Video/ Intrecciat3 e in lotta

Intrecciat3 e in cammino insieme, affemando diversità e sorellanza tra le diverse organizzazioni che hanno dato vita all’insieme delle manifestazioni contro la violenza maschile sulle donne. Nella piazza San Fedele, storico scenario da anni delle presenze silenziose delle Donne in nero per mettere la guerra fuori dalla storia, nella sera del 25 novembre quasi 200 persone hanno partecipato alla manifestazione nella quale a un’animazione tetrale di Non una di meno, di Uds e Como pride sono seguiti gli interventi delle diverse organizzazioni aderenti. Già on line i video di tutti gli interventi.

[Foto Alle Bonicalzi]
[Playlist di tutti gli interventi]

Guarda l’album delle foto di Beatriz Travieso Pérez. Tra gli interventi anche quello di Sara Sostini, vero e proprio manifesto politico dell’associazione che riportiamo integralmente nel seguito e quello di Celeste Grossi delle Donne in nero.

«Siamo donne. Siamo anche figlie, compagne di strada e di vita dell’umanità, in alcuni casi sorelle, madri, mogli, amiche, colleghe.

Siamo. Semplicemente. Esistiamo. Più di mille sostantivi delimitanti.
Siamo sempre state, continuiamo ad essere e saremo ancora, nonostante una storia patriarcale tenacemente pronta a strapparci l’esistenza, fisica, giuridica, morale e culturale.

Oggi siamo qui in piazza San Fedele perché è il 25 novembre, ed è una giornata dedicata, in tutto il mondo, all’urgenza di sradicare quella stessa storia patriarcale, violenta e brutale, dalle vite di tutte e tutti: non è una festa, né una celebrazione, né una commemorazione, ma un momento di riflessione, denuncia e azioni decise in questa direzione.

Ce lo chiedono i dati spaventosi sui femminicidi, i numeri di chi si affida ai centri antiviolenza e trova rifugio nelle case delle donne, le statistiche sul lavoro e le disparità salariali, la disumanità dei conflitti bellici, le repressioni religiose, lo stato di salute – scarso – dei diritti umani, civili, politici e sociali nel mondo, l’insalubre cambiamento del clima politico (e non solo) del nostro paese.

Ce lo chiedono le donne che hanno illuminato il cammino della democrazia con le loro idee e le loro azioni, faro luminoso nelle notti più buie dell’umanità, lasciando la memoria storica della loro esistenza a guidare le generazioni future.

Ce lo chiedono le donne iraniane e afghane che hanno ridato speranza ad una rivoluzione sociale nei propri paesi, rifiutando di farsi schiacciare, e ne danno a noi per continuare a sostenerle; o le migranti, per mare e per terra, scappate fuori dall’inferno per affogare o rifrangersi sulle mura spietate della fortezza Europa; ce lo chiedono le donne soffocate dai conflitti da nord a sud, da est a ovest del mondo.

Ce lo chiede la presidente del Consiglio, che con toni miopi e politiche all’insegna della disuguaglianza rinforza quel soffitto di cristallo che preme sulle nostre teste, senza intaccarlo né infrangerlo.

La nostra risposta è stata Intrecciat3.

Ci siamo strette – noi donne, parti di realtà ed esperienze diverse – mettendoci in comune, creando una rete di esperienze e momenti di condivisione, che proprio dall’Iran fino alla nostra Resistenza e all’antifascismo, ieri sera, con Giovanna Marturano, ci ha mostrato una via “altra”, in cui ciascuna cammina con il proprio passo mettendo in comune la volontà di camminare su una strada comune, la tenacia nel voler rendere efficace ciascuno snodo, valorizzando la pluralità di visioni e corpi, includendo senza discriminazioni chiunque volesse condividere, con coscienza e spirito collaborativo, quelle tematiche che abbiamo messo sul nostro tavolo di lavoro.

Siamo donne in lotta – come parte di Intrecciat3, come Arci Como, che ha scelto da subito di volerne condividere la necessità e il lavoro – per l’eliminazione della violenza di un genere verso tutto il resto, e pratichiamo una lotta costruttiva a Como e ovunque sia possibile fatta di informazione, educazione e ri-educazione costante, vivaio culturale e attivismo transfemminista, rifiuto di politiche per cui si protegge a posteriori da violenze, molestie e soprusi senza che ci sia la volontà di scardinare il problema a monte, compatte e orgogliose nel lavorare per il cambiamento, rivoltando ogni strato della società finché non avremo portato alla luce quel terreno produttivo per un mondo democratico, paritario, non sessista e libero dalla violenza di genere e di qualsiasi tipo.

Il 25 novembre non è la fine, né l’inizio. È un passo, insieme a tanti altri, che facciamo insieme – annodate nei capelli, abbracciate negli ideali – verso quell’orizzonte comune». [Sara Sostini]

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