Libertà ferroviaria/ Vanno, vengono, qualche volta si fermano…

Ferrovie dadaiste! Basta con gli orari, che i treni siano liberi di passare quando vogliono! La guerra dei pendolari. La provincia di Como ha tre linee ferroviarie che la collegano con Milano, sulla carta decine di treni al giorno, ma per arrivare nel capoluogo lombardo, se avete un appuntamento o dovete andare al lavoro prendete la macchina!

E lo diciamo noi su questa testata da sempre impegnata ed attenta ai problemi ambientali.
I cinquanta chilometri che separano il Lario dal capoluogo meneghino sono diventati negli ultimi mesi un’odissea per le centinaia e centinaia di pendolari che giornalmente vi si recano a lavorare.
Nessuna linea esclusa.
Si viaggia come in guerra, un paragone, quello bellicista, lontanissimo dalle nostre corde, ma che qui è un riferimento meramente storico. Come allora, bombardamenti e mitragliamenti a parte, si va in stazione e si prende quello che arriva, quando arriva, e si scende a Milano quando capita.
Gli orari? Dei cartelloni colorati, un po’ tristi e negletti, appesi nelle stazioni.
Ma ormai tutto è on-line e nessuno guarda più il cartaceo, anzi, spessissimo viene ricordato di controllare la app: “Perché è aggiornata in tempo reale”. Certo! Spesso però si tratta di una realtà con un fuso orario diverso o nei momenti di crisi totale del sistema ferroviario (vedi la ripresa del servizio dopo lo sciopero di settimana scorsa) incapace di riprodurre la complessità del reale.
Si tratta del fallimento della classe politica che governa la Regione da 30 anni. Una destra, da sempre arrogante e vanagloriosa: “Siamo l’eccellenza lombarda”. Ma che, come per la sanità, continua a dimostrarsi ideologica e incompetente e il risultato è qui da vedere.
Il trasporto ferroviario regionale è gestito da Trenord. Una azienda che dal 2009 unisce in una joint venture LeNord (con capitale a maggioranza regionale) e Trenitalia. Una scelta politica della regione a guida leghista che voleva distinguersi in Italia, ma forse non in meglio. Le reti, infrastrutture, sono invece di due operatori differenti.
Bisogna ammettere che diversi investimenti sono stati fatti, come la lenta eliminazione dei passaggi a livello, l’acquisto di nuovi treni, gli ultimi i Caravaggio.
Ma non basta.
Ai treni va fatta anche la manutenzione, ogni giorno vengono annunciate soppressioni per guasti al materiale e probabilmente, va detto, il personale non basta per effettuare il servizio.
Per questo ogni giorno vengono soppressi treni su treni e appena c’è un qualche intoppo, troppa gente che sale e scende e fa ritardare un convoglio, un intervento della polizia, una macchina in un passaggio a livello, tutto il sistema salta.
Como città sconta poi paradossalmente la nascita della nuova stazione unica di Como Camerlata. Con i posteggi sottostimati, la difficoltà per chi non è pratico a passare da una linea all’altra, a mesi dall’apertura la ineffabile app di Trenord segnala solo gli orari sulla linea Rfi e non quelli su Trenord.
E proprio su quest’ultima linea è ormai invalso il costume di attestare i treni a Camerlata e non farli più scendere in centro città.
Nuove disposizioni di sicurezza vietano l’incrocio dei treni a Como Borghi e, dopo le polemiche per le attese ai passaggi a livello, diverse corse sono attestate a Borghi e non più a Como Lago. Quindi per ovviare anche alla linea a binario unico, da Camerlata a Lago, che obbliga ad attendere in una stazione il passaggio del treno incrociante, ai ritardi e alle soppressioni spesso Trenord ferma i treni a Camerlata. Soprattutto se in ritardo, per non sopprimere o far partire in ritardo i convogli, e forse non peggiorare ulteriormente i già scarsi standard di qualità le corse vengono quindi limitate, è il termine tecnico, a Camerlata, con buona pace di chi prende i treni in centro, dell’interscambio con bus e battelli.
E proprio gli standard ufficiali testimoniano il fallimento costante della gestione del trasporto ferroviario con le linee comasche quasi ogni mese “beneficate” dello sconto per gli abbonamenti, una magra consolazione per i pendolari.
Questo quando l’amministratore delegato di Trenord e direttore generale di Ferrovie Nord si è aumentato lo stipendio del 20%, un plateale schiaffo in faccia a chi usa questo disastrato trasporto pubblico. [Michele Donegana, ecoinformazioni] [Foto di copertina Gin Angri, ecoinformazioni da Reading ferroviario, Comostreetart, di Andrea Rosso, ecoinformazioni e NodoLibri]

About The Author

Ecoinformazioni è un circolo Arci

Anche ecoinformazioni in Pressenza

Scopri di più da [Arci - Giornalismo partecipato]

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere