Raffaella Bolini/ Ai giovani

Sono della generazione pacifista degli anni 80, cresciuta contro la guerra nucleare, per l’Europa unita e poi nei conflitti del Medio Oriente e dei Balcani. Una generazione che venti anni fa stava per promuovere la manifestazione più grande del mondo, 15 febbraio 2003, 110 milioni in piazza contro la guerra all’Iraq. Una generazione accudita da Tom Benetollo, don Tonino Bello, Ernesto Balducci, Luciana Castellina.

[L’intrevento di Raffaela Bollini, video Salvo Lipari]

E ai giovani, perchè ora è il vostro turno, mi permetto di dare qualche consiglio. Non fatevi intimorire da chi ogni volta vi schiera con l’autocrate di turno. Sono loro che i dittatori li usano, li armano, ci fanno gli affari. Non voi, loro. State sempre dalla parte delle vittime, sempre. La storia vi darà ragione – ci è sempre successo.

Non consentite che la guerra torni ad essere un valore, che ritorni il mito patriarcale del guerriero, e che torniamo all’era della clava.

Imparate invece a memoria il diritto internazionale, prodotto del lungo percorso degli umani per civilizzare il conflitto. Il diritto internazionale dà forza a chi non ha potere. E’ la forza dei deboli.

Per l’art 51 della Carta dell’Onu, i paesi invasi hanno diritto all’autodifesa. Per lo stesso articolo la comunità internazionale ha invece il dovere di ristabilire la pace, non di partecipare alla guerra, non di armarla.

Dobbiamo essere parte della soluzione, non del problema. Questa guerra va fermata ora, subito. Il cessate il fuoco deve essere imposto ora, subito. Solo il negoziato internazionale può ristabilire legalità e diritto. Giustizia non verrà da altri massacri, dalla crisi alimentare ed energetica, dal riarmo, dal rischio di guerra mondiale e nucleare.

Solo una soluzione politica può fare giustizia. E questo è il dovere e la responsabilità della politica. Questo, e solo questo.

E poi. Non dimenticate le lezioni della pandemia: io sono al sicuro solo se tutti sono al sicuro. La sicurezza è comune e interdipendente, ecologica, sociale, con gli altri, non contro gli altri.

E dunque non rassegnatevi a vivere in un Mediterraneo che, come l’Est, è ridotto a periferia, muro contro i migranti e confine armato. Siamo zone di contatto con altri popoli e culture. Siamo ponti. E’ una ricchezza, non una condanna.

Date forza una cultura politica nuova e un’alternativa di società, che al primo posto non abbia il profitto ma la cura, delle persone, del vivente, del pianeta. Le risorse ci sono, se si ferma la guerra globale e permanente dei ricchi contro i poveri e contro la natura.

E unitevi, stiamo uniti. Abbiamo di fronte grandi avversari, la nostra sola forza è l’unità. Solo cosi’ spostiamo le cose.

Ribellatevi, come fate, anche ballando, perché è giusto. In molti più che 50, alla faccia di ciò che pensa il governo. Ribellatevi, e organizzatevi. Ne va della vita. Della pace, del pane, del pianeta. Cessate il fuoco subito. Negoziato ora. [Raffaela Bollini, Arci, discorso dal palco in piazza San Giovanni a Roma il 5 novembre].[Foto Beaqtriz, Travieso Pérez, ecoinformazioni]

Clicca qui per guardare il reportage fotografico completo di Beatriz Travieso Pérez.

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