Francesco Vignarca

22 ottobre/ La Pace possibile: il disarmo

mani paceFrancesco Vignarca, coordinatore Rete nazionale per il disarmo, «parlerà della Campagna per il disarmo e la difesa civile promossa dalle organizzazioni del Movimento per la Pace e la nonviolenza per dare centralità alla nostra Costituzione che “ripudia la guerra” (Art.11)» giovedì 22 ottobre alle 21 a Villa Ferranti, in piazza Umberto I, a Figino Serenza.

9 maggio/ A La Feltrinelli per la difesa nonviolenta e non armata

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Sabato 9 maggio la libreria La Feltrinelli di Como ospiterà per tutto il giorno un banchetto della campagna  per offrire a chiunque non abbia avuto ancora l’occasione di poter passare e con la propria firma dare il proprio sostegno alla Campagna Un’altra difesa è possibile.

Più di mille firme raccolte: è il risultato della campagna del Comitato lariano Altra difesa possibile per la legge d’iniziativa popolare che mira a istituire un dipartimento della Difesa Civile non armata e nonviolenta. I prossimi appuntamenti a Lurate Caccivio, Cantù e Como.

Anche in provincia di Como associazioni ed enti locali sono al lavoro per le ultime battute della campagna Un’altra difesa è possibile. Una mobilitazione nazionale, lanciata dalle principali Reti del servizio civile e del pacifismo, che punta alla promozione di una Legge di iniziativa popolare per la costituzione di un Dipartimento della difesa civile non armata e nonviolenta. La campagna è in corso da mesi in tutta Italia e ha già ricevuto il sostegno di molti sindaci. In provincia di Como sono stati diversi i comuni che si sono impegnati  per la raccolta di firme: Albiolo, Como, Cantù, Cavallasca, Cucciago, Fino Mornasco, Lurate Caccivio, Lurago d’Erba, Menaggio, Olgiate Comasco, Uggiate Trevano e Villa Guardia. Le firme inoltre possono esser fatte anche nei comuni di Alzate Brianza, Brenna, Cermenate, Erba, Lomazzo, Moltrasio, Monguzzo.
Nell’ultima settimana saranno tre gli appuntamenti per rispondere all’appello finale.
La prima occasione sarà mercoledì 6 maggio alle ore 20.45 alle le Scuole di via Volta insieme al Comune di Lurate Caccivio. Nel corso della serata Francesco Vignarca, coordinatore della Rete italiana per il disarmo, e Mauro Oricchio, direttore del Coordinamento comasco per la Pace, presenteranno i contenuti dell’iniziativa di democrazia diretta.
La seconda opportunità sarà a Cantù venerdì 8 maggio nell’Aula magna del Liceo scientifico Fermi in occasione del terzo appuntamento della rassegna I venerdì della storia, l’incontro con il giornalista Marco Belpoliti promossa dal Comune di Cantù in collaborazione con il Liceo E. Fermi di Cantù e il Coordinamento comasco per la Pace.
Per concludere ci sarà l’ultimo appuntamento a Como nella giornata di sabato 9 maggio.
La libreria La Feltrinelli di Como ospiterà per tutto il giorno un banchetto della campagna proprio per offrire a chiunque non abbia avuto ancora l’occasione di poter passare e con la propria firma dare il proprio sostegno alla Campagna Un’altra difesa è possibile.

«Come Comitato Promotore comasco di “Un’altra difesa è possibile” crediamo che sia importante che anche il nostro territorio si faccia sostenitore di questo percorso innovativo; la Proposta di Legge di Iniziativa Popolare “Istituzione e modalità di finanziamento del Dipartimento della Difesa Civile non armata e nonviolenta” intende ridefinire i concetti di difesa, sicurezza, minaccia. In che modo? Dando centralità alla Costituzione che “ripudia la guerra” (art. 11), affermando la difesa dei diritti di cittadinanza e affidando ad ogni cittadino il “sacro dovere della difesa della patria” (art. 52). Per fare ciò occorre organizzare la preparazione di mezzi e strumenti non armati d’intervento nelle controversie internazionali per la difesa dell’integrità della vita, dei beni e dell’ambiente dai danni che derivano dalle calamità naturali, dal consumo di territorio e dalla cattiva gestione dei beni comuni. Questi sono i veri nemici della Patria e delle cittadine e cittadini di questo Paese.
La campagna, promossa dalle sei Reti nazionali che raggruppano oltre 200 associazioni della società civile italiana, del mondo del pacifismo, della nonviolenza, del disarmo, del servizio civile, della cultura, dell’assistenza, dell’ambientalismo, del sindacalismo, vuole dunque dare piena attuazione all’articolo 52 della nostra Costituzione (la difesa della patria) istituendo nel nostro ordinamento forme di Difesa Civile, in coerenza con l’articolo 11 (il ripudio della guerra). La proposta include l’istituzione di Corpi Civili di Pace e di un Istituto di Ricerca su Pace e Disarmo, per dare vita a un sistema di difesa che garantisca la sicurezza umana della popolazione e i valori costituzionali, non i confini della nazione, e che operi in sinergia con Protezione Civile, Vigili del Fuoco e Servizio Civile».

24 gennaio/ Vignarca a Human factor

VignarcaPer parlare di Disarmo e neutralità attiva e di nuove politiche di Pace a Human factor ci sarà anche Francesco Vignarca. Il pacifista comasco, coordinatore della Rete disarmo, animerà sabato 24 gennaio dalle 13,30 alle 16,30 a uno dei Laboratori tematici per decidere insieme i passi da fare. Questi i temi in discussione:  «Dalle spese militari al dividendo di pace. La riduzione delle spese militari, a partire dalla cancellazione del programma F35, si deve accompagnare ad una rielaborazione delle strategie di politica estera e di difesa per dare priorità alle dimensioni civili della sicurezza, la diplomazia di pace, la prevenzione e gestione diplomatica e nonviolenta dei conflitti. Per una pratica di neutralità attiva che permetta di affrontare le sfide poste dalle guerre asimmetriche e contrastare il ritorno alle logiche di guerra fredda con conseguente riarmo nucleare a seguito della crisi ucraina, ed all’inasprirsi di tensioni che rischiano di diventare strutturali tra l’Europa e Mosca. Dal disarmo nucleare alla ridiscussione della partecipazione dell’Italia alla Nato, al rafforzamento delle capacità politiche e diplomatiche dell’Europa e delle Nazioni Unite». Contributo alla discussione da Sel Veneto. Relatori: Francesco Vignarca (coordinatore Rete Disarmo) Antonsergio Belfiori (delegato nazionale Cocer interforze rappresentanza dei militari), Franco Uda (Arci). Coordinano: Donatella Duranti e Michele Piras (deputati Sel)

Rinnovato il consiglio CcP/ Entra Como/ Un’altra difesa è possibile

un_altra_difesaAssemblea del Coordinamento comasco per la Pace, il 2 ottobre, Giornata internazionale della nonviolenza e vigilia del 3 ottobre quando Gabriele Moreno Locatelli fu ucciso a Sarajevo. Nell’assemblea gli e le aderenti al sodalizio pacifista hanno eletto il nuovo Consiglio di amministrazione (si chiama così il Consiglio direttivo del Coordinamento) nel quale per la prima volta entra il Comune di Como con il il delegato del sindaco Mario Forlano. Gli/ le  eletti/ e (cinque in rappresentanza dei Comuni e altrettanti delle associazioni, 4 femmine, 6 maschi) sono: Domenico Alvaro, Mario Forlano, Elisa Guarascio, Gionata Girgi, Nicole Sartori, Francesco Beretta, Roberto Caspani, Marco Freri, Laura Nava e Emona Pepaj. Nella prima riunione il consiglio sceglierà tra i rappresentanti delle amministrazioni comunali il presidente. Nell’assemblea Francesco Vignarca, coordinatore della Rete italiana disarmo,  ha illustrato la Campagna Un’altra difesa è possibile che si articolerà nella raccolta di firme per la legge di iniziativa popolare Istituzione e modalità di Finanziamento del Dipartimento della Difesa civile non armata e nonviolenta. Guarda il video dell’intervento di Vignarca.

F35/ Sel e M5s: cancellare, Pd: dimezzare (forse)

f35In vista della discussione sulla questione che dovrà perfezionarsi alla Camera nei prossimi giorni, il Partito democratico ha depositato una mozione che chiede il dimezzamento dell’impegno di spesa. Solo dopo questo passaggio in aula il testo della relazione già passata in Commissione smetterebbe di essere una semplice analisi diventando invece un atto di indirizzo vincolante per il governo. Due invece le mozioni (Sel e M5s) ispirate alle posizioni di Taglia le ali alle armi che chiedono la cancellazione totale del programma. Leggi l’articolo di Francesco Vignarca su Altraeconomia.

Basta armi a Israele/ Allora è possibile. E l’Italia tace

armiembargoFrancesco Vignarca, Coordinatore della Rete italiana per il disarmo, su Il manifesto illustra come sia non solo necessario ma del tutto possibile interrompere la fornitura di armi italiane a Israele. Leggi l’articolo nel seguito del post.

«Allora sembrerebbe davvero possibile. La richiesta, già avanzata dalla Rete Italiana per il Disarmo all’immediato scoccare degli attacchi su Gaza, di un embargo e uno stop delle forniture militari verso Israele si può davvero fare. Così ci dicono le cronache di queste ora e così ci sottolinea la decisione presa dal governo spagnolo. Madrid ha infatti deciso di “bloccare temporaneamente” le vendite di attrezzature militari a Israele, in conseguenza del conflitto aperto di Gaza, con una decisione presa lo scorso Giovedì in una riunione della commissione interministeriale incaricata del commercio con l’estero Difesa e Dual-Use (Jimddu) alla presenza, tra gli altri, di funzionari della Presidenza del Governo e dei Ministeri dell’Economia, degli Esteri, della Difesa e delle Finanze.

Già qualche giorno fa si era mosso anche il governo britannico di Cameron, facendo partire una revisione di tutte le licenze di esportazione armata che l’esecutivo di Sua Maestà Britannica ha negli ultimi tempi concesso verso il governo Netanyahu. Un portavoce governativo ha esplicitamente dichiarato che “Chiaramente l’attuale situazione è cambiata rispetto al momento di concessione di alcune licenze, e le stiamo dunque rivalutando alla luce della condizione attuale”.

In tutto questo dobbiamo ricordare che l’Europa nel suo complesso è il secondo principale fornitore di armamenti e sistemi militari a Israele, preceduti solo dagli Stati Uniti. Negli ultimi dieci anni i paesi dell’Unione hanno concesso licenze per l’esportazione di armi e sistemi militari verso Tel Aviv per un valore complessivo di oltre 2 miliardi di euro, di cui oltre 600 milioni di euro nel solo 2012. Per questo motivo la richiesta di embargo avanzata inizialmente da Rete Disarmo è stata estesa e poi fatta propria dal coordinamento europeo Enaat che raggruppa le principali reti disarmiste del continente. Nel caso particolare italiano la preoccupazione si rivolge anche alle previste, e non ancora cancellate nonostante le dichiarazioni della Difesa, esercitazioni aeree congiunte con l’Air Force Israeliane: prove di bombardamento in Sardegna.

L’evidenza dei dati proposti dimostra l’importanza di chiedere ai Governi dell’Unione una presa di posizione forte, considerando anche come dal 2002 non risultino (secondo i dati ufficiali) esportazione di armi verso l’Autorità Palestinese. Stiamo dunque parlando di una questione di responsabilità: occorre partire da scelte davvero concrete nel cercare di disinnescare l’attuale livello di conflitto, prima di passare ad un tentativo complesso di costruzione di una soluzione politica e di pace. Una responsabilità mostrata anche dalla sottosegretario agli Esteri britannica Sayeeda Warsi che ha deciso di rassegnare le proprie dimissioni dall’esecutivo per un profondo dissenso nei confronti della politica su Gaza. L’esponente dei Conservatori non ha fatto direttamente cenno alle scelte sull’export militare ma ha sottolineato come “L’approccio e il linguaggio usati durante la presente crisi di Gaza sono moralmente indifendibili, non rispecchiano gli interessi nazionali della Gran Bretagna e avranno una cattiva influenza sulla nostra reputazione sia all’estero che in casa”.

In questo contesto non è certamente positivo il silenzio del Governo italiano, che pure la scorsa settimana ha ricevuto nella persona del Viceministro agli Esteri Pistelli una delegazione delle reti pacifiste italiane, che hanno ovviamente segnalato nei particolari queste problematicità. Se da un lato può essere vero che la Presidenza di turno UE in un certo senso “leghi le mani”, perché occorre seguire una posizione che sia equilibrata rispetto a tutti 28 membri dell’Unione, dall’altro potrebbe essere invece uno stimolo ad andare oltre una situazione di assoluta abulia. Non bastano infatti la gestione dell’emergenza e il tentativo di portare aiuti, come avvenuto proprio ieri contro un aereo partito da Roma, ma bisogna anche cercare di ragionare ad un livello più ampio e non solo legato all’ultimo passo che conduce ad una guerra.

Come già ricordato è una questione di responsabilità, e gli armamenti non possono essere considerati una qualunque merce da spingere solo per migliorare il commercio estero e il fatturato delle nostre aziende del settore. Le armi sono il motore delle guerre e dei conflitti e come tali ogni loro fase (dalla produzione all’uso finale) deve esser quantomeno attentamente monitorata con la massima attenzione. In questo senso la preoccupazione di Rete Disarmo è alta anche nei confronti della continua perdita di trasparenza nei dati relativi all’export militare italiano. La nostra legge 185/90, che regola il settore e nei principi rimane ancora tra le più avanzate a livello internazionale, perde tutta la propria portata innovativa se il Governo non fornisce al Parlamento dati semplici e chiari per poter discutere la politica estera sottesa alle vendite di armi. O forse questa trasparenza mancante serve a non poter entrare nel merito delle autorizzazioni rilasciate dalle nostre autorità governative? Ricordiamo infatti che il cuore fondante della legge, definito proprio all’articolo uno, impedisce una vendita di armamenti a Stati che siano in condizione di conflitto armato. Come ciò si concili con il fatto che il nostro Paese sia stato negli ultimi anni il principale fornitore militare di Israele è forse un mistero che qualcuno dovrebbe aiutarci a sciogliere». [Francesco Vignarca, da Il manifesto]

A Cantù per la pace, la libertà e la giustizia in Palestina

Oltre un centinaio di persone hanno raccolto l’invito del Coordinamento comasco per la Pace di trovarsi a Cantù nella serata del 16 luglio 2014 per contribuire alla mobilitazione nazionale promossa dalla Rete della Pace e dalla Rete italiana disarmo.

In largo XX settembre, di fronte al Municipio di Cantù, sono intervenuti Francesco Vignarca ed Egidia Beretta. In collegamento telefonico Valentina, giovane cooperante italiana fino a qualche tempo fa a Gaza e ora in Cisgiordania, ha portato una testimonianza particolarmente accorata sulla situazione della popolazione a Gaza e nei territorio occupati, ha ricordato come gli attacchi dell’esercito israeliano stiano colpendo soprattutto i civili, senza escludere né ospedali né scuole, e ha sottolineato che un modo per cercare di contrastare la crescente violenza contro le popolazioni è adottare politiche di boicottaggio e sanzioni nei confronti di Israele.

Nel suo intervento, Francesco Vignarca ha messo l’accento sul fatto che l’Italia è la maggiore fornitrice di sistemi d’arma dello stato di Israele, e questo in aperta violazione delle regole che lo stesso stato italiano si è dato, secondo cui non dovrebbero esserci forniture nei confronti degli stati belligeranti e di quelli che non rispettano i diritti umani. Un modo per contribuire alla soluzione dei problemi del Medio Oriente è quindi quello di pretendere che gli stati europei, e l’Italia in primo luogo, non alimentino la spirale di guerra e violenza.

Egidia Beretta, a partire da alcune pagine scritte dal figlio Vittorio Arrigoni durante gli attacchi israeliani su Gaza nel 2009, ha voluto sottolineare che i morti di questi giorni vengono da lontano, vengono dall’occupazione e dalla repressione che sono esercitate sulla popolazione palestinese da decenni e si riflettono anche su una crescente  militarizzazione dello stesso Israele. Le genti di Palestina e Israele hanno bisogno non solo di pace ma anche e prima di tutto di giustizia. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Egidia Beretta e Francesco Vignarca prima dell’intervento.

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Il momento di silenzio alla fine del presidio.

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16 luglio/ Per Pace, libertà e giustizia in Palestina

FIACCOLATAPACEDi fronte all’ennesima esplosione della violenza e di morti in Palestina il Coordinamento comasco per la Pace aderisce alla mobilitazione nazionale promossa dalla Rete della Pace e dalla Rete italiana disarmo. Tutte e tutti sono invitati/ e a partecipare al presidio che si terrà mercoledì 16 luglio alle  20,30 in Largo XX settembre a Cantù. ​Sono previsti gli interventi: Basta morti in Palestina con Egidia Beretta e Basta armi prodotte in Italia con Francesco Vignarca​. Leggi e diffondi l’Appello alla mobilitazione del 16 luglio di Rette della Pace e e Controllarmi che ha già ricevuto l’adesione di moltissime realtà. Scarica e diffondi la locandina dell’iniziativa a Cantù.

 

Si vis pacem, para pacem

Pic 003“Se vuoi la pace, prepara la pace”. Tredicimila persone, nel sessantanovesimo anniversario della Liberazione, sono tornate undici anni dopo ad abbellire l’arena di Verona con i colori arcobaleno della nonviolenza. Guarda le foto di Silvia Mascheroni. 

«La Pace è l’inizio di tutto». Un augurio, una speranza e un impegno che il popolo pacifista ha deciso di prendersi nella giornata di venerdì 25 aprile. Dopo undici anni, infatti, all’Arena di Verona si è tornati a raccontare la Pace.
Tredicimila persone hanno aderito all’appello promosso dall’Arena di Pace e Disarmo (da Como, un pullman più qualche macchina organizzati dal Coordinamento Comasco per la Pace); una costellazione variegata, composta prevalentemente dall’associazionismo cattolico e laico e dal mondo sindacale (leggi la lista dei sottoscrittori).
«Da qui riparte la speranza», ha detto ai giornalisti un emozionato padre Alex Zanotelli. Non un punto d’arrivo, quindi, ma una tappa in cui rilanciare un futuro che abbia al centro i valori del rispetto e della nonviolenza. Nel 2003 lo slogan recitava “Per la Pace mi espongo”. Era il periodo delle manifestazioni oceaniche contro l’intervento militare in Afghanistan e in Iraq, quando 110 milioni di persone marciarono in tutte le nazioni per opporsi alla guerra. Un movimento definito dal New York Times «la seconda superpotenza mondiale».
Dopo undici anni la situazione è differente, ma altri conflitti si sono aggiunti alla lista, anche alle porte d’ingresso dell’Europa. «E di fronte alla drammatica crisi economica e sociale del Paese, – ha spiegato Mao Valpiana, presidente nazionale del Movimento Nonviolento – vogliamo fare un passo in avanti, promuovendo congiuntamente la Campagna per il disarmo e la difesa civile, lanciando la proposta di legge d’iniziativa popolare per l’istituzione e il finanziamento del Dipartimento per la difesa civile, non armata e nonviolenta».
Alle 14, orario di apertura dei cancelli, una moltitudine di bandiere arcobaleno ha invaso (pacificamente, manco a dirlo) l’anfiteatro. Dal palco si sono alternate, per tutto il pomeriggio, musica e parole: particolarmente apprezzato il discorso di don Luigi Ciotti, centrato su inclusione ed esclusione e quello di Renato Accorinti, sindaco di Messina, che ha spronato i presenti a «fare qualcosa adesso».
Si è parlato anche di F35: migliaia di aeroplanini di carta si sono alzati in aria e hanno disegnato traettorie colorate nel cielo sereno di Verona. «Finora il governo – ha osservato Francesco Vignarca, coordinatore di Rete Disarmo – si è limitato a rinviare l’acquisto di qualche aereo a dopo il 2020, ma al di là delle voci e degli annunci a effetto, l’impegno finanziario complessivo rimane quello da 14 miliardi per 90 cacciabombardieri. Chiediamo a Renzi di rispettare sia le prerogative del Parlamento, sia la posizione maggioritaria del suo stesso partito, ormai contraria agli F35 come lo è la maggioranza degli italiani». Anche da Maurizio Landini (Fiom Cgil) e Gianni Alioti (Fim Cisl) è arrivato un netto no agli F 35.
Gad Lerner si è scagliato invece contro il sindaco Flavio Tosi e l’ordinanza che vieta di dare cibo ai bisognosi in alcune aree del centro durante la stagione turistica. «Tratta le persone come piccioni o animali molesti cui è vietato dare cibo. – ha detto il giornalista – Con sobrietà noi tutti qui presenti, tutte le associazioni, possiamo impegnarci in una risposta pacata di disobbedienza civile. L’aggettivo civile, forse, lo dobbiamo insegnare al signor sindaco di questa città».
Simone Cristicchi e Eugenio Finardi hanno salutato, attraverso le loro note musicali, il popolo pacifista che con calma e allegria ha lasciato l’Arena. “La resistenza oggi si chiama nonviolenza. La liberazione oggi si chiama disarmo”, era la scritta che compariva su alcuni stendardi. Venerdì 25 aprile la bandiera arcobaleno e quella della resistenza sono tornate a sventolare insieme. E, guarda caso, il sole a Verona splendeva alto nel cielo. [Andrea Quadroni, ecoinformazioni]

Video/ Verso il 25 aprile di Pace e disarmo

vignarcaoricchioLa sala consiliare del Municipio di Lurago d’Erba ha accolto il 10 aprile il dibattito Disarmo e non violenza – due binari per costruire la Pace con Francesco Vignarca, coordinatore nazionale della Rete Italiana per il disarmo e Mauro Oricchio, direttore del Coordinamento comasco per la Pace, in vista di un’ Arena di pace e disarmo del prossimo 25 aprile. Già on line tutti i video  di Valentina Rosso dell’iniziativa sul canale di ecoinformazioni.

Presto on line sul canale di ecoinformazioni tutti gli altri video.

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