Dal 2017 rabbia e dolore per l’uccisione di Diakite Youssouf

Sette anni fa Csf e la Como solidale piansero la morte di Diakite Youssouf ucciso il 27 febbraio 2017 immaginando sinergie contro la frontiera assassina. Riproponiamo dai nostri archivi il reportage dell’iniziativa che si svolse nella parrochia di Sant’Eusebio e del funerale a Balerna.


Un centinaio di persone hanno voluto dare al giovane maliano ucciso dalla frontiera italo-svizzera almeno il diritto a essere commemorato. Lui fulminato dalla linea ad alta tensione toccata  sul tetto di un convoglio ferroviario si ribellava alla violenza assassina che non permette a centinaia di migliaia di persone di valicare confini aperti alle merci, ma veri e propri muri per gli essere umani a cui vengono negati i documenti necessari a attraversarli. La manifestazione iniziata alle 14,30 a Balerna è arrivata alla Stazione San Giovanni di Como alle 15,15 e dal luogo simbolo (contemporaneamente) dell’incapacità delle istituzioni di affrontare il flusso di migranti e dell’attivismo umanitario di tante e tanti per mettere almeno una pezza all’inadeguatezza di chi avrebbe dovuto occuparsene.

Un breve, silenzioso corteo  ha raggiunto la chiesa di Sant’Eusebio, uno dei luoghi dove i migranti hanno trovato umanità invece che indifferenza. Cento persone si sono quindi radunate per la commemorazione del giovane maliano che si è svolta su diversi piani: quello dei discorsi ufficiali tanto corretti quanto anodini, quello della preghiera dei cristiani e degli islamici, quello del confronto tra le attività delle organizzazioni svizzere impegnate (ostacolate dal governo come in Italia) per affermare che nessun essere umano è straniero e per concretamente evitare ciò che è già successo due volte visto che sabato un altro migrante è stato fulminato e versa in gravissime condizioni. A coordinare il tutto don Giusto della Valle con la sua straordinaria e preziosa capacità di tenere insieme carità e politica, chiarezza delle responsabilità e pacatezza, laicità e fede.

Tra gli interventi “italiani” particolarmente intenso quello di Abramo Francescato, portavoce di Csf, e quelli di  migranti ospiti delle strutture di accoglienza comasche; tra gli svizzeri quelli di un giovane migrante dell’associazione Senza voce e quello di Paolo Bernasconi dell’associazione Posti liberi. Dopo la commemorazione si è svolta una riunione delle realtà impegnate per i diritti dei migranti che ha rinsaldato i legami, progettato nuove iniziative in sinergia tra Italia e Svizzera e si è conclusa con la drammatica notizia confermata da Paolo Bernasconi che il muro svizzero contro il diritto alla libera circolazione è ancora più solido e Como dovrà  predisporre interventi visto che i migranti saranno inesorabilmente respinti. Ulteriore elemento di preoccupazione è stato confermato da Flavio Bogani che ha ricordato che tra 15 giorni chiude il dormitorio di Sant’Eusebio e quello dell’”emergenza freddo”. Intanto i Comboniani comunicano di aver da due mesi messo a disposizione della Caritas un locale che potrebbe dare riparo a una sessantina di persone, ma la proposta non è stata ancora accolta. I partecipanti alla riunione hanno anche concordato di svolgere un impegno comune in Svizzera e in Italia perché le vittime della frontiera assassina abbiano dignitosa sepoltura chiedendo al Comune di Balerna e a quello di Como di farsi almeno carico delle spese. Il Consigliere comunale Luigi Nessi ha assicurato la sua disponibilità a presentare la proposta nel Consiglio comunale di Como del 20 marzo. [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]

Guarda sul canale di ecoinformazioni i video di tutti gli altri interventi.

A Balerna al funerale di Diakite Yoursouf nessuna condanna per i responsabili della sua morte

Alla Parrochia di Sant’Eusebio a Como la soldiarietà italiana e svizzera si era incontrata per piangere  Diakite Yoursouf folgorato dall’alta tensione della linea ferroviaria, prima vittima conosciuta della  frontiera assassina, e aveva chiesto a gran voce: almeno ci sia un funerale che restituisca dignità alla giovane vita spezzata dalle follie di quella politica che consente e favorisce la circolazione delle merci, ma vieta e persegue, costringendo un ragazzo a cercare di passare sul tetto di un treno, il diritto inalienabile alla libertà di movimento delle persone. Questo obbiettivo è stato raggiunto l’11 aprile alle 14 al Cimitero di Balerna dove la sepoltura  di Diakite Yoursouf è avvenuta con la giusta sacralità che una morte merita e con la presenza di una piccola folla di persone solidali del Ticino e di Como che hanno voluto partecipare al lutto e essere presenti per l’ultimo saluto al ragazzo maliano arso vivo il 27 febbraio.

Ma forse è mancata qualcosa di essenziale. Nei discorsi ufficiali di Hamadouh Opa Thiam (ambasciata del Mali a Ginevra) e di Adiano Cattaneo (vicesindaco di Balerna) tanto cordoglio tanti reciproci ringraziamenti e condoglianze, ma non abbiamo sentito neppure una parola di condanna per la sorte che le leggi elvetiche, la chiusura delle forntiere della fortezza Europa e un sistema politico senza umanità hanno determinato per Diakite Yoursouf. Gravissimo che nessuno abbia invocato giustizia,  ricerca e punizione dei responsabili e soprattutto azioni perché non accada più. Il ragazzo maliano non è morto in un incidente è stato ucciso. Forse questo avrebbe dovuto ascoltare Abdoulaye Dokite, parente della vittima. Questo non è stato detto consolandosi con i ringraziamenti per l’encomiabile generosità postuma del Comune di Balerna. La perfetta organizzazione del funerale (partito addirittura qualche minuto prima dell’orario) potrà aver dato l’idea errata di un’accoglienza svizzera efficiente, moderna e profondamente umana. La terribile realtà è che Diakite Yoursouf ora potrà restare quanto vuole in Svizzera.

Guarda gli altri video del funerale sul canale di ecoinformazioni.

[Foto Fabio Cani, ecoinformazioni]

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