Ucraina/ Opporsi alla guerra

Il 15 febbraio, Arci Lombardia ha organizzato l’incontro online Ucraina, capire per contrastare la guerra. Fulvio Scaglione (giornalista, già vicedirettore di Famiglia Cristiana, corrispondente da Mosca e dalle Repubbliche ex sovietiche) ha dialogato con Celeste Grossi, coordinatrice gruppo Pace, disarmo, Diritti umani di Arci Lombardia e Maso Notarianni, presidenza Arci Lombardia, presidente Arci Milano.

«C’è grande preoccupazione, speriamo che questa guerra fredda non si trasformi in guerra calda, anche perché le potenze che sono in campo sono anche potenze nucleari. È un rischio che ci inquieta, tanto più che non solo l’Italia ma anche Stati Uniti e Russia non hanno ratificato il trattato sulle proibizioni delle armi nucleari che è entrato in vigore a gennaio del 2021.» Celeste Grossi durante la conferenza ha introdotto l’argomento ricordando i valori di pace alla base della nostra Costituzione e che dovrebbero essere il principio delle democrazie e dell’Europa. Da lei, sono state citate associazioni come Rete pace e disarmo che si spingono a chiedere all’Italia e all’Europa iniziative di neutralità attiva per ridurre le tensioni, per favorire accordi politici nel rispetto della sicurezza e dei diritti di tutte le popolazioni coinvolte, escludendo l’indisponibilità a sostenere avventure militari.

Parliamo di un Ue che non riesce a esprimere qualsiasi linea politica, che non riesce a tenere insieme la fedeltà alle alleanze, in questo caso la Nato, e la difesa degli interessi e della sicurezza di una comunità di 450 milioni di persone. «Una voce dell’Europa che non si sente: – ha ribadito più volte Fulvio Scaglione – la presidentessa della Commissione europea Von der Leyen assente, la nuova presidentessa del Parlamento Europeo Metsola, ugualmente assente, e di nuovo assente l’Alto Commissario per la politica estera e di difesa Borrell. Putin (dichiaratamente) e Biden (di fatto) non parlano con l’Europa ma con i leader dei singoli stati: con Scholz, Macron, Draghi e così via. Questo sarebbe proprio il momento dell’Europa, per non farsi fare una guerra in casa e per affermare quei valori di pace e dialogo tra le nazioni che sono alla base della sua esistenza.»

Questa tensione, già distruttiva, darà luogo a una guerra aperta?

La situazione di oggi è il momento più grave degli ultimi trent’anni di storia del paese, intrappolato tra oriente e occidente, in bilico tra le influenze di Mosca e degli Stati Uniti con i suoi alleati europei. Tra conflitti, due grandi movimenti di protesta e elezioni che hanno vinto, l’Ucraina è riuscita ogni volta a uscirne indipendente e democratica, ora sta affrontando la sua prova più grande. Una guerra, oggi, fatta anche in nome di un numero grande di russi che non la vogliono, porterebbe a una crisi migratoria interna e a migliaia di rifugiati alle porte dell’Europa.

«La crisi attuale – spiega Scaglione – è l’ultimo capitolo forse più grave di una contesa che c’è da anni non propriamente tra Russia e Ucraina ma tra Stati Uniti e Russia, i primi vogliono tenere supremazia mondiale e la Russia gliela contesta; conflitto che si svolge ovunque sia possibile, sempre a casa di altri e in questo caso tocca all’Ucraina che si trova schiacciata tra due potenze che si guardano storto. Putin è consapevole che la Russia non ha la potenza per opporsi, per confrontarsi testa a testa con gli Stati Uniti né economicamente né tecnologicamente né militarmente. Però come abbiamo visto in Siria, in Libia, in Africa ha la potenza sufficiente per mandare a monte un po’ di piani americani, ed è quello che la Russia sta cercando di fare.»

Fulvio Scaglione sostiene che la Russia non è così avventata da poter occupare un paese grande due volte l’Italia. Ma altri scenari, meno disastrosi ma non meno dannosi, sono possibili. Per esempio, la ripetizione in altro terreno del colpo di mano del 2014, quando la Russia si riprese la Crimea e le Repubbliche filorusse presero il controllo del Donbass, un colpo che spaccherebbe in due l’Ucraina.

Alla domanda di Maso Notarianni sul fatto se questo “un po’ eccessivo allarme” serva poi a gestire situazioni interne barcollanti, Scaglione ha spiegato che entrambi i leader sono in un momento di grande spolvero e che chiaramente c’è uno sfruttamento a uso interno di problemi internazionali, che sono concreti anche se di lungo periodo. «Per quanto riguarda l’allarmismo – chiarisce – il primo articolo che annunciava una probabile invasione russa dell’Ucraina è uscito il 30 ottobre sul Washington post, non credevo a una vera e propria invasione perché la Russia da ciò avrebbe avuto solo danni: l’Ucraina è un paese enorme, difficile da controllare, con 45 milioni di abitanti e gran parte di questi fortemente nazionalisti, spesso in una maniera che inclina verso il neonazismo. L’allarme però continua, principalmente nel mondo anglosassone, Stati Uniti e Gran Bretagna. Tutto questo non è casuale penso sia una strategia precisa e vincente.»

Il giornalista puntualizza dunque sia saltata un’immagine della Russia diversa dalla realtà, per certi versi anche ingiusta: questo è dovuto all’interpretazione mediatica, pareri nei quali viene descritta la Russia senza conoscerla veramente, idee che la propaganda occidentale amplifica e dunque vi è sempre scarsa informazione attendibile. [Somia El Hariry, ecoinformazioni]

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: