Carola Rackete

Video/ Rackete e Salis in Germania e in Italia per i diritti

A Milano il 19 maggio nell’inziativa di Alleanza verdi e Sinistra Il coraggio di osare è stata presentata da Roberto Salis la candidatura di Ilaria Salis capolista nel nord ovest. I ragionamenti di una scelta politica per liberare Ilaria si sono intrecciati con gli interventi di Nicola Fratoianni e della candidata della Linke tedesca Carola Rackete ex comandante della Sea Watch che nel 2019 senza permesso attraccò con migranti salvati in mare a Lampedusa e che per questo fu sottoposta da salvini a denunce e insulti poi censurati dalla magistratura.

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Care lettrici, cari lettori, può un presidio in una città fare la differenza? Di sicuro, quello di lunedì 1 luglio in supporto a ciò che Carola Rackete ha dovuto passare nelle ultime settimane ha rappresentato un momento per compattare quella Como che non vuole sottostare alle direttive di questo Governo. Nel frattempo, l’attacco costante alle ong non si ferma: sarà questa l’occasione per farci sentire più uniti? Su questo numero di ecoinformazioni parliamo inevitabilmente di questo tema nazionale. Non mancano però gli appuntamenti e le iniziative del comasco, con la conclusione della mostra TERRA! e un report dal Brasile che resiste allo sfruttamento, la nascita dell’impresa sociale Miledou che si occuperà di coltivare arnie grazie al progetto di Auser Como Agricoltura Solidale e tante altre notizie che quotidianamente divulghiamo per una informazione condivisa e partecipata. Buona lettura.

 

Obbedire alle leggi giuste/ Presidio in solidarietà a Carola

Foto Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni.

Nella serata di lunedì 1 luglio alcune centinaia di persone hanno dato vita a un presidio in solidarietà a Carola Rackete, capitana della Sea Watch 3 approdata, per permettere ai migranti salvati di essere finalmente assistiti, a Lampedusa sabato 29 giugno e, ora sotto processo per resistenza, favoreggiamento e tentato naufragio doloso.

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1 luglio/ Presidio di Csf per un porto sicuro per l’umanità

Non è facile, in tempi come questi, appellarsi alla legge. La legge dovrebbe essere uguale per tutti – così almeno recita la frase che campeggia sulle pareti di tutti i tribunali. Ma la legge – qui, ora – non lo è più. Non lo è per le persone che migrano, non lo è per le persone e le organizzazioni che cercano di ridurre il danno, soccorrendole e accogliendole. Eppure, anche in tempi come questi, osiamo appellarci alla legge.

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