Salute mentale: stare insieme bene, fare insieme bene
Sabato 14 ottobre, allo Spazio Gloria, un pomeriggio di “straordinaria normalità” ha messo bene in evidenza cos’è, cosa può essere, cosa deve essere la salute mentale. Molte persone, poche parole di circostanza, molte azioni da mostrare e da fare, insieme.
Dopo la breve presentazione di Tiziano Catolfi, del Coordinamento comasco Salute mentale, e una rapidissima rassegna delle persone coinvolte (perché è sempre importante e coinvolgente “metterci la faccia”), si è lasciato spazio a quanto si è fatto, si fa, si farà: il docufilm di Matteo Balsamo Nei giardini della mente, lo spettacolo Non vedo l’ora di vederti alzare da quel divano della compagnia Apnea cerebrale (con la collaborazione di Arci Trebisonda), il momento conviviale dell’associazione “Il gelso”, il concerto dell’orchestra botanica Alchechengi. Tutti momenti importanti, tutti diversi naturalmente, che hanno coinvolto il numeroso pubblico presente, felice di esserci.
Merita una menzione particolare il docufilm Nei giardini della mente proprio per la sua capacità di raccontare, attraverso le esperienze concrete di una serie di persone (tra cui alcuni fotografi e fotografe), la quotidianità, la straordinarietà, e anche la tragicità delle diverse esperienze in vari modi connesse con il concetto di salute mentale (ovvero anche del disagio mentale). Che poi il racconto delle esperienze personali e collettive per trovare capacità e forza in grado di elaborare il disagio per superarlo (non di rimuoverlo) sia quello del gruppo comasco di Oltre il giardino sottolinea l’esigenza di conoscere, sostenere e partecipare in tutte quelle esperienze che si svolgono vicino, e che proprio per questo molto spesso non si sa valutare nella loro reale importanza.
Oltre il giardino è inserito (e integrato) nel percorso di superamento degli ospedali e dei trattamenti psichiatrici tradizionali, di cui nel docufilm si mostrano (attraverso il lavoro di documentazione fotografica dei decenni passati) anche alcuni aspetti di efferata disumanità, e di quel percorso costituisce in un certo senso il punto d’arrivo in una quotidianità che è al tempo stesso “normale” e “straordinaria”.
Ovviamente, al termine della proiezione, la presenza in sala di molte, per non dire tutte, persone coinvolte e raccontate nelle sequenze ha diffuso un notevole entusiasmo, assolutamente salutare.
Il docufilm di Matteo Balsamo ha il valore enorme di documentare quel percorso, dai primi sforzi di Franco Basaglia con i suoi collaboratori e le sue collaboratrici, fino all’affermazione di una psichiatria alternativa e non distruttiva, con una non comune vena narrativa e capacità di coinvolgimento. [Fabio Cani, ecoinformazioni]
Una breve carrellata dei momenti inziali della giornata, con i volti delle persone coinvolte:







