Se fate i bravi: un film per la memoria attiva di Genova 2001

Se fate i bravi è un film «inattuale», che però l’evoluzione della politica in questo Paese e in questi tempi «riporta attualissimo». Esordisce così Stefano Collizzolli, nella sua breve introduzione alla proiezione allo Spazio Gloria. Allude evidentemente alla violenza del potere, perché Se fate i bravi è un film su Genova 2001 (ma forse sarebbe meglio dire di Genova), che torna a rileggere quei giorni e quella fase a distanza di più di vent’anni, deliberatamente aggirando la “celebrazione” del ventennale, e invece riportando l’attenzione al fondamentale intreccio di storie personali e storia collettiva che Genova rappresentò.

Stefano Collizzolli allo Spazio Gloria

Il film è una narrazione incalzante, efficacissima, quasi estenuante, condotta dal racconto (nemmeno previsto nel progetto originale del film) di Evandro, presente nelle strade di Genova e lì travolto dalla violenza del potere. Secondo questo sviluppo, il film è un documentario di tipo del tutto particolare, che mette da parte quella neutralità/oggettività che spesso – istintivamente – si richiede alla forma documentario (appunto: un documento, una “fonte” su cui costruire successivamente la narrazione): per la maggior parte del tempo siamo messi a confronto con il racconto di Evandro, ripreso in un primo piano implacabile e al tempo stesso affettuoso, che esalta la sua narrazione, i suoi silenzi, i suoi accenni di lacrime, le sue parole nitidissime e cariche di sentimento. Dentro e intorno a questo racconto si ricostruisce la vicenda di Genova 2001: il racconto parallelo (con voce fuori campo) di Stefano – uno degli autori, appunto –, le riprese originali effettuate in quegli anni ormai lontani, rapidi squarci su altre sensibilità presenti a Genova (ragazze e ragazzi che affollano i treni verso la città del G8 e poi le strade ferocemente militarizzate), le brevi e illuminanti testimonianze di Gianfranco Bettin, allora amministratore locale in Veneto, e dell’avvocata Alessandra Ballerini, allora parte del gruppo di assistenza legale del Genova Social Forum, e lo sconvolgente confronto tra Evandro e Alfonso Sabella, allora responsabile della struttura di reclusione di Bolzaneto, dove anche Evandro venne richiuso.

Ma soprattutto il racconto di Evandro viene strutturato in una dimensione sonora che, su diversi piani, richiama l’universo di quei giorni (i suoni della gioia, della paura, della violenza del potere…) e in una dimensione visiva che fa irrompere nel racconto brevissimi spezzoni di immagini (quasi fossero subliminali), ripresi dal “girato” di quei giorni e assunti come veri e propri documenti del sentire e del vedere di una vicenda – in bene e in male – unica.

Sorta di autocoscienza pubblica, al tempo stesso personalissima, quasi intima, e collettiva, capace davvero di dar voce a una storia ancora non del tutto condivisa (e la parte che resta inespressa è inevitabilmente quella più ostica e al tempo stesso più essenziale), Se fate i bravi è un esempio fuori dall’ordinario di un modo di fare cinema capace di coinvolgere e di arrivare al centro delle cose in modo meditato, non urlato e non autoreferenziale, anche quando parla di sé stesso.

Bravissimo Stefano Collizzolli (autore del film insieme a Daniele Gaglianone, a Fabio Geda iniziale sollecitatore del soggetto, e a Benedetta Marchiori al montaggio), che intenzionalmente “accompagna” il film nelle proiezioni, nel comunicare in modo diretto ed evocativo le ragioni e le scelte del percorso realizzativo e nel sollecitare la partecipazione del pubblico (che avrebbe meritato di essere più numeroso).

Se fate i bravi fa parte di un percorso cinematografico che comprende anche Dove bisogna stare (dedicato alle storie di chi accoglie le persone migranti, incluso un passaggio per Como) e Trieste è bella di notte (con Daniele Gaglianone e Andrea Segre), presentato in questi giorni e di cui – a questo punto – auspichiamo una presentazione anche a Como. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

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