Corteo a Milano per la Palestina libera

Nel tragico contesto di una guerra dichiarata contro un popolo oppresso da oltre 70 anni e scatenata dalla scelta scellerata di un gruppo armato, Hamas, di minare simbolicamente il paradigma securitario israeliano, una (piccolissima) parte di Europa ha deciso di schierarsi dalla parte sbagliata della storia: quella che probabilmente non sarà mai scritta.

Non è dunque un caso che proprio il coro «I popoli in rivolta scrivono la storia, Intifada fino alla vittoria» sia stato uno dei più frequentemente scanditi dalle oltre 5000 persone scese in corteo a Milano in solidarietà al popolo palestinese, sabato 7 ottobre. Una manifestazione inserita nella chiamata nazionale di Giovani palestinesi ed altre realtà vicine al popolo gazawi e che fa eccezione in un’Europa che le proteste contro la violenza israeliana le ha o proibite radicalmente o pesantemente manganellate (un’usanza sempre più di moda in Occidente).

Nessun appoggio ad Hamas, ovviamente, ma la consapevolezza che ciò che sta accadendo in Medio-Oriente non è “non provocato” né tantomeno “inatteso”, bensì è il frutto di decenni di oppressione, occupazione e violenza quotidiana da parte dei coloni sponsorizzati, finanziati ed armati dai governi e dalle istituzioni internazionali occidentali. Un attacco, quello di Hamas, impressionante sul piano del dispiegamento militare, ma comunque insufficiente per poter sperare di confrontarsi con le forze sioniste, che infatti hanno controbattuto con gli interessi.

A fare le spese della violenza indiscriminata che nell’ultima settimana si è vissuta in quell’area storicamente caldissima sono in massima misura i civili. Tante le persone morte in Israele, tantissime quelle decedute e che periranno nella Striscia di Gaza, territorio prossimo all’invasione totale da parte dei sionisti e già da giorni senza elettricità, benzina ed acqua: una dimostrazione di forza violenta ed insensata, questa degli occupanti, ma che nella narrazione dei media occidentali permane come tutto sommato legittima misura di guerra.
La piazza milanese, in contemporanea con altre in tutta Italia, ha invece convintamente gridato che la Palestina deve tornare ai palestinesi ed Israele non può proseguire impunito le proprie politiche di occupazione. La fortissima presenza araba, che ha anche reso la manifestazione atipica rispetto ai “soliti” cortei meneghini sul piano dell’organizzazione, ha evidentemente indirizzato le tinte politiche della manifestazione che, pur senza cadere nella retorica per cui antisionismo è antisemitismo, ha messo all’indice la natura illegittima, criminale e parafascista di Israele, inneggiando per contro alla liberazione della Palestina «dal fiume al mare»

Alla luce dei corridoi umanitari farlocchi (quando non bombardati) e dell’attacco totale che l’esercito israeliano effettuerà contro Gaza, è chiaro che il costo umano si incrementerà progressivamente nei giorni a venire, sbilanciandosi pesantemente dalla parte araba. Certo, come sottolinea il New York times con un’efficace infografica, l’attacco di Hamas assume una dimensione storica nel ventunesimo secolo tanto sul piano simbolico quanto su quello delle vittime israeliane; questo però non dovrebbe portare l’Occidente a sdoganare ed anzi supportare (come in Italia fa tutta la destra, ovviamente, ma anche partiti cosiddetti di sinistra come il Pd, con le sue dichiarazioni solidali ai sionisti di questi giorni) l’uso di violenza indiscriminata e spropositata date le forze in campo.
Data la composizione della piazza, d’altronde, è risultato inevitabile all’imperativo pacifista della cessazione delle violenze si sia accostata la volontà di riprendere le terre che gli arabi, dall’installazione del cosiddetto stato israeliano, si sono visti progressivamente strappare. Una dimostrazione del fatto che la pace non si fa a parole e che la storia è irreversibile e non cancellabile con le buone intenzioni.

Il corteo milanese, come si diceva in apertura, si è schierato evidentemente dalla parte sbagliata della storia: lo testimonia la causa che ha portato le persone a manifestare, lo attestano le tante bandiere dei paesi arabi, paesi cioè che da secoli sono egemonizzati dal colonialismo indiretto occidentale, rappresentati in piazza, lo conferma l’aspirazione pacifista e di liberazione dall’occupazione che ispirava i e le manifestanti. Però, così come la Palestina nonostante tutto resiste, anche la gente scesa in piazza in tutta Italia ed in tutta Europa, in controtendenza con la propaganda totale filoisraeliana, ha deciso di essere presente simbolicamente contro la violenza dell’occupazione israelian e contro una storia scritta dai vincitori, ma non per questo più vera né più giusta. [Pietro Caresana, ecoinformazioni]

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