Da Monza inizia il mese dei pride

Inizia l’Onda pride e Monza è stata, con Pavia e Cremona, una delle città che hanno aperto le danze delle manifestazioni per i diritti delle persone Lgbtqia+ e la libertà di espressione sessuale e di genere. Il Brianza pride si è tenuto, contemporaneamente agli altri due pride d’apertura del mese arcobaleno, nel pomeriggio di sabato 4 giugno.

Con il forte rallentamento pandemico, il Brianza pride ha potuto svolgersi in forma di corteo e questo ha favorito la partecipazione di almeno mille persone di tutte le età, comprese diverse famiglie, venute a manifestare per una società equa e aperta a tutte le soggettività.

Con in testa lo striscione del Brianza pride e subito dietro il carro musicale dello spezzone studentesco (presente anche Como Pride), i manifestanti hanno percorso le vie cittadine dalla stazione al parco cittadino, dove la dispersione era pressoché inevitabile.

Con il Ddl Zan sempre tra i temi caldi, la manifestazione ha però toccato soprattutto le discriminazioni cui le persone non conformi sono quotidianamente sottoposte. Invisibilizzazione, misconoscimento a scuola o nei luoghi di lavoro (le carriere alias iniziano solo ora ad essere approvate negli istituti lombardi) e soprattutto il costante pregiudizio proveniente dalle persone comuni così come dalle istituzioni. Certo, negli ultimi anni i progressi sul piano culturale sono innegabili, ma restano ancora troppi gli episodi di violenza psicologica e fisica cui, anche dai parenti più prossimi, le soggettività non cis-etero sono sottoposte.

Il mese del pride è iniziato insomma nei migliore dei modi e con gli auspici di lotta migliori. Ma un movimento politico di questa portata non può prescindere dalla realtà storica globale che attraversa: è dunque impossibile non pensare a quelle persone che non solo si vedono negati i diritti civili, ma persino i più basilari diritti umani. Il presente bellico con il suo complemento di morte e violenze indiscriminate non poteva essere dimenticato, seppur mitigato dalla gioia e dalla vitalità dei cortei. Sarà allora importante, anche nei prossimi pride, lottare perché la libertà sia effettivamente di tutti e tutte. Ciò significa, allora, sollevare una voce in nome di coloro che non ne hanno, ovunque ci siano diritti non concessi e soggettività negate, sia la negazione sul piano del riconoscimento o su quello della stessa vita. [Pietro Caresana, ecoinformazioni]

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