Ucraina

Le sfumature della Liberazione a Milano

Dal corteo per il 25 aprile più grande del nord-Italia, quello che si è svolto nel pomeriggio di lunedì da porta Venezia fino al Duomo, a Milano, arrivano due conferme: sempre più persone riconoscono l’importanza della pratica di piazza, ma al contempo stiamo vivendo il fenomeno geopolitico più divisivo dalla caduta del Muro. Oltre settantamila persone, dicono gli organizzatori, ma la manifestazione ha trovato unità praticamente solo sul piano antifascista; il resto, l’attualità, è tutta da discutere.

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Solidarietà e accoglienza/ Da Rebbio, ancora

Riportiamo l’appello di don Giusto Della Valle: «Continua la disponibilità di tanti autisti dei nostri paesi a portare aiuti ai profughi dell’Ukraina in Polonia e verso la Bielorussia. Quattro pullmini partiranno verso la Polonia ancora e forse la Moldavia venerdì 25 marzo in mattinata. All’Oratorio di Rebbio mercoledi 23 e giovedì 24 durante tutta la giornata raccoglieremo farmaci e materiale per l’igiene e fondi per finanziare il viaggio e la prima accoglienza. A nome di tante persone ti saluto». [Giusto Della Valle]

Diretta /Auser / Lo spiegone / Ukraine calling

Il ciclo di conferenze di geopolitica promosso da Auser Cultura e Lo Spiegone dedica una puntata speciale allo scenario di guerra che stiamo vivendo nel cuore dell’Europa. Giovedì 18 marzo alle 18,30 si parlerà di #Ucraina oltre l’informazione superficiale e gli schieramenti precostituiti.

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Rebbio: il mantello di San Martino per i profughi dall’Ucraina

Sabato (12 marzo 2022), nel primo pomeriggio, è giunto alla parrocchia di San Martino a Rebbio un gruppo di profughi ucraini, soprattutto donne e bambini. Stupivano per la loro dignità e compostezza, dopo un lungo viaggio e tutto il loro mondo chiuso in una valigia; dal loro sguardo si coglieva la gratitudine del sentirsi accolti, in un luogo che da anni si è costruito nello spirito dell’accoglienza per chiunque, per le vicende del mondo o per sue vicissitudini, si trova in difficoltà. Di fronte all’orrore della guerra e all’empatia per chi ne è vittima si è mossa in tempi rapidi e in forma concreta un’iniziativa, a cui altre faranno seguito a breve.

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L’appello delle femministe russe contro la guerra

Il 24 febbraio, intorno alle 5:30 ora di Mosca, il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato un’«operazione speciale» sul territorio dell’Ucraina per «denazificare» e «smilitarizzare» questo stato sovrano. L’operazione era in preparazione da tempo. Per diversi mesi le truppe russe si sono spostate fino al confine con l’Ucraina. Nel frattempo, la dirigenza del nostro paese negava ogni possibilità di attacco militare. Ora sappiamo che si trattava di una menzogna.

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Né con Putin né con la Nato!

Domenica 6 marzo 2022 si è svolto un importante presidio pacifista ai cancelli della base Nato di Ghedi (Bs).

Secondo l’attendibile opinione di quanti negli anni hanno partecipato con costanza alla mobilitazione contro la presenza in Lombardia della principale base d’attacco italiana, la manifestazione, pur non essendo stata la più partecipata in assoluto, è stata ottima tanto per la presenza di numerosissime persone e realtà, quanto per la qualità degli interventi che si sono succeduti nel corso del pomeriggio fino al tramonto. Un arcipelago di organizzazioni pacifiste, partiti politici di sinistra, sindacati di base, reti e collettivi ha risposto alla chiamata del Comitato contro la guerra di Brescia, spinto dalla necessità di opporsi alla guerra in Ucraina e a tutte le guerre, ma senza prestarsi alla strategia criminale di chi in questi giorni strumentalizza il desiderio di Pace espresso da centinaia di piazze del mondo per rilanciare l’interventismo militare.

L’intervento di Marco Tamborini (Abbasso la guerra)

Si è rivendicata una radicale scelta pacifista, nel solco della tradizione antimilitarista e internazionalista, e un rifiuto netto a farsi arruolare in uno scontro tra imperialismi che, al solito, vede oppresse e sconfitte solo le classi sociali più deboli. Respinte al mittente le accuse di subalternità a Putin e quelle di pavidità, una rielaborazione scadente di quell’armamentario ideologico che ha cercato di screditare le posizioni pacifiste fin dai tempi D’Annunzio. Senza dubbio è da esecrare l’attacco dell’autocrate Putin contro la popolazione ucraina. Ma la Russia non è l’impero del male che minaccia il magico regno delle fate: il governo ucraino, l’Unione europea, le bande neonaziste attive nel Donbass e soprattutto la NATO e gli Stati Uniti hanno grossissime responsabilità nella deflagrazione di un conflitto che viene in questi giorni scientificamente esasperato, e rischia di assumere in grande stile il profilo della guerra totale su scala globale, con il paradossale sostegno di segmenti del pacifismo.

Pacifismo è condannare senza esitazioni l’invio di armi all’Ucraina, clamorosa deroga alla legge 185 del 90, nella consapevolezza che ciò non gioverà alcun modo alle popolazioni aggredite, ma contribuirà solamente ad alzare il livello dello scontro, giustificando l’uso di armi pesanti anche nei centri abitati e minando la stabilità della regione per i decenni a venire. Quanto sono ipocriti il Governo italiano e le forze politiche che spargono a piene mani solidarietà all’Ucraina dopo aver lucrato per decenni sulla fornitura di armi alla Russia, in alcuni casi addirittura dopo aver presentato Vladimir Putin come il nuovo messia! A riprova della solida condivisione delle ragioni della mobilitazione, le pur minoritarie voci intervenute per invocare l’invio di armi alla «gloriosa resistenza ucraina» e ai «nuovi partigiani» sono state sonoramente fischiate.

L’intervento di Giorgio Cremaschi (Potere al popolo!)

Pacifismo è anche opporsi strenuamente al possesso e all’uso di arsenali nucleari, che in questi grevi giorni sono stati posti in stato di allerta. Non siamo nella condizione di tacere, o di dire a mezza voce, che un’alleanza militare un tempo formalmente difensiva e oggi potenzialmente offensiva detiene sul nostro territorio e nel mondo abbastanza ordigni per cancellare la vita sulla Terra. Un delirio inaccettabile, ma purtroppo sempre più realistico. Nel gridare «Fuori l’Italia dalla Nato! Fuori la Nato dall’Italia!» si ha la percezione di riuscire finalmente ad esprimere con chiarezza una posizione che altre piazze tendono a soffocare: forse non sposta gli equilibri di questo mondo che stritola le nostre speranze, ma certamente fa un gran bene allo spirito. [Abramo Francescato, ecoinformazioni]

Appello della guida spirituale dei musulmani di Russia

Pressenza il network internazionale di cui ecoinformazioni è parte è impegnato nella diffusione delle voci della Pace ovunque. Riportiamo la dichiarazione di alcuni giorni fa della guida spirituale dei musulmani di Russia, Sua Eminenza il Gran Mufti Sheikh Rawi Ain Al-Din, che ha lanciato un appello in cui invitava tutte le persone di buona volontà a pregare e pregare per la pace in Ucraina.Non spargete la corruzione sulla terra, dopo che è stata resa prospera. […].Versetto 56-Sura VII, Al-A’ raf.

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Luciana Castellina/ No elmetto/ L’Arci per una carovana della Pace in Ucraina

L’intervento di Luciana Castellina, presidente onoraria dell’ Arci, dal palco di piazza San Giovanni a Roma il 5 marzo. «Sono molto felice di rivedere in piazza, dopo parecchi anni, il nostro movimento della pace – nostro di noi vecchi degli anni ’80, quando c’era la Guerra Fredda e l’Europa era coperta di missili; in piazza poi di nuovo sempre, contro la prima guerra dell’Iraq e contro la seconda guerra dell’Iraq, quando fummo talmente mobilitati che Newsweek, settimanale americano, ci dedicò una copertina per dire che con noi era nata la terza potenza mondiale; e poi ancora siamo stati presenti durante la terribile vicenda della Jugoslavia.

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Israele contro l’occupazione russa. E la Palestina?

Due pesi e due misure. Da una settimana nel mondo, e quindi anche in Palestina, echeggiano come non mai parole come diritto internazionale, diritto all’autodeterminazione dei popoli, diritti umani, sanzioni, Onu eccetera. Ovviamente il tutto è riferito all’Ucraina.

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