Intrecci di sorellanza, luce e colori
Il percorso della rete Intrecciat3 si è dipanato, negli anni, tra i momenti di piazza e gli incontri su molteplici questioni di genere, passando dalla riflessione sul linguaggio, spesso ancora carico di residui patriarcali (nel migliore dei casi, involontari), alla costruzione di prospettive alternative femministe e transfemministe.
Lo scorso novembre, in occasione dell’incontro L’arte come rinascita con l’artista Nidaa Badwan, quel percorso è passato anche attraverso l’esperienza di un laboratorio condiviso con la fotografa di origini palestinesi, qui raccontato coralmente, mentre si prepara un altro marzo di riflessioni politiche e lotta.
Un momento antico ed insieme nuovo: quello delle donne che si allontanano per qualche ora dalla realtà più frenetica e contingente, per condividere e condividersi con parole, gesti, corpi in movimento, oggetti carichi di vita e, appunto, il chiaroscuro fotografico dei colori.
Tante individualità diverse si sono incontrate e messe in comune in maniera inedita: per alcune è la prima esperienza simile, per altre una tappa di un lungo percorso qui maturata con le stesse persone con cui si costruisce un percorso di rivendicazioni e lotte, in ogni caso l’esperienza del racconto e dell’ascolto attento e rispettoso contribuisce a fortificare l’empatia e a far uscire liberamente tante emozioni, spesso dolorose, talvolta cariche di perplessità, altre volte pacificanti.
L’arte diventa viatico di vicinanza, condivisione, e sintonia (anche con il percorso artistico e personale di Nidaa, esplorato la sera prima grazie al suo racconto anche per immagini), concedendo spazio per prendersi cura di sé e dell3 altre3 nello stare insieme collettivo, in uno spazio sicuro e insieme fertile per creare immagini fatte di corpi che danzano, storie e una spontaneità cui spesso occorre più tempo per fluire liberamente.

Sicuramente dedicarsi a un simile percorso necessita di più tempo della “sola” mattinata a disposizione, ma resta forse un esempio prezioso di convivenza e coscienza collettiva femminile (e femminista), soprattutto per chi non ha mai avuto occasione di sperimentarlo prima, e una nuova esperienza ad arricchire il bagaglio della rete Intrecciat3.
In un momento storico in cui l’urgenza di vigilare sui diritti e la democrazia rende la lotta per gli stessi particolarmente tormentata e faticosa – e la strada su cui si sta camminando, verso il prossimo 8 marzo, lo rammenta ad ogni passo – fermarsi ad accogliere momenti di sorellanza può sicuramente essere prezioso, anche a livello politico.
La fotografia costruita restituisce la coralità che accoglie individualità diverse senza livellarle: un intreccio dinamico di tessuti, mani capaci di parlare attraverso diverse gestualità, colori carichi di sensi e sensazioni, oggetti le cui storie rimangono depositate nelle pieghe delle stoffe che li accolgono.
Nidaa Badwan racconta così lo scatto finale: «L’immagine finale è estremamente positiva, non dona un’immagine di vittimismo, ma di presenza e resistenza. Il vero lavoro è stato il percorso: le parole dette, le emozioni condivise, le lacrime, gli abbracci, i silenzi rispettati.
La fotografia è una traccia finale, un segno visibile di qualcosa che è successo prima, dentro e tra le persone. Non esiste una sola interpretazione giusta.
Ognuna può riconoscersi in un colore, in una mano, in un oggetto, in un dettaglio. Questa immagine non chiude il percorso, ma lo protegge». [Sara Sostini, ecoinformazioni]


