Orrore/ Como, un mondo separato…

Abbiamo aderito alla mobilitazione nazionale promossa da Amnesty International e dall’Associazione delle Ong Italiane (Aoi) con la convinzione che non si può, in questa situazione, stare semplicemente a guardare, sebbene con occhi colmi di orrore. Guarda anche video e foto di Beatriz Travieso Pérez.

La mobilitazione chiedeva di manifestare in silenzio, e ciascuno e ciascuna di noi ha interpretato questa richiesta secondo la propria sensibilità: perché non si sa più cosa dire, perché sono finite le parole per descrivere l’orrore, perché ci sarebbe – alla fine – ancora molto, troppo da dire…

Abbiamo scelto un luogo a suo modo simbolico: una piazza “vuota” che sta tra il tempio della parola religiosa (il Duomo) e il tempio della parola civile (il Teatro), una piazza collocata sul margine della città antica, lì dove c’era una porta che metteva in comunicazione il “centro” col “suo” territorio. Lì, il silenzio avrebbe dovuto risuonare ancora di più e assumere ancora più significati.

Pur con tutti dubbi del caso (e chi non ne ha?), pensavamo che la proposta dovesse incontrare i sentimenti di molte persone, il loro disagio per un orrore le cui ragioni affondano nel profondo della nostra storia, della nostra società e delle nostre ingiustizie (ma non c’è modo di scrivere in breve queste ragioni, altrimenti non avremmo aderito alla scelta di manifestare in silenzio..).

E invece no, bisogna ammettere che siamo in un mondo separato, dove tutte queste tragedie, questi dubbi, questi pensieri non arrivano. Semplicemente, non esistono.
Non nascondiamoci dietro la consolazione che noi – almeno noi – c’eravamo. Un centinaio di persone a manifestare contro un simile orrore non possono bastare. Non giustifichiamoci dicendo che non è andata poi tanto diversamente per l’Ucraina, per l’Iran, per l’Iraq, per l’ex Iugoslavia, per il Libano… Non accampiamo la stanchezza «per la terza» (terza? solo? a quali altri disastri non abbiamo prestato attenzione?) manifestazione in poche settimane…
Semplicemente, riconosciamo che questo è un problema in più, non per Gaza, a cui i propri drammi bastano e avanzano, ma per noi, per questa città che dovrebbe essere “messaggera di pace” e che invece, sempre di più, è testimone d’indifferenza.

… how many times must the cannonballs fly / Before they’re forever banned?
… quante volte devono volare i proiettili del cannone / prima che siano per sempre banditi?
se la risposta è nel vento, quel vento lo dobbiamo ancora trovare. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

PS – Alla mobilitazione nazionale proposta da Amnesty International Italia, da AOI e raccolta da Rete Pace e Disarmo, hanno aderito decine e decine di realtà in tutta Italia (l’elenco è facilmente desumibile dalle comunicazioni on-line delle organizzazioni promotrici). La presenza comasca è stata esplicitamente rilanciata da Acli, Anpi, Arci, Cgil-Camera del Lavoro, Como senza frontiere, Coordinamento comasco per la Pace, ma anche da altre realtà che si sono affiancate nel corso di questi giorni.

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