Alessia Melfi

L’Esperimento/ cortometraggio sul tradimento

esperimentoIl cinema Gloria ha ospitato, martedì 25 novembre, la prima nazionale del cortometraggio L’Esperimento di Marco Red Fusari e Alessandro Di Federico. Grande e variegata affluenza di curiosi e sostenitori della cooperativa Attivamente, e forse anche del cinema indipendente. Edoardo Colombo ha introdotto il cortometraggio come un viaggio introspettivo, un cinema reale e antropologico. Proprio questo indagare sulle persone lo rende un cinema da camera. La domanda è una: “la fedeltà ha valore se non si ha l’occasione di tradire?”. La protagonista, interpretata da Alessia Melfi, parte da questo tarlo per poi costruire e accavallare ipotesi che sovrastano realtà. Dal racconto di Jacopo Boschini, lo sceneggiatore, si scopre che L’Esperimento è una vecchia sceneggiatura riveduta e corretta per il grande schermo. La storia di un equilibrio perfetto che viene cambiato in una sola serata. Le regole del gioco Diplomacy, tra negoziazione e tradimento, si confondono con quelle della vita. La voce narrante Roberta Pellini, doppiatrice di Charlize Theron, ci ricorda in chiusura che siamo noi, nonostante tutto, a decidere a che gioco giocare.
Gli attori e la professionalità del cortometraggio sono di buon livello. La storia rischia di apparire una versione semplificata e attuale, lontana dalla complessità di romanzi come Doppio Sogno, e più vicina alle atmosfere urbane presenti negli ultimi film di Polanski. In definitiva, L’esperimento, a giudicare dagli applausi del pubblico, sembra essere riuscito. [Barbara Rizzi, ecoinformazioni]

Questo mostro amore/ Dopo di me il nulla

dopo di me il nullaAll’auditorium Don Guanella,  in occasione della Giornata internazionale della Donna, è stato portato in scena, attraverso un monologo, lo strazio che toglie il respiro ( e non solo) a moltissime donne: la violenza fisica e psicologica, spesso perpetuata da chi millanta amore. Dopo di me il nulla ha chiuso il cerchio al progetto Questo mostro amore, percorso rivolto ai giovani per un’educazione all’affettività, e per comprendere e contrastare i meccanismi di violenza e di prevaricazione che si possono verificare all’interno della coppia. Il progetto è quello che può essere definito un successo, per quel che riguarda la partecipazione e l’interesse dimostrato per il tema. Sono stati coinvolti il Liceo scientifico Giovio e il Setificio Carcano, seguiti dal teatroterapeuta Jacopo Boschini e dalla psicopedagogista Valerie Moretti. Oltre alle scuole, si è pensato di estendere il progetto a tutti i ragazzi, promuovendo tre serate, tenutesi in biblioteca a Como, sul tema delle emozioni. Il numero dei giovani partecipanti è cresciuto fino a coinvolgere 250 ragazze/i, curiosi e interessati a parlare di quello che intimamente vivono. Anche per il monologo teatrale, si è pensato ad una doppia fruizione: la mattina per gli studenti e la sera per tutti. Un debutto che aspettava già da alcuni anni nel cassetto del regista e autore Jacopo Boschini, che prima dello spettacolo ha tenuto ad inquadrare il progetto ed ha ringraziato i partner sostenitori. Il dramma è stato pensato per le donne, utilizzando più elementi tratti da varie esperienze, affinché potesse risultare il più universale possibile, e parlare attraverso  piccoli dettagli a ciascuno dei presenti. Sul palco Alessia Melfi, nei panni di Dalila, una giovane avvocatessa penalista, vestita con una sottoveste bianca, si muove all’interno di una stanza senza pareti, al limite tra una prigione ed una reggia borghese. Si è sposata con Federico, un facoltoso chirurgo estetico, che le regalerà la corona di regina del suo cuore. Ancora una volta, le fiabe rappresentano un segnale di pericolo, che confondono realtà e finzione, accettazione e sopraffazione. Nel monologo, il marito perseguiterà la protagonista solo attraverso la voce fuori campo, intonata da Stefano Dragone. Nel nome di Dalila quasi un destino, un nome di origine ebraica che significa debole ma anche amorosa. La protagonista inizia la sua introspezione ammettendo che non si rendeva conto dei piccoli cambiamenti che minavano la sua persona. Era lui a scegliere i film, era lui a scegliere cosa mangiare, quale musica ascoltare. Poi il famigerato vuoto attorno: chi è bene frequentare e chi allontanare, e come per magia, lei frequenterà solo gli amici di lui. Poi uno schiaffo, l’immediato pentimento e il conseguente perdono: è stato solo un incidente, ma gli incidenti avverranno sempre più spesso e con maggior violenza. Dalila verrà costretta a restare immobile per ore, fino al ritorno del marito, una tortura che assurdamente penserà di dover meritare. Sarà l’amicizia insospettabile con un’ ultrasessantenne a farle sussultare la coscienza e a spingerla a rifiutare questo rapporto tra vittima e carnefice. I circa 75 minuti di monologo scorrono davanti a un pubblico numeroso, prevalentemente femminile. L’impostazione lo rende quasi strumento didattico per le scuole, e meriterebbe maggior diffusione. Ciò che emerge è che negli esseri umani la violenza non ha un solo volto, si manifesta nel carnefice con la sopraffazione, e nella vittima che perde il rispetto di sé. Secondo la ricerca mondiale condotta da FRA, sono 62 milioni le cittadine europee che hanno dichiarato di aver subito violenza fisica e/o sessuale dai 15 anni in su. Ricordiamoci che non è un “affare di famiglia” e che l’amore cantato dai poeti non si presenta mai con forza violenta. [Barbara Rizzi, ecoinformazioni]

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