Ato

Mascetti traccia un sommario del lavoro svolto dall’Ato

Un’attività positiva per il commissario straordinario, con un incremento degli interventi sulla fognatura e la depurazione, per adeguarsi alla normativa europea, l’approvazione del Piano d’ambito e la gestione pubblica dell’acqua, che passa il testimone all’Azienda speciale presieduta da Bruni (altro…)

Acque torbide

Nell’incontro sullo stato dell’acqua pubblica in provincia Como organizzato dal Comitato comasco per l’acqua pubblica gli ultimi sviluppi del sistema idrico comasco e una proposta di lavoro per i 15 assessori presenti.

Una quindicina di assessori, perlopiù della Bassa comasca, hanno partecipato giovedì 29 maggio all’assemblea Gestione pubblica dell’acqua in provincia di Como organizzata dal Comitato comasco per l’acqua pubblica.
Il tema della serata è stato introdotto da Roberto Fumagalli, referente del Contratto mondiale sull’acqua, con una panoramica sul confuso quadro legislativo nazionale e regionale. «La legge vigente (267/2000) prevede tre differenti modalità di affidamento del servizio idrico integrato: la messa a gara del servizio, cioè la privatizzazione anche totale, la costituzione di una società per azioni mista in cui il pubblico detiene la maggioranza assoluta o l’affidamento in house ad una società per azioni pubblica. Il decreto legislativo sulle norme in materia ambientale, approvato nel 2006 dall’allora ministro Matteoli, va oltre, considerando “normale” l’appalto del servizio tramite gara e lasciando aperte le porte al pubblico solo se economicamente o tecnicamente vantaggioso».
In questo quadro normativo si inserisce l’indagine dell’autorità sui contratti pubblici contro i 64 Ato che hanno scelto la gestione In house, definita dall’esponente ambientalista «il primo attacco all’acqua pubblica del governo Berlusconi, essendo i membri dell’autorità nominati dai presidenti di Camera e Senato». Primo accusato dall’indagine è stato l’Ato della città di Milano che ha scelto di affidare la gestione a Metropolitana Milanese, società completamente pubblica. «Ma il disegno politico – ha continuato Fumagalli – è chiaro: considerare la gestione dell’acqua non come servizio di interesse generale, ma come servizio economico che deve quindi sottostare ai principi concorrenziali del mercato».
Nell’agosto del 2006 è stata poi emanata la famigerata legge regionale 18, che concretizza le intenzioni politiche di chi vuole privatizzare l’acqua. Punto centrale è l’obbligo di separazione tra gestione del servizio ed erogazione. La gestione, secondo la normativa lombarda, deve essere affidata ad una società patrimoniale, aperta a soggetti privati e consiste nel realizzare gli investimenti infrastrutturali decisi dall’Ato e gli interventi di manutenzione straordinaria. L’erogazione invece, per un intenzionale gioco di parole, consiste nella gestione delle reti e degli impianti, oltre alla manutenzione ordinaria, gli allacciamenti e la bollettazione e deve essere obbligatoriamente messa a gara.
Ed è proprio questo il punto più controverso. La Giunta regionale sminuisce il servizio di erogazione, affermando che si tratta di aspetti marginali rispetto all’intero sistema idrico, mentre gli ambientalisti denunciano la privatizzazione di un settore che assorbe il 70 per cento di fatturato e risorse umane sul totale del servizio idrico.
«L’idea di Formigoni – ha concluso Fumagalli – è quella di creare una multiutility regionale di tutti i servizi che prenderà spunto da A2a, la fusione tra le società di servizi milanese e bresciana. L’intento macroregionale è quello di distribuire la gestione dei servizi nel nord Italia tra due o tre società, eliminando il carattere pubblico dell’acqua».
E a Como che succede? Ha risposto Renato Tettamanti, consigliere provinciale del Prc: «Nonostante la sensibilità di molti primi cittadini sul tema dell’acqua pubblica, a novembre l’assemblea Ato decise di seguire il “modello lombardo”, approvando la costituzione della Patrimoniale. L’unica battaglia (vinta) fu quella per mantenere fuori dalla Patrimoniale i soggetti privati, almeno in un primo momento». La Comoacqua s.r.l., questo il nome scelto per la Patrimoniale, vede ad oggi come unico socio la Provincia e nel corso del prossimo anno i Comuni dovranno sancire, con provvedimenti ufficiali, la propria adesione e la vendita della proprie reti alla Patrimoniale. Un passaggio non del tutto scontato, visti i differenti modelli di gestione del servizio pubblico scelti nelle aree provinciali. Il dibattito ha infatti evidenziato come alcuni Comuni gestiscano il servizio internamente, mentre altri lo hanno affidato per appalto a società esterne. Un altro problema che si verrà a creare con la comunione delle reti, sarà nella gestione delle stesse: i Comuni della bassa hanno ammodernato negli ultimi decenni le proprie reti, rendendole efficienti, mentre le reti del lago sono datate e senza depuratori. Si potrebbero creare conflitti all’interno dell’Ato nello stanziamento di fondi per la manutenzione straordinaria.
Altra questione in fase di definizione sarà la spartizione di fondi tra la patrimoniale e la società di erogazione, incaricata di riscuotere le bollette.
Roberto Fumagalli ha proposto di scrivere collettivamente alcuni emendamenti allo statuto della Patrimoniale, da approvare nei rispettivi consigli comunali. Per raggiungere anche gli altri Comuni, sensibili al tema ma non presenti all’assemblea, si potrebbero contattare le attuali società che gestiscono il servizio in subambiti. Tramite le dieci aziende sarebbe più semplice raggiungere tutti i 162 Comuni per allargare il consenso attorno alle proposte di modifica. [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

«Un attacco politico contro la gestione pubblica dell’acqua»

Così Roberto Fumagalli commenta la contestazione dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici agli affidamenti in house degli acquedotti di 64 Ato.

L’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture (www.autoritalavoripubblici.it) ha avviato un procedimento istruttorio volto ad accertare l’eventuale inosservanza della normativa per l’affidamento del servizio idrico integrato su 64 Ato (Ambiti territoriali ottimali per i servizi idrici) che hanno disposto lo stesso in favore di società completamente pubbliche. L’Authority, un organo costituito da sette membri nominati con determinazione adottata d’intesa dai presidenti della Camera e del Senato, contesta il fatto che le autorità pubbliche di controllo divengano parte in causa anche come società controllate. Per Roberto Fumagalli, referente del Contratto mondiale sull’acqua, «si tratta di un chiaro attacco politico contro la gestione pubblica dell’acqua, anche perché i decreti successivi alla legge Galli ne consentono l’affidamento a società completamente pubbliche e non si può quindi considerare un atto illegittimo». «Evidentemente il nuovo Governo – aggiunge l’ambientalista comasco – a pochi giorni dall’insediamento, ha voluto dare un segnale a favore delle privatizzazione dell’acqua, contestando le scelte di gestione pubblica assunte dalla maggior parte degli Ato italiani». Per l’esponente comasco del Contratto mondiale sull’acqua questo atto «è forse destinato a favorire gli interessi delle lobby economiche. In Lombardia ad esempio la società A2A, derivante dalla fusione di Aem Milano con Asm Brescia, ma con una componente azionaria che riconduce alle grandi multinazionali private dell’acqua, vorrebbe mettere le mani sugli acquedotti di tutta la Regione e questo quando, proprio in Lombardia, ben 132 comuni hanno proposto un referendum abrogativo della legge regionale, che obbliga a mettere a gara i servizi idrici». Un processo che porterà i cittadini lombardi ad esprimere il loro voto contro la privatizzazione dell’acqua nel 2009.

Il consiglio provinciale di lunedì 12 maggio 2008

Comitati pro e contro Garibaldina si fronteggiano nel cortile di Villa Saporiti, ma il consiglio non prende una decisione perché Cinquesanti esce dall’aula. Approvata invece con emendamenti la costituzione della patrimoniale idrica nel consiglio provinciale di lunedì 12 maggio.

La preliminare di Mauro Guerra sui costi della politica ha aperto la seduta consiliare di lunedì 12 maggio. Il capogruppo del Partito democratico ha denunciato l’incoerenza dell’amministrazione che ha aumentato del 10 per cento le indennità della giunta pochi mesi dopo aver alzato le imposte provinciali e aver approvato un bilancio “stretto” che vede ridursi del 30 per cento gli impegni di spesa per istruzione, servizi sociali e cultura.
Nel frattempo fuori dall’aula i comitati anti Garibaldina non si sono trovati soli: ha fatto la sua apparizione anche il Comitato pro Albiolo, capitanato dall’ex sindaco Romano Civelli, con le sue 800 firme pro Garibaldina. Nel cortile di Villa Saporiti il clima si è fatto teso e i comitati non si sono risparmiati nello scontro dialettico. «La Garibaldina bis è un’opera fondamentale per la viabilità del territorio! – ha esordito l’ex sindaco di Albiolo, ora capogruppo di minoranza del Comune – Da sindaco avevo dato il mio benestare, ora la nuova amministrazione non può pensare di bloccare il progetto». La risposta non si è fatta attendere, Lorenzo Ceolin, dei comitati anti Garibaldina ha tuonato contro chi «vuole fare campagna elettorale sulle spalle dei cittadini. In più non è chiara la modalità di raccolta firme». In effetti nelle “osservazioni” sul Piano di governo del territorio non di sola Garibaldina si parla: oltre all’ok per la costruzione della nuova strada i cittadini hanno firmato un appello per non vendere a privati le aree dell’attuale scuola e campo sportivo, il tutto condensato nello stesso documento.
Ma mentre in cortile le voci si sono fatte urla e Civelli è stato chiamato a colloquio dall’assessore alla viabilità Pietro Cinquesanti, in aula è ripresa la discussione sullo statuto della patrimoniale che gestirà la rete idrica comasca. In un intervento dai toni accesi l’assessore all’ecologia Francesco Cattaneo ha ricordato che «la patrimoniale si aprirà ai privati solo in una terza fase, mentre ora non abbiamo ancora superato il primo step, cioè la sua creazione. È comunque importate che la gestione dell’acqua rimanga in mano pubbliche, mentre il servizio di erogazione necessita di un modello industriale per funzionare al meglio. Utilizzando appalti a breve termine, il gestore sarà costretto a lavorare in una logica di rientro economico veloce, facendo investimenti ragionevoli. Con l’assessore Saladini stiamo anche valutando l’ipotesi di donare una percentuale (1 centesimo/m3) delle tariffe ai paesi del terzo mondo per costruire infrastrutture idriche».
Gli emendamenti proposti dalla minoranza sono stati poi illustrati da Mauro Guerra (Pd): «chiediamo che nell’oggetto sociale della patrimoniale venga inserita la possibilità che la società possa anche svolgere l’erogazione del servizio. Il Tar si è già pronunciato in questa direzione e tra qualche mese i cittadini lombardi potranno dire la loro con un referendum. Dato che l’oggetto sociale esprime anche gli obiettivi di una società è giusto tenere aperta questa ipotesi». In disaccordo linguistico l’assessore Cattaneo che propone una dicitura più morbida, cioè la «possibilità che la patrimoniale gestisca ogni altra attività compatibile con le norme». Messe ai voti è stata approvata solo la proposta della giunta.
Prima di passare all’esame del secondo emendamento, con l’aula gremita di cittadini dei comitati anti Garibaldina, colpo di scena: Cinquesanti, assessore alla viabilità, abbandona il Consiglio. Il presidente Ferdinando Mazara comunica la defezione dell’assessore, motivata da un’improvvisa corsa all’ospedale, e chiede al consiglio di pronunciarsi sull’ordine dei lavori: «i cittadini aspettano già da tre ore la discussione sulla Garibaldina, se non si ha intenzione di esaminare l’argomento che almeno venga loro comunicato subito, così da poter rincasare». Scelta che appare scontata a Giornano Minotti (Lega nord): «se manca l’assessore competente non si può discuterne». Dai banchi della minoranza qualcuno fa notare che ci sarebbe Carioni in rappresentanza della Giunta, lo stesso che durante un sopralluogo di qualche mese fa definì l’opera viabilistica «uno scempio». Obiezione respinta, e il consiglio da l’ok al rinvio dell’argomento per la seduta del 26 maggio.
La serata è stata quindi chiusa con l’approvazione del secondo emendamento che consegna più poteri decisionali all’assemblea dei Comuni e l’avvallo definitivo alla costituzione della patrimoniale. [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

Il consiglio provinciale di lunedì 5 maggio 2008

La riqualificazione di Cermenate spacca la maggioranza nel consiglio provinciale di lunedì 5 maggio: la Lega e Carioni votano contro ma il progetto viene approvato. E mentre nell’aula viene presentato lo statuto della patrimoniale idrica, nel cortile prima uscita pubblica per i comitati anti Garibaldina Bis.

Hanno aperto il consiglio provinciale di lunedì 5 maggio le congratulazioni bipartisan ai neoeletti Chiara Braga e Armando Valli, deputata Pd e senatore Lega nord, «sarà importante avere interlocutori a Roma a prescindere del loro colore politico» ha dichiarato Alberto Bartezaghi (Fi).
Due le nomine successivamente approvate: Elio Rimoldi, sindaco di Veniano, siederà nel consiglio di amministrazione dell’Aler di Como, mentre Andrea Racheli, consigliere di Acsm s.p.a., sostituirà Luciano Scalora nella Commissione elettorale circondariale di Como.
Sbrigate le formalità e fatto un minuto di silenzio per la scomparsa di Antonio Tagliaferri, impiegato in Provincia per diversi anni, il consiglio è passato ad esaminare il primo ordine del giorno, che è poi stato l’unico affrontato: un progetto di riqualificazione di alcune aree di Cermenate ripresentato con alcune modifiche dopo che era già stato bocciato dal consiglio provinciale nello scorso novembre. Il progetto deve passare per il consiglio perché costituisce variante al Ptcp ed è proprio su questo punto che la maggioranza non ha trovato una linea comune.
Sia Mauro Guerra (Pd) che Giordano Minotti (Lega nord) hanno sottolineato come il nuovo progetto «insiste nella variazione della rete ecologica provinciale, motivo per cui era stato precedentemente respinto». «Abbiamo faticosamente approvato un Ptcp – ha aggiunto l’esponente leghista – che è espressione perfetta della pianificazione territoriale, non possiamo ora relegarlo in un angolo concedendo deroghe di edificazione». Al centro del dibattito un’area agricola di 11 mila metri quadri che il Comune di Cermenate vorrebbe trasformare da «zona tampone», cioè area verde protetta perché utile all’equilibrio ecologico di un territorio, a zona commerciale con la costruzione di una struttura di vendita e una di produzione.

A difesa dell’edificazione si è invece schierato Serafino Grassi (Fi): «L’area in questione è degradata e non è ricca di biodiversità. Non è accettabile che in nome della tutela del territorio bocciamo le istanze che aiutano lo sviluppo del territorio».
È entrato nel dibattito anche Renato Tettamanti (Prc) che ha fatto notare «le contraddizioni di un’amministrazione che mentre promuove l’agricoltura e i prodotti locali (vedi Agrinatura) vuole eliminare un’area agricola che, seppur povera di biodiversità, non sarà compensata da altri interventi. Senza contare che questo sarebbe contrario alle norme del Ptcp». E quando Fabio Moltrasio (Pse) sottolinea il disaccordo fra i due maggiori partiti della maggioranza e invita la Lega a dialogare con le altre forze politiche, gli esponenti di Fi e An fanno a gara a sottolineare che «la questione è marginale per cui non si può parlare di divisione della maggioranza». La votazione ha infine sancito il parere favorevole al progetto, nonostante il voto contrario delle minoranze e di tutto il gruppo della Lega nord, presidente Carioni compreso.
Prima della cena consiliare ad Agrinatura, l’assessore Francesco Cattaneo ha trovato il tempo per illustrare lo statuto di ComoAcqua s.r.l., la società patrimoniale che, come da legge regionale, gestirà la rete idrica della provincia. «Alla base del “Modello lombardo” – ha spiegato Francesco Cattaneo – c’è la filosofia di separare il servizio di erogazione dalla proprietà delle reti, che è appunto affidata alla patrimoniale. Questa società ha come unico socio fondatore la Provincia, ma è ovviamente aperta alla partecipazione dei Comuni, che possono entrare direttamente o tramite le società da loro controllate. Almeno nella fase iniziale non è prevista la partecipazione di soggetti privati». La Provincia, per statuto, manterrà comunque la partecipazione nella società con una quota di un punto percentuale maggiore rispetto a quella del Comune più rappresentato, mentre il diritto di voto sarà riconosciuto a tutti i Comuni della provincia in base all’estensione territoriale e alla popolazione residente. Lo statuto dovrebbe essere votato nell’assemblea provinciale di lunedì 12 maggio.
Fuori dall’aula invece, prima uscita pubblica dei comitati anti Garibaldina Bis. Una trentina di persone si sono date appuntamento nel cortile di Villa Saporiti per contestare il progetto della nuova strada provinciale che collegherebbe Como con Varese, monetizzata con il recente bilancio provinciale. «Quest’opera è innanzitutto uno scempio ambientale, perché taglia un’area boschiva che rimane l’unico polmone verde dell’olgiatese – ha dichiarato Lorenzo Ceolin, portavoce dei comitati – viene poi spacciato per risolutivo un progetto che prevede un collegamento di soli 7 km, da Albiolo a San Salvatore, quando invece basterebbe collegare tre rotonde della Briantea e il collegamento sarebbe compiuto, per davvero». I comitati aprono anche a soluzioni alternative, come il ripristino della ferrovia Grandate-Malnate o l’apertura della pista ciclabile che corre parallela ai binari «per cui abbiamo già un progetto che svilupperemmo autonomamente, senza chiedere soldi a nessuno» aggiungono.
Emblematici i cartelli che i manifestanti hanno mostrano ai fotografi, in particolare uno che recitava «stanchi di una politica che non ci vuole ascoltare», mentre l’assessore Cinquesanti liquidava le loro proposte: «La Garibaldina bis s’ha da fare». I cittadini, sempre più delusi, per bocca del portavoce dei comitati, hanno così attaccano una classe politica «che non è pronta per scelte moderne, cioè levare le macchine dalle strade favorendo il trasporto pubblico». [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

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