punto ci tengo a sottolineare che la nostra sezione ha sempre lavorato in tal senso anche a livello locale.
L’attuazione piena della Costituzione è l’orizzonte per cui ci impegniamo e per questo l’Anpi ha avanzato la proposta della grande alleanza democratica e antifascista per la persona, il lavoro e la socialità, raccogliendo un’adesione ampia di movimenti, associazioni, sindacati, forze politiche, ed in primo luogo di associazioni partigiane. Il respiro di tale proposta infatti richiede innanzitutto il concorso di tutte le associazioni nate dalla comune esperienza della Resistenza.
E’ sicuramente fondamentale inoltre rafforzare l’organizzazione, guardando anche con spirito di rinnovamento alle regole interne. Molto importante è il continuo lavoro di formazione interna che deve essere rafforzato e rivolto a tutte e tutti le/gli iscritte/i e in particolar modo a nuovi giovani iscritte e iscritti, che in parte occupano già ruoli dirigenti.
Gli uomini che hanno fatto la Resistenza sono stati la prima generazione a scoprire che la credenza secolare della fragilità femminile, della subalternità “naturale”, dell’obbedienza al maschile, altro non era che un mito coltivato nei secoli. Le ebbero materialmente vicine – e protagoniste – nei momenti più bui della storia di questo Paese. Mentre, infatti, gli uomini nascevano al mondo trovandolo predisposto ad accoglierli naturalmente ovunque, e soprattutto nei luoghi del comando, le donne hanno dovuto reagire e per decenni, scalando montagne, sono diventate fisiche, magistrate, ingegnere, astronaute.
L’ANPI oggi deve considerare indispensabile una seria riflessione e una decisa capacità di reagire alla violenza maschile quale che sia la forma in cui si esprime. Ed è urgente una risposta istituzionale, politica, culturale e sociale per difendere la parità di genere, i diritti, la dignità, la vita di tutte e di tutti. È il grande tema della libertà e ell’uguaglianza, cioè l’anima stessa della Costituzione. È una questione di civiltà.
Ora qualche breve riflessione sulla nostra sezione.
La costante crescita del numero di iscritte e iscritti della nostra sezione, grazie all’impegno politico e culturale sul territorio, è sicuramente un dato oggettivo e un doveroso ringraziamento va rivolto al lavoro delle compagne e dei compagni che singolarmente o durante il corso delle iniziative si sono impegnati volontariamente per cercare di avvicinare le persone ad iscriversi alla nostra Associazione. Questo permette alla sezione di avere un entrata economica che va esclusivamente a sostegno dell’attività associativa, perché ricordo che il nostro lavoro è totalmente volontario. Anche in questi due anni di pandemia e di sostanziale quasi azzeramento delle iniziative, siamo riusciti ad incrementare le iscrizioni, grazie sicuramente al conto corrente postale su cui versare le quote e al sistema di invio delle tessere per posta. Nei periodi di lock down questo sistema ha garantito che il tesseramento potesse continuare.
La sezione ha all’attivo molte tessere e significativo è il fatto che abbiamo nuovi iscritti ogni anno: questo è un dato positivo, anche se occorre riconoscere che persiste ancora qualche difficoltà, sia nella stabilizzazione, sia nella trasformazione degli iscritti in militanti. Certo, sappiamo che non è facile mobilitare la persone in questo momento storico. Su questo aspetto, che purtroppo non è relegato solo alla nostra realtà, occorre che l’Associazione e il nuovo gruppo dirigente che uscirà da questo congresso faccia una seria analisi. Sono convinto che ciascuno di noi, a partire appunto da chi occupa ruoli dirigenti, debba impegnarsi in prima persona per promuovere non solo l’adesione, ma soprattutto la partecipazione attiva. Questo servirà a lungo termine anche per un graduale e necessario ricambio nei ruoli dirigenti della Sezione.
Il nuovo Comitato di sezione avrà davanti molte sfide: una su tutte sarà la capacità di saper sviluppare un maggiore posizionamento politico e migliore visibilità sulla città di Como e sul suo tessuto sociale. Certo abbiamo prodotto un grande lavoro negli anni precedenti la pandemia; è però evidente che l’organizzazione delle iniziative si è col tempo andata ad appoggiare solamente su poche compagne e compagni e, come conseguenza, è andata scemando negli anni la spinta propulsiva del gruppo dirigente: le iniziative si sono fatte, ma se ne potevano fare di più.
Como è la città capoluogo e qui si concentrano un considerevole numero di iniziative politiche e culturali a cui dobbiamo essere nuovamente partecipi con efficacia e altre dove dobbiamo essere noi il motore principale. Alle forme di solidarietà con i migranti e al movimento antirazzista, la sezione dovrà riuscire a porre maggiore attenzione e soprattutto presenza attiva. Pur avendo bene presente i nostri limiti, ritengo sia opportuno cercare di rivitalizzare i canali di collaborazione della sezione con le altre realtà antifasciste cittadine, soprattutto con le iniziative legate al calendario civile, ma non solo.
Andranno quindi potenziate, compatibilmente con le nostre forze, l’impegno sul territorio per quanto riguarda l’azione di controinformazione sui temi dell’antifascismo, della Costituzione, del revisionismo strisciante -vedi le foibe, il colonialismo e la pacificazione nazionale-. L’azione va rivolta anche e soprattutto verso scuole, laddove riusciamo a bucare il muro di indifferenza di dirigenti scolastici e ahimè spesso anche dei docenti. A tal proposito credo sia fondamentale la cooperazione con l’Istituto di storia contemporanea Pier Amato Perretta, per ripetere l’’attività formativa svolta anche con il gruppo musicale 7grani alla scuola media di Villa Guardia e che si terrà nuovamente a marzo 2022 alla scuola media di Grandate.
Importante sarà anche riprendere il lavoro di approfondimento e ricerca storica su figure a noi care come Perugino Perugini e Renzo Pigni, per arrivare se possibile ad una pubblicazione biografica in loro memoria.
In questi anni abbiamo cercato mantenere aggiornati i canali social e internet, ma anche qui si può migliorare, magari mettendo insieme un piccolo gruppo di lavoro.
In conclusione, mi auguro quindi che con l’ingresso nel Comitato di sezione di nuove e qualificate forze, si possa dare nuovo slancio all’attività della sezione.
Vorrei concludere con le parole del nostro Presidente emerito dell’Associazione Carlo Smuraglia: “Il futuro è in gran parte nelle nostre mani. Se diciamo che non ci sono alternative e ci arrendiamo, non ci sarà avvenire. Non è il mondo che ci aspettavamo ma continuiamo a combattere perché diventi il mondo che avevamo sognato; e sono convinto che se ci impegniamo seriamente, e con fermezza, tutto è possibile.”
Grazie a tutte e tutti e auguro un sereno e costruttivo dibattito.
Viva l’Anpi» [Nicola Tirapelle, Anpi Como]

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: