16 dicembre/ Riempire le piazze per la giustizia sociale

Il prossimo sciopero generale del 16 dicembre ha suscitato molte reazioni, anche scomposte, anche lontane dal merito delle questioni sul tappeto, che sono sociali ed economiche, e quindi naturalmente politiche. Abbiamo chiesto a Matteo Mandressi, della segreteria della Camera del Lavoro territoriale di Como, un breve contributo per riportare l’attenzione sugli elementi essenziali al centro della mobilitazione di lavoratrici e lavoratori.

«Giovedì 16 dicembre Cgil e Uil tornano a riempire le piazza, grazie alla giornata di sciopero generale indetta contro le politiche sociali ed economiche del governo Draghi.

Sono passati sette anni dall’ultimo sciopero generale. Era il 12 dicembre 2014 e le stesse organizzazioni, Cgil e Uil, indissero una giornata di lotta contro una delle leggi più retrive e reazionarie dell’epoca moderna: il jobs act del governo Renzi. Anche allora, come oggi, la Cisl di Annamaria Furlan si sfilò ritagliandosi un ruolo di “responsabilità e coesione sociale”. Termini che ricorrono, evocati fuori dal loro contesto semantico.

Ed è con una semplice torsione lessicale che gli stessi argomenti devono essere manifesto della mobilitazione del 16 dicembre. “Insieme per la giustizia” è il titolo scelto per la piattaforma rivendicativa. Ed in essa campeggiano a pieno titolo la “responsabilità”, quella di rappresentare la classe operaia in lotta, e la “coesione sociale”, per riunire in un’unica comunità chi vive l’esclusione e l’emarginazione di una condizione economica insufficiente e la privazione dei diritti di cittadinanza.

E contro uno sciopero necessario, forse addirittura tardivo, si leva un fuoco di fila di critiche senza precedenti. La Cisl conferma una tradizione concertativa, aspirando al ruolo di alleato sociale del governo. Ci ha provato spesso, basti ricordare l’appoggio al Patto per l’Italia di Berlusconi nel 2002. Agli attacchi scontati di Confindustria e dell’intera area di centrodestra, si allineano, con qualche isolata eccezione, i partiti del centrosinistra di governo. Decretando in questo caso, se ce ne fosse ancora bisogno, una distanza non più colmabile con la classe che, alle origini dell’Italia repubblicana, fu di riferimento.

Le ragioni dello sciopero sono profonde, radicate e figlie di un percorso di mobilitazione di ampio raggio. Non si riducono ai limiti evidenti dell’iniqua manovra finanziaria, che esclude completamente i redditi medio bassi e ci fa ripiombare nell’incubo della legge Fornero. Parlano per Cgil e Uil le piattaforme (unitarie) su previdenza, fisco e ammortizzatori sociali. Rivendicazioni di riforme strutturali e di lungo periodo. In un paese dove la diseguaglianza diviene metro di misura tra i pochi che hanno molto e i molti che non hanno nulla, bene ha fatto Maurizio Landini a parlare di uno sciopero politico e sociale. Perché uno sciopero generale è sempre politico, e si pone l’obiettivo di ribaltare i rapporti di forza, o almeno tende a farlo. E le mobilitazioni in campo sono ormai quotidiane: dallo sciopero della scuola del 10 dicembre alle manifestazioni di piazza di due settimane fa.

Non si può chiudere una riflessione sullo sciopero, in questi giorni, non ricordando l’anniversario della strage di piazza Fontana; anche in questo caso devono suonare da monito le incredibili parole del progressista sindaco Sala, pronunciate dal palco istituzionale in occasione della cerimonia di commemorazione. “Uno sciopero sbagliato” ha vaticinato il primo cittadino milanese, segnando un confine insuperabile tra la città dei manager e dei salotti e il cuore, pulsante e sofferente, della metropoli.» [Matteo Mandressi, segreteria Cgil Como]

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