Scuola di vita” [Proedi editore 2021, 14,90 euro] è un libro autobiografico scritto da Thierno Gaye, dal 1998 in Italia, e da molti anni residente in provincia di Como. La sera del 13 dicembre è stato presentato e raccontato all’Oratorio di Rebbio.

L’incontro – organizzato dalla Scuola di italiano di Rebbio, dalla Rete scuole italiano per stranieri di Como, dalla Scuola popolare di cittadinanza di Rebbio, dalla Parrocchia di Rebbio e da Como senza frontiere – è stato un momento di condivisione e di scambio di esperienze animato da Thierno Gaye e arrichito dalle letture di pagine del libro di Fatima Diol Gaye e di Mbaye Diongue coordinati da Annamaria Francescato (portavoce di Como senza frontiere). Significativa è stata anche la partecipazione del pubblico composto da coloro hanno vissuto o stanno vivendo esperienze simili, sia dal punto di vista delle persone migranti che di quelle native.

L’autore, nato nel nord del Senegal, ha dovuto interrompere i suoi studi al termine del liceo, per prestare servizio militare durante la guerra con la Mauritania. Nel corso della serata ha sottolineato più volte l’importanza dello studio e dell’istruzione «Dovevo assolutamente frequentare il corso di italiano – dice – era l’unica chiave per essere protagonista della mia vita. Avevo capito che era essenziale imparare la lingua del paese dove ho scelto di vivere. Mi sono iscritto al corso di italiano, di giorno andavo a vendere, di sera andavo al corso, mentre i miei amici che vendevano fino a tarda notte, mi prendevano in giro. Dicevano che non avevo voglia di lavorare e che andare al corso era tempo buttato, non potevano capire che esistono altre alternative.» Importanza dell’istruzione sia per i migranti, perché è il modo migliore che hanno per potersi integrare nella società in cui vivono e per potersi garantire un futuro dignitoso, sia per i nativi che colticano l’elasticità mentale, senza diffidenza e pregiudizi verso lo straniero, verso il diverso, verso il nero.

Oltre al lavoro in metalmeccanica, si dedica intensamente al volontariato, alla politica sociale e alla sensibilizzazione dei giovani sui problemi legati alla convivenza. Alla domanda di Annamaria sul perché ha scelto di impegnarsi nel volontariato Thierno ha raccontato di essere stato molto attivo nel sociale impegnandosi in varie organizzazioni, costituendone alcune per la lotta contro il razzismo e altre con i giovani…tutte esperienze che chiaramente ritiene essere di grandissima importanza. «Tutti rinunciano a qualcosa nella loro vita quotidiana per aiutare gli altri, un modo meraviglioso per dare dignità e sorriso a tanti bisognosi – afferma – il mio impegno nel sociale mi ha dato tanto, mi ha arricchito, insegnandomi a dare il giusto valore alle cose, a volte basta poco per fare del bene e cambiare vita alle persone. Condividere il nostro tempo con gli altri ultimamente sembra sia ancor più necessario – aggiunge – cresce l’imbarbarimento della società, cresce la decadenza dei valori umani, aumenta la violenza fisica e verbale verso il diverso, un linguaggio carico di odio e di parole crude, usate per offendere e lasciare ferite profonde…Viviamo in un mondo impazzito, dove ciò che conta è il profitto, senza valori e dunque dobbiamo ora più che mai operare delle scelte oculate per limitare i rischi che incombono su tutti».

Purtroppo, come sostiene giustamente Thierno, il contesto attuale fa sperare ben poco: le guerre, la povertà e l’ingiustizia compromettono l’equilibrio e la stabilità mondiale, anche nei paesi sviluppati dove crescono la precarietà e la disuguaglianza sociale. Con l’attuale crisi pandemica e la conseguente carenza di lavoro la povertà sta bussando alla porta di tante famiglie, cresce il malcontento e la tensione sociale aumenta, perché senza lavoro non c’è dignità.  

In risposta ad una domanda proveniente dal pubblico sul motivo per il quale le persone emigrano Thierno ha spiegato che le potenze mondiali, con la loro arroganza, dettano regole pensando d’esportare la democrazia; invece, sfruttano le ricchezze dei paesi sotto il loro dominio, distruggono l’ambiente, costringendo interi popoli all’emigrazione. Ma quando la gente scappa dalla miseria, allora chiudono i confini, facendo propaganda negativa sulla pelle dei disgraziati: gli immigrati che vivono per strada sono potenziali delinquenti e criminali, salvo quando sono badanti o babysitter per curare genitori e figli, allora improvvisamente diventano bravi. Così avviene anche quando gli immigrati fanno mestieri più duri, quelli che nessuno vuole accollarsi.

Come cittadini dobbiamo impegnarci e fare un lavoro di cultura, per dare dei valori all’umanità. Cercare di scuotere la gente nella presa di coscienza su certe tematiche che ci possono rendere più umani e protagonisti del mondo che vogliamo, bisogna promuovere valori di pace e fratellanza ricordandosi che “la terra è di tutti e nessuno è straniero”, ma anzi come hanno ribadito più volte Thierno e Mbaye bisognerebbe sentirsi cittadini del mondo affrontando i problemi giorno per giorno e sentendosi attori per costruire un mondo migliore, mettendo al centro l’umanità e il bene comune, denunciando l’egoismo delle persone che quando stanno bene dimenticano che un giorno le cose si potrebbero ribaltare. Bisognerebbe riflettere e imparare a comprendere realtà a noi ignote, guardando con occhi nuovi a persone che provengono da paesi lontani, molte volte sottovalutate e denigrate, senza saper nulla delle loro storie. [Somia El Hariry, ecoinformazioni]

[Foto di Fabio Cani, ecoinformazioni]

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