Ucraina

Fotonotizia/ 35 anni di indipendenza ucraina

In occasione della festa nazionale ucraina (che ricorda l’indipendenza dall’Unione Sovietica proclamata il 24 agosto 1991) si è svolta a Como in piazza San Fedele, domenica 23 agosto, una manifestazione della comunità ucraina. Al centro degli interventi ovviamente la tragica realtà della guerra e l’irrinunciabile esigenza di pace. Che il raggiungimento di un’autentica pace (e non solo di una momentanea tregua delle armi) non sia facile, lo hanno ricordato sia uno dei volontari che da molti mesi ormai fa la spola tra il Comasco e l’Ucraina per portare concreti aiuti umanitari, sia il sacerdote della comunità ortodossa, don Mykola Shcherbak, che si è esplicitamente appellato all’intervento «di Dio» perché «gli uomini possono cominciare le guerre, ma non sono capaci di terminarle». [FC, ecoinformazioni]

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Donne globali per la pace unite contro la Nato

La rete si oppone fermamente all’uso di bombe a grappolo e armi che contengono uranio impoverito e condanna i paesi, come  Stati Uniti e Regno Unito, che le stanno inviando in Ucraina. Per sottoscrivere http://womenagainstnato.org/declaration/  

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Per la pace globale a un anno dall’Ucraina

Circa 150 persone si sono riunite in piazza Grimoldi a Como il 25 febbraio, un anno e un giorno dopo l’inizio della guerra russo-ucraina, per dare voce al pacifismo, alla richiesta di trattative per il cessate il fuoco e all’opposizione a quello ma anche a tutti gli altri conflitti che imperversano nel mondo.

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Arci/ Negoziato unica via

Il mondo è nelle mani di folli. Il bollettino degli scienziati atomici segnala che il Doomsday Clock, l’orologio che scandisce il tempo che l’umanità ha davanti a sé per evitare una catastrofe dovuta alle armi nucleari o ai cambiamenti climatici, è a soli 90 secondi dalla mezzanotte, ossia dalla catastrofe: siamo vicini all’Apocalisse.

Il mondo è nelle mani di folli. Dopo un anno di massacri e distruzioni, bombardamenti incessanti e devastazioni, assistiamo in questi giorni a scelte concrete che determinano un ulteriore passo verso l’escalation militare.

Il mondo è nelle mani di folli. Invece di fermare la guerra, chiedendo la cessazione immediata delle ostilità attraverso tutti i mezzi possibili della diplomazia, si inviano aiuti militari all’Ucraina con il rischio che Putin, sulla cui moderazione non possiamo contare, determini una guerra totale.

Siamo a rischio nucleare, dobbiamo averne coscienza: siamo in pericolo e dobbiamo mobilitarci per poter riaprire la strada per un processo di pacificazione stabile e duraturo.

L’invasione russa in Ucraina iniziò il 24 febbraio 2022. “Europe for peace” invita a promuovere mobilitazioni nelle città italiane ed europee a un anno dall’invasione dell’Ucraina per chiedere il cessate il fuoco, il dialogo e i negoziati di pace per costruire un’Europa sicura e pacifica per tutti. L’Arci aderisce, promuove e partecipa alla mobilitazione diffusa promossa da “Europe for peace”: nell’ambito di questa mobilitazione ci sarà anche a Roma una iniziativa internazionale sul ventennale del 15 febbraio 2003, la più grande manifestazione per la pace della storia umana.

Il negoziato è l’unica via per riuscire a ristabilire la legalità internazionale, la sovranità e i diritti del popolo ucraino. Vogliamo un mondo di pace, senza armi nucleari, che pratica democrazia e diritti e che fondi le sue relazioni internazionali sulla sicurezza comune e condivisa, sul disarmo, sulla risoluzione non-violenta dei conflitti. [Arci nazionale]

Le sfumature della Liberazione a Milano

Dal corteo per il 25 aprile più grande del nord-Italia, quello che si è svolto nel pomeriggio di lunedì da porta Venezia fino al Duomo, a Milano, arrivano due conferme: sempre più persone riconoscono l’importanza della pratica di piazza, ma al contempo stiamo vivendo il fenomeno geopolitico più divisivo dalla caduta del Muro. Oltre settantamila persone, dicono gli organizzatori, ma la manifestazione ha trovato unità praticamente solo sul piano antifascista; il resto, l’attualità, è tutta da discutere.

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Solidarietà e accoglienza/ Da Rebbio, ancora

Riportiamo l’appello di don Giusto Della Valle: «Continua la disponibilità di tanti autisti dei nostri paesi a portare aiuti ai profughi dell’Ukraina in Polonia e verso la Bielorussia. Quattro pullmini partiranno verso la Polonia ancora e forse la Moldavia venerdì 25 marzo in mattinata. All’Oratorio di Rebbio mercoledi 23 e giovedì 24 durante tutta la giornata raccoglieremo farmaci e materiale per l’igiene e fondi per finanziare il viaggio e la prima accoglienza. A nome di tante persone ti saluto». [Giusto Della Valle]

Diretta /Auser / Lo spiegone / Ukraine calling

Il ciclo di conferenze di geopolitica promosso da Auser Cultura e Lo Spiegone dedica una puntata speciale allo scenario di guerra che stiamo vivendo nel cuore dell’Europa. Giovedì 18 marzo alle 18,30 si parlerà di #Ucraina oltre l’informazione superficiale e gli schieramenti precostituiti.

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Rebbio: il mantello di San Martino per i profughi dall’Ucraina

Sabato (12 marzo 2022), nel primo pomeriggio, è giunto alla parrocchia di San Martino a Rebbio un gruppo di profughi ucraini, soprattutto donne e bambini. Stupivano per la loro dignità e compostezza, dopo un lungo viaggio e tutto il loro mondo chiuso in una valigia; dal loro sguardo si coglieva la gratitudine del sentirsi accolti, in un luogo che da anni si è costruito nello spirito dell’accoglienza per chiunque, per le vicende del mondo o per sue vicissitudini, si trova in difficoltà. Di fronte all’orrore della guerra e all’empatia per chi ne è vittima si è mossa in tempi rapidi e in forma concreta un’iniziativa, a cui altre faranno seguito a breve.

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L’appello delle femministe russe contro la guerra

Il 24 febbraio, intorno alle 5:30 ora di Mosca, il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato un’«operazione speciale» sul territorio dell’Ucraina per «denazificare» e «smilitarizzare» questo stato sovrano. L’operazione era in preparazione da tempo. Per diversi mesi le truppe russe si sono spostate fino al confine con l’Ucraina. Nel frattempo, la dirigenza del nostro paese negava ogni possibilità di attacco militare. Ora sappiamo che si trattava di una menzogna.

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