I carri armati di Como senza frontiere contro le banche armate
«Arrivano i carri armati». Centinaia di carri “armati” di volantini, sono giunti a Como per sostenere la XX marcia per i nuovi desaparecidos della rete Como senza frontiere, che si è svolta sabato 13 gennaio a Como, in via Florio da Bontà. Rumori di spari e esplosioni di ordigni, in sottofondo, scandivano i passi dei marcianti. Attivisti e attiviste di Csf, leggendo cifre carcihe di tristezza e di amarezza, si alternavano ai rumori, altri montavano e distribuivano gli origami.

La fama di Como sembra legarsi, quasi fatalmente, all’aspetto dell’accoglienza. La stessa città che ospita decine di eleganti alberghi con vista su lago e montagne, magnificata da milioni di foto che girano per la rete ispirando ancor più persone a visitarla, si pone in modo assai diverso quando si parla di ospitare e prendersi cura degli “ultimi”, quale che ne sia la provenienza. «Prima gli italiani», argomentano alcuni (anzi, molti); allo stato attuale, sarebbe forse più onesto – anzi tautologico – riformulare con prima i primi.

La manifestazione E questo è il fiore di sabato 9 dicembre si è svolta non al Monumento alla Resistenza come inizialmente previsto, ma nei pressi del Tempio voltiano, richiamando migliaia di persone, tra cui molti partiti, associazioni e sindacati. Presenti, tra gli altri, sei ministri (Delrio, Fedeli, Madia, Martina, Orlando, Pinotti), Laura Boldrini, presidente della Camera, Susanna Camusso, segretaria Cgil nazionale, Matteo Renzi, segretario del Pd, partito organizzatore della manifestazione che è stata condotta da Alessandro Alfieri, segretario regionale dem, dopo un’introduzione musicale del gruppo 7grani che ha anche suonato brani storici nel corso della mattinata, congedando la folla (“di diecimila persone” è stato detto dal palco, più probabilmente sulle tremila) con Bella Ciao.
L’associazione Legambiente, a livello locale e nazionale, si unisce alle espressioni di solidarietà e sostegno nei confronti dei volontari della rete Como senza frontiere, oggetto di una azione intimidatoria da parte di un gruppo neofascista.
