Invalsi

23 aprile/ Contro l’Invalsi: «Pesa pesa, la pecora non ingrassa»

Con questo slogan (degli allevatori di pecore irlandesi: pesarle non le fa ingrassare; misurarlo non fa progredire l’apprendimento), proposto in italia dalla rivista di idee per l’educazione comasca école, ci sembra si possa evidenziare la follia e l’ascentificità del carrozzone Invalsi assurto a dominatore della qualità della scuola italiane e in realtà mortificatore di intelligenze e di professionalità sacrificate al moloch della misurazione di ciò che è immisurabile con l’assurdo travisamento della giusta necessità di valutare (dare valore), trasformata in misurare qualche parametro scelto a caso di processi complessi con lo scopo non dichiarato di costruire un potente strumento di irreggimentazione, costrizione delle diversità essenziali per lo sviluppo di processi cognitivi non banali o più miseramente di controllo della subordinazione degli insegnati a esecutori di canoni ministeriali.  Lunedì 23 aprile a Porta Torre  a Como Prc e Gc invitano contro l’Invalsi a un’assemblea dalle 15,30. 

Meglio l’olio di ricino

GiuliaStoria vera. La buona scuola per me oggi: due insegnanti (due dei diecimila in tutta Italia) io e una mia valorosa collega, tastierista velocissima, entrambi impegnati a trascrivere per tre ore (30mila ore in tutta Italia) i dati del questionario sociologico dell’Invalsi di una sola classe a mano sul pc da un modulo predisposto per la lettura ottica, leggibile quindi automaticamente in pochi secondi ma affidato al lavoro punitivo, non retribuito di paria. Una vera e propria purga assegnata ai docenti e alle docenti, un’umiliazione professionale e un oltraggio alla logica, alla tecnologia, al lavoro e alla decenza. Meglio l’olio di ricino, pensaci Invalsi. [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]

Basta test senza né scienza né senso

Inatteso e positivo risultato della mobilitazione di  tanti insegnanti, genitori e studenti e cittadini (in totale più di 4.700) che hanno sottoscritto on line o su carta l’emendamento che voleva rendere i test Invalsi più scientifici (a campione, come nel resto d’Europa), più fruibili per le scuole (per favorire il processo di autovalutazione) e contenerne i costi esorbitanti che l’art. 51 intende in parte scaricare sulle scuole e sui docenti, obbligandoli a gestirli gratuitamente. La proposta animata da un cartello di associazioni della scuola e sostenuta anche dalla rivista comasca école è diventata un Ordine del giorno approvato dal governo. Leggi il comunicato dei promotori dell’iniziativa. (altro…)

L’urlo della scuola contro l’Invalsi

Primo risultato positivo della mobilitazione contro l’Invalsi a cui ha partecipato a Como la rivista école. Idee per l’educazione. Idv e Pd hanno depositato in Commissione affari costituzionali l’emendamento sostitutivo dell’art. 51, c.2 (potenziamento Invalsi) sottoscritto da oltre 2.700 insegnanti, genitori e studenti di tutta Italia. Obiettivo 10.000 firme di adesione entro il 26 marzo. Il 28 marzo va in aula al Senato il decreto semplificazioni (n.5 del 9/02/12). L’art. 51, c.2 si propone di rendere obbligatorie per 3 milioni di studenti all’anno le prove di valutazione standardizzate predisposte dall’Invalsi, di cui negli scorsi anni molti insegnanti, genitori e studenti hanno contestato la metodologia e la scientificità. (altro…)

Libertà di insegnamento e controlli dall’esterno

I problemi posti dalla pretesa di imporre alla scuola i test Invalsi. La questione Invalsi ha degli aspetti immediati e altri di lungo periodo. Scatena forme di resistenza, è una fase dello scontro permanente tra scuola ministeriale (dominante e prepotente ma vuota) e scuola degli insegnanti, perdente ma “piena” e quindi mai del tutto omologabile. Questa lotta si ripete sotto i governi di ogni colore e la resistenza degli insegnanti non è corporativa perché con tutte le sue miserie e grandezze la scuola degli insegnanti è finora quasi l’unica incarnazione  della scuola di polis, dell’educazione sociale  laica e in tendenza anche di pace (i governi finiscono sempre per accostare la scuola alla guerra e al mondo militare), e lo sarà ancora quasi da sola, almeno fino a quando non avremo una vera nuova ondata di domanda sociale di istruzione, con rivendicazioni qualitative e non solo quantitative ben determinate da parte di famiglie e scolari, imprese e intellettuali,  cosa che sembra abbastanza lontana. Leggi il seguito dell’articolo di Paolo Chiappe nello Spazio telematico di école che dedica la sua “Officina” al tema De merito.

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