Bergamo pride: mille e una lotta

È stata Bergamo la città di cartello per la seconda settimana lombarda di Onda pride. Dal piazzale della stazione alla piazza di Porta nuova, migliaia di persone hanno sciamato tra musica e colori per le strade della città Bassa nel pomeriggio di sabato 11 giugno. Una manifestazione danzante e festosa, ma anche ricca di rivendicazioni.

Un’organizzazione veramente lodevole per la capacità di alternare momenti di musica a riflessioni programmatiche sulla lotta contro l’omoloesbobitransfobia ha permesso ad un corteo durato oltre due ore, sotto un sole cocente, di svolgersi nel pieno dell’entusiasmo e della rabbia transfemminista.
Fin dall’inizio, infatti, gli interventi hanno messo in luce come il pride sia sì un momento di visibilità ma soprattutto di lotta e rivendicazione che deve ambire, nelle parole del portavoce di Uds Bergamo, a portare un cambiamento sociale totale e che parta fin dalla formazione scolastica.

Visibilità, riconoscimento e contrasto alla violenza che le tante soggettività non conformi subiscono quotidianamente sono stati i temi trattati nel corso del corteo: hanno preso parola tra gli altri Black lives matter Bergamo per parlare della razzializzazione e il centro sociale locale Pacì Paciana per ricordare che la lotta alle discriminazioni parte dal quotidiano di ciascuno. È intervenuta anche Non una di meno, la cui portavoce ha fatto un discorso marcatamente transfemminista che ha messo in luce la questione del sex work e della libertà di disporre del proprio corpo come più si ritiene opportuno, senza dover subire per questo pregiudizi e stigmi. Apprezzatissimo, infine, è stato l’intervento di Rete Adriana, ispirata al partigianato che già fu femminista. La lotta per i diritti Lgbtqia+ non è solo delle soggettività direttamente interessate e sofferenti, ma di tutti coloro che si sentano in dovere di mettersi in gioco, di rendere sicuri gli spazi per tutti e tutte, pur godendo del privilegio della ciseterosessualità.

A sottolineare l’alto tasso di politicizzazione della manifestazione è stato il momento corale in cui, in un’improvvisa pausa della musica proveniente dal carro di testa, tutto il corteo ha cantato a cappella, pugno e bandiere arcobaleno alzati, Bella ciao, prima di sciogliersi in un fragoroso applauso e riprendere le danze a suon di cassa in quarti.

D’altronde, come sottolineato più volte dal palco finale, il motto di questo pride era “mille e una lotta”. Normale dunque che questa iniziativa sia stata colorata non solo dei colori Lgbtqia+, ma anche dal rosso partigiano, dal rosa femminista, dal nero della lotta antirazzista e dal verde ambientalista. Intersezionalità era la parola chiave, ed è stato grande merito del Bergamo pride quello di saperla diffondere in un clima al tempo stesso disteso e allegro ma al tempo stesso capace di alzare il proprio grido di rabbia contro le dinamiche patriarcali e capitaliste che rendono invivibile per troppe categorie di soggetti la nostra società.
Al termine del corteo, la festa/riflessione del pride è proseguita, con iniziative musicali, dibattiti, esibizioni e musica fino a tarda notte in vari locali bergamaschi.

[Pietro Caresana, ecoinformazioni]

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