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Mostre/ L’antichità e la modernità di Winckelmann al m.a.x. museo di Chiasso

Tra le personalità storiche che hanno contribuito a modellare l’idea stessa di cultura e di arte sull’orizzonte europeo, Winckelmann gode sicuramente di un posto preminente, talmente importante da essere passato anche a livello scolastico, così che l’abbinamento tra il suo nome e l’arte classica, se non proprio popolare può essere considerato abbastanza diffuso.

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Angelika Kauffmann, Ritratto di Winckelmann

 

Johann Joachim Winckelmann raggiunse questo risultato nel corso di una vita di studio abbastanza breve (nato nel 1717, morì a soli cinquantuno anni, ucciso durante un tentativo di furto), anche se assai intensa (le sue opere, nella prima collezione completa pubblicata in lingua italiana, riempiono ben dodici volumi). Accanto alle sue opere più note, che – appunto – hanno contribuito in maniera determinante a costruire la metodologia storica, ce ne sono alcune che sono rimaste a margine, anche perché considerate incompiute; tra queste, i Monumenti antichi inediti, imponente rassegna visiva sull’arte classica, cui è dedicata la mostra del m.a.x. museo di Chiasso che si apre sabato 5 febbraio 2017. L’opera si presta a un’esposizione proprio per il suo carattere di raccolta di immagini (208 quelle effettivamente inserite nei primi due volumi, ma lo studioso avrebbe voluto dar seguito all’opera con almeno un ulteriore tomo): un progetto straordinariamente moderno e pienamente inserito nel clima culturale dell’epoca, che negli stessi anni conosce la realizzazione delle tavole illustrative dell’Encyclopedie di Diderot e d’Alembert.

Nella mostra, curata da Stefano Ferrari, vicepresidente dell’Accademia Roveratana degli Agiati e tra i più importanti studiosi di Winckelmann in Italia, e da Nicoletta Ossanna Cavadini, direttrice del m.a.x. museo di Chiasso, sono esposte tutte le tavole predisposte per la pubblicazione, insieme a numerosi esemplari delle varie edizioni dell’opera, pubblicate tra Sette e Ottocento, e molti volumi di altri autori a dimostrazione della profonda influenza di quest’opera (e, più in generale, del pensiero winckelmanniano) sulla cultura dell’epoca. In più l’esposizione accosta alcuni reperti originali, messi a disposizione dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, partner nell’organizzazione della mostra, in modo che si possa con immediatezza verificare i criteri di traduzione dalla realtà dei “monumenti” all’immagine disegnata, che è ovviamente radicalmente “diversa” e fortemente interpretativa. Infine, c’è anche una piccola sezione per così dire biografica, in cui sono presentati alcuni ritratti di Winckelmann, tra cui una copia di quello dipinto da Angelika Kauffmann (altra personalità fondamentale per comprendere il cambio di paradigma nella valutazione della cultura classica), questa volta sul piano del concreto fare artistico).

L’esposizione di Chiasso è dunque un percorso di ricerca assai approfondito (che presenta molte opere poco note, e alcune addirittura inedite), dedicato a uno snodo centrale del percorso che dalla riscoperta e dalla rivalutazione dell’antichità conduce alla piena modernità: se ne coglie il riflesso proprio nel gigantesco sforzo di “promozione” e di “comunicazione” insito nell’operazione editoriale di Winckelmann, che per il suo obiettivo mise all’opera una squadra di disegnatori e incisori, e si fece produttore in senso stretto (la prima edizione, in effetti, uscì dai torchi “a spese dell’autore”). Certo, la mostra non è facile: la serie di fogli stampati, intercalati con parecchie matrici originali, è opera di studio, e concede assai poco alla fantasia; la maggior parte dei disegni ricade nella categoria del rilievo, piuttosto che in quella dell’illustrazione. D’altra parte, basta lasciarsi prendere dal piacere del dettaglio o, se si preferisce, dalla sete di conoscenza dell’ideatore per apprezzare il senso complessivo dell’operazione, e le curiosità non mancano. In qualche caso, per esempio, l’obiettivo di documentare appieno un’opera induce alla realizzazione di numerose “riprese” da differenti punti di vista: il nostro modo “totale” di guardare (che ci sembra nato con i moderni mezzi di riproduzione e con la loro diffusione via web) trova evidentemente qui la sua origine.

Come ormai ci ha abituato il m.a.x. museo, alla mostra sono affiancati varie occasioni di approfondimento e di incontro: concerti, visite guidate, conferenze, laboratori per i più piccoli.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

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Tre vedute dell’allestimento della mostra di Chiasso

 

J.J. Winckelmann (1717-1768)

I “Monumenti antichi inediti” – Storia di un’opera illustrata

a cura di Stefano Ferrai e Nicoletta Ossanna Cavadini

m.a.x. museo

via Dante Alighieri 6, Chiasso

5 febbraio – 7 maggio 2017

 

Orari: martedì-domenica ore 10.00-12.00, 14.00-18.00, lunedì chiuso

info: 0041 91 695 08 88, info@maxmuseo.ch, http://www.centroculturalechiasso.ch

 

Ingresso

Intero: CHF/Euro 10.-

Ridotto (AVS, AI, studenti, TCS, TCI, FAI SWISS, FAI, convenzionati): CHF/Euro 7.-

Scolaresche e gruppi di minimo 15 persone: CHF/Euro 5.-

Metà prezzo: Chiasso Card

Gratuito: bambini fino a 7 anni, giornalisti, Passaporto Musei svizzeri, ICOM, Visarte, Aiap, associazione amici del m.a.x. museo

 

 

 

Donazioni: in mostra a Chiasso percorsi di creatività contemporanea

È visitabile dal 12 novembre 2016 fino all’8 dicembre la nuova mostra del centro culturale di Chiasso, allestita allo spazio officina e dedicata – per la prima volta – alle proprie collezioni museali.

Il centro museale di Chiasso è giovane, fondato sulle due realtà del m.a.x.museo e dello Spazio Officina: risale al 2005 l’iniziativa della Fondazione Max Huber-Kono poi raccolta nel 2010 dall’amministrazione comunale di Chiasso. L’intenso lavoro, soprattutto espositivo, di questi anni ha prodotto i suoi frutti: molti artisti hanno riconosciuto nei piccoli e attivi musei di Chiasso un possibile approdo, soprattutto nel campo della grafica, che è uno dei terreni di elezione del m.a.x.museo, nato per valorizzare la memoria e sviluppare le relazioni culturali di Max Huber, uno dei grandi esponenti della cultura grafica del Novecento.

Sono così arrivate a Chiasso, come Donazioni (è il titolo della mostra), molte opere di personalità artistiche contemporanee, a volte a seguito di mostre tenutesi proprio al m.a.x.museo (come per Dario Fo e Gillo Dorfles) ma in molti altri casi sono semplicemente un segno di affetto e di interesse.

Nella mostra soni esposti oltre cento esemplari, appartenenti tanto ai linguaggi figurativi e quanto a quelli astratti (sia geometrici che informali), fondati tanto sul rapporto bianco-nero quanto sui colori; sono rappresentate molte scelte stilistiche dall’arte povera allo spazialismo, dal graphic design alle contaminazione con la fotografia.

Il catalogo ha l’originale forma di un “raccoglitore di schede, con l’intento di rendere evidente sia il lavoro di “schedatura” e di “accumulo” del materiale, sia la sua provvisorietà nella speranza di ampliare continuamente le collezioni.

L’ampio e sobrio ambiente dello Spazio Officina valorizza l’esposizione, pensata per un pubblico curioso, non necessariamente di addetti ai lavori.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Un momento della conferenza stampa di presentazione

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Alcune vedute dell’esposizione

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Donazioni I. Percorsi della creatività dal Novecento al nuovo Millennio

a cura di Luigi Sansone e Nicoletta Ossanna Cavadini

Spazio Officina

via Dante Alighieri 4

Chiasso

12 novembre 2016 – 8 dicembre 2016

 

Orari: martedì-venerdì ore 14.00-18.00, sabato-domenica ore 10.00-12.00 14.00-18.00, lunedì chiuso

 

Ingresso

Intero: CHF/Euro 7.-

Ridotto (AVS, AI, studenti, TCS, TCI, FAI SWISS, FAI, convenzionati): CHF/Euro 5.-

Scolaresche e gruppi di minimo 15 persone: CHF/Euro 5.-

Metà prezzo: Chiasso Card

Gratuito: bambini fino a 7 anni, giornalisti, Passaporto Musei svizzeri, ICOM, Visarte, Aiap, associazione amici del m.a.x. museo

Entrata gratuita ogni prima domenica del mese.

In mostra a Chiasso la grafica pubblicitaria di Federico Seneca

Si inaugura sabato 8 ottobre alle ore 17 la nuova mostra del m.a.x. museo di Chiasso, dedicata a Federico Seneca, uno dei protagonisti dell’immagine grafica del Novecento.

Certamente il suo nome è meno famoso delle sue opere (quanti saprebbero dire che che è lui l’autore delle illustrazioni dei Baci Perugina? e sarebbe meglio pensarlo come l’ideatore del “concetto” stesso dei Baci, se non si vuole usare l’espressione esterofila più corrente di concept), ma basta un rapido giro per l’esposizione di Chiasso per convincersi che ci siamo nutriti a lungo delle immagini e delle suggestioni da lui elaborate.

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La mostra ha quindi il merito di proporre non solo le sue opere più note (quelle per Perugina e Buitoni, in primo luogo, di cui fu art director, quando ancora non si diceva così: uno dei primi in Italia) ma anche molte altre, meno universalmente riconosciute, ma altrettanto interessanti, a partire dai suoi esordi art-nouveau nella natia Fano, fino ad arrivare alle sue creazioni più asciutte e quasi astratte degli ultimi anni.

Soprattutto, il lavoro delle curatrici – grazie anche alla totale disponibilità della famiglia Seneca, che ha conservato moltissimi materiali, e di un’istituzione museale di importanza fondamentale come la Collezione Salce di Treviso – riesce a mettere in evidenza il percorso creativo e progettuale di Federico Seneca, a tratti straordinariamente innovativo e personale.

Di grandissimo interesse sono per esempio i modelli in gesso, modellati dal lui stesso, per darsi la possibilità di studiare gli effetti di luce e di ombre da restituire poi nell’elaborazione grafica per le opere a stampa: un procedimento che può apparire oggi incredibilmente complesso e che invece affonda le sue radici nell’arte “classica” del disegno, ben diversa dalla concezione iconica contemporanea che ritiene l’immagine fin dall’origine a due dimensioni.

Altrettanto notevoli, e altrettanto stimolanti, sono le sue schematiche articolazioni della disposizione delle figure umane: una schematizzazione “astratta” che, più ancora che alle formalizzazioni del razionalismo tedesco degli anni Trenta, sembra alludere alle sperimentazioni pop dei decenni più recenti.

L’allestimento dell’esposizione è chiara e narrativamente ineccepibile: la successione delle varie elaborazioni relative allo stesso soggetto, o allo stesso prodotto, riesce davvero a rendere vivo il processo ideativo di Federico Seneca, e al tempo stesso la continua variazione delle tipologie proposte (grandi manifesti, pagine a stampa, bozzetti, schemi, prove di stampa, sculture eccetera) permette una fruizione attenta e divertita dell’intero percorso.

Alla fine la sensazione iniziale di avere “già visto” tutte quelle figure si mischia con quella conclusiva di averle “viste davvero” solo adesso.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Alcune immagini dell’allestimento

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Federico Seneca (1891-1976). Segno e forma nella pubblicità

a cura di Marta Mazza e Nicoletta Ossanna Cavadini

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via Dante Alighieri 6

Chiasso

9 ottobre 2016 – 22 gennaio 2017

 

Orari: martedì-domenica ore 10.00-12.00, 14.00-18.00, lunedì chiuso

 

Ingresso

Intero: CHF/Euro 10.-

Ridotto (AVS, AI, studenti, TCS, TCI, FAI SWISS, FAI, convenzionati): CHF/Euro 7.-

Scolaresche e gruppi di minimo 15 persone: CHF/Euro 5.-

Metà prezzo: Chiasso Card

Gratuito: bambini fino a 7 anni, giornalisti, Passaporto Musei svizzeri, ICOM, Visarte, Aiap, associazione amici del m.a.x. museo

Al m.a.x. museo di Chiasso le immagini di città

Nell’ambito della nuova stagione espositiva, quest’anno dedicata al tema della memoria, il m.a.x. museo di Chiasso propone la mostra Imago Urbis, ovvero La memoria del luogo attraverso la cartografia dal Rinascimento al Romanticismo.

A dispetto del sottotitolo, che vorrebbe indirizzare a un approccio in qualche modo specialistico, si tratta di una mostra “generalista”, che non si limita affatto alla cartografia ma spazia su tutti i modelli della raffigurazione urbana, sia per quel che riguarda le tecniche di produzione (xilografia, calcografia, litografia), che per quello che attiene alle destinazioni (scientifiche, militari, celebrative, turistiche…), ma anche per quel che riguarda gli oggetti di interesse (dall’area ticinese e comasca, a quella svizzera in generale, ai grandi centri italiani: Venezia, Firenze, Roma, Napoli). In mostra anche un mappamondo celeste e un paio di strumenti utilizzati per la rilevazione delle misure indispensabili alla redazione delle carte, tra cui la tavoletta pretoriana, grande protagonista della precisa verifica del territorio lombardo per la redazione del catasto cosiddetto “teresiano”.

Tale ampiezza di orizzonte permette di infilare una serie di pezzi di grande valore e di certa curiosità. Se la grande veduta “a volo d’uccello” di Venezia, edita da Iacopo de Barbari nel 1500, composta di sei grandi fogli (in questo caso eccezionalmente affiancati da una delle matrici xilografiche) è un capolavoro riconosciuto e ripetutamente citato e riprodotto (ma vederlo da vicino, nelle sue dimensioni eccezionali, è un’esperienza irriproducibile), altre carte sono delle autentiche sorprese; tra le tante, quelle provenienti dalle raccolte borboniche, e ricomposte a suggerire la sala delle carte geografiche che non mancava mai in una dimora di una certa importanza (se ne ritrovano a iosa anche negli antichi inventari comaschi), affiancano alle grandi città d’Europa e del mondo i rilievi delle isole “napoletane” del Tirreno, oggetto di raffinate opere grafiche (una carta planimetrica di Procida appare quasi come un quadro d’arte).

Nell’ultima parte, dedicata all’Ottocento, a far la parte del leone sono soprattutto le vedute, genere che, in concomitanza con il progressivo affermarsi della cultura turistica, conobbe una diffusione enorme di tutta Europa e che ebbe nella regione dei laghi prealpini uno degli oggetti privilegiati d’interesse.

Ma non si deve dimenticare che in questo passaggio epocale, l’identità di oggetti raffigurati (le città) nasconde un cambio di paradigma fondamentale, che dall’oggettività della rilevazione e della misurazione conduce alla soggettività della raffigurazione artistica. Così come non si deve dimenticare neppure che molto spesso queste opere più che ausili della memoria ambivano a diventarne dei veri e propri sostituti, proponendo il viaggio con la fantasia al posto di quello, assai più costoso, con i mezzi di comunicazione.

Oggi, in un certo senso, possiamo adottare la stessa strategia per viaggiare non nello spazio ma nel tempo, cercando di immaginare cosa due o tre o quattro secoli fa il pubblico si sforzasse di vedere in quei ritratti di città, e – reciprocamente – cosa si sforzassero di far loro vedere i produttori di queste immagini. Da questo punto vista, e l’espressione è perfettamente pertinente, la mostra di Chiasso fornisce una grande quantità di spunti e di riflessioni, con l’esposizione di una notevole serie di esempi.

In occasione dell’inaugurazione, domenica 28 febbraio a partire dalle 16, ci sarà la possibilità di ascoltare una conferenza del professor Cesare De Seta, curatore della mostra assieme alla direttrice del museo Nicoletta Ossanna Cavadini, presso il foyer del teatro di Chiasso, vicinissimo al m.a.x. museo, alle ore 18.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

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Un mappamondo celeste.

 

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La grande veduta a volo d’uccello di Venezia 1500.

 

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La tavoletta pretoriana.

Aperitivo in mostra

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Sembra una mostra facile quella del m.a.x.museo di Chiasso che si inaugura il 3 ottobre, dedicata al mondo degli aperitivi (e dei liquori in genere… c’è anche qualche digestivo).

In realtà l’esposizione La grafica per l’aperitivo – Trasformazioni del brindisi – Storie di vetro e di carta già nel triplice titolo mostra un discreta complessità e stratificazione di argomenti e di intenzioni. Certo, c’è il livello più facile e immediato: quelle della grande cartellonistica che per tutto il secolo scorso ha vivacizzato le strade d’Europa; ai liquori sono infatti dedicate alcune delle affiches più note in assoluto, firmate dai più grandi grafici: dal Cordial Campari di Marcello Dudovich fino al Punt e mes di Armando Testa, passando per il Campari di Fortunato Depero. Ma ci sono anche gli aspetti sociologici (e forse addirittura antropologici) del rito dell’incontro al bar, dalla mondanità della belle époque fino a quella del contemporaneo happy hour, anche qui passando per i temi della seduzione, dell’esibizione, della socialità. E poi ancora ci sono i temi della storia produttiva, industriale e commerciale (tra l’Italia e il Ticino) di un settore che ha dato alcuni tra i più bei nomi di imprenditori della modernità. E infine ci sono gli elementi legati al design, da quelli dei bicchieri e delle bottiglie (e infatti la mostra è in collaborazione con il Museo del vetro di Murano) fino a quelli delle sedie e dei mobili da bar, fino ad arrivare ai gadget che – lungi dall’essere un’invenzione recente – hanno accompagnato aperitivi e digestivi fin dalla loro irrompere sulle scene.

Insomma, una mostra complessa sì, ma perfettamente godibile e sommamente divertente nelle variegate proposte di stili, ambienti, atmosfere, curata con molta attenzione da Gabriella Belli, Giovanni Renzi, Nicoletta Ossanna Cavadini. Ce n’è – è proprio il caso di dirlo – per tutti i gusti; non manca nemmeno una variante locale dell’aperitivo; Chiasso aveva infatti il proprio aperitivo tipico il “Franzini amareggiato”!

La presentazione della nuova mostra del m.a.x.museo (aperta fino al 10 gennaio 2016) è stata anche l’occasione per annunciare la nuova stagione espositiva 2015-2016, che proseguirà al m.a.x.museo con Imago urbis (4 febbraio – 8 maggio 2016) dedicata alla forma delle città nella cartografia a stampa tra XVI e XIX secolo, e l’esposizione dedicata a Simonetta Ferrante (21 maggio – 18 settembre 2016), grande grafica e calligrafa; allo Spazio Officina in cartellone le mostre Sergio Morello – Trasformazioni e tensioni tra pittura e performance (23 ottobre – 29 novembre 2015), Premio Giovani artisti 2016 (5 marzo – 24 aprile 2016), Donazioni I – Il percorso della memoria (11 giugno – 10 luglio 2016). Numerose come sempre anche le attività collaterali. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Due vedute dell’allestimento

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Il modellino del camioncino Campari

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Le bottiglie del selz

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Salvator Rosa incisore al m.a.x.museo di Chiasso

C’è ancora un mese di tempo (fino al 12 aprile) per vedere la mostra dedicata alle incisioni di Salvator Rosa al m.a.x.museo di Chiasso, che – com’è nei suoi programmi – continua ad alternare l’indagine sulla grafica storica a quella sulla comunicazione contemporanea e sulla fotografia.

Passato alla storia come personaggio controverso e irregolare (“romantico” ante litteram), Salvator Rosa viene definito anche “pittore filosofo” per una certa sua insistenza su temi di complessità simbolica e intellettuale, ma si sarebbe fuori strada se si pensasse che a questa fama corrispondesse un suo atteggiamento cervellotico… A giudicare dalle sue incisioni, viceversa, egli sapeva combinare un meditato controllo del segno con una notevole immediatezza comunicativa, così che le sue stampe sono, in realtà, assai godibili e, per un certo verso, addirittura facili.

È attivo tra Napoli, Firenze e Roma, ma le sue opere sono diffuse in tutte Europa, apprezzate per la loro sapienza tecnica e per la profondità dei contenuti.

Anche questa esposizione, come le altre del m.a.x.museo, si segnala anche per l’attenzione al processo di produzione della grafica, così accanto alle tiratura originali vengono esposti anche il prima e il dopo: i disegni preparatori, le lastre originali, le tirature tarde; di molti materiali sono esposti gli originali, di altri accurate riproduzioni. Sono però presentati al pubblico anche un paio di dipinti, a documentazione dellìampio spettro della produzione dell’artista.

Ne esce un quadro particolarmente vivace della produzione artistica romana del periodo seicentesco (con puntate però sul secolo seguente), che arricchisce e, per molti versi, corregge la visione corrente, un po’ troppo appiattita sulla “selezione” scolastica. Pur profondamente immerso nella sua epoca, sia dal punto di vista stilistico che da quello culturale, Salvator Rosa ci appare in effetti per molti aspetti particolarmente moderno: non a caso fu tra i primi artisti a usare le “stampe” dei dipinti non come documentazione del già fatto, ma come promozione di opere ancora da fare, con una spiccata sensibilità al versante “commerciale” dell’arte. Che poi questi trailer pittorici siano veri e propri capolavori è indice della grandezza dell’autore.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Salvator Rosa, Il sogno di Enea, 1663-1664, acquaforte con ritocchi a puntasecca, Roma, Istituto Centrale per la Grafica.

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Salvator Rosa, Battaglia, s.d., olio su tela, collezione privata Cantone Ticino.

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12 ottobre/ Nona Biennale dell’immagine a Chiasso

Si inaugura nel pomeriggio di domenica 12 ottobre la nona edizione della Biennale dell’immagine, importante rassegna culturale centrata a Chiasso ma ormai diffusa in tutto il territorio ticinese del Sottoceneri e con una propaggine anche al di qua del confine a Como.

L’esposizione di maggiore richiamo è sicuramente quella dedicata a Werner Bischof, fotografo svizzero di fama internazionale attivo a cavallo delle seconda guerra mondiale fino alla sua prematura scomparsa nel 1954; allestita negli spazi del m.a.x. museo, presenta molte immagini (alcune delle quali inedite) dei suoi reportages in Svizzera, Ticino (molto interessanti le foto poco note dei profughi italiani a seguito del secondo conflitto mondiale), Italia, Asia e America Latina. Se alcune delle fotografie scattate da Bischof sono entrate nell’immaginario collettivo (famosissima quella del bambino indio che suona il flauto), molte altre meriterebbero di entrarci per la potente carica narrativa ed emotiva. L’esposizione è articolata in otto sezioni organizzate cronologicamente intorno ai soggetti delle immagini, ma costituisce in realtà un unico grande fluente documentario sull’umanità.

La sezione ospitata nel vicino Spazio Officina punta l’attenzione sul tema delle Trasformazioni, ovvero le grandi opere che, a partire dalla galleria del Gottardo, hanno infrastrutturato il territorio ticinese. È una riflessione a tutto campo, con materiali tanto d’epoca quanto d’attualità, evidentemente sollecitata dal controverso ruolo che le grandi opere continuano a svolgere nel mondo contemporaneo (e l’allusione, nemmeno tanto implicita, è anche alla realizzazione milanese di Expo 2015). Una installazione di Beat Streuli è dedicata a Chiasso città di confine.

La Biennale dell’immagine, come già negli anni scorsi, si apre poi a una miriade di mostre diffuse sul territorio, con la partecipazione di gallerie private, musei, spazi pubblici, associazioni culturali: da Lugano a Mendrisio, da Rancate a Riva San Vitale, dalle Gole del Breggia a Stabio sono una ventina i luoghi coinvolti, con una varietà di proposte e sollecitazioni davvero degne di nota; nella kermesse è coinvolta anche la Camera di Commercio di Como che ospita la metà italiana della doppia mostra Visioni parallele.

Non manca nemmeno una sezione di cinema, anch’essa dedicata alle Trasformazioni, che si inaugura il 19 ottobre al cinema teatro di Chiasso con la proiezione del documentario San Gottardo realizzato nel 1977 dal regista svizzero di lingua italiana Villi Hermann.

Per le informazioni http://consarc.ch/bi/bi.htm

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

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Anonimo, Strade nazionali, 31.05.71, Archivio di Stato del Canton Ticino, Bellinzona, Fototeca della Sezione delle strade nazionali.

 

 

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L’allestimento della mostra di Werner Bischof al m.a.x. museo.

 

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L’allestimento della mostra Trasformazioni allo Spazio Officina.

Heinz Waibl (1931) graphic designer

01_Invito_Heinz_WaiblIl viaggio segreto, mostra, a cura di Alessandro Colizzi e Nicoletta Ossanna Cavadini, al m.a.x. museo in via Dante Alighieri 6 a Chiasso, fino al 20 luglio 2014.

 

«Waibl è annoverato dalla critica tra i più importanti protagonisti nel settore della comunicazione visiva del Novecento, per la messa a fuoco di un linguaggio creativo e innovativo che ancora oggi risulta incredibilmente attuale – precisa la presentazione –. Fra le sue più note collaborazioni quelle per la Rai, la Rinascente, Atkinsons, Olivetti, Pirelli e Flos, ma anche per la Unimark International Design and Marketing Company, grazie alla quale ha ideato il logotipo per JcPenney e American Airlines».

heinz waibl«Si tratta della prima antologica dedicata a Waibl che affronta tutto il suo articolato percorso mettendo in luce il doppio background che matura negli anni, ovvero fra l’Europa e la significativa esperienza negli Stati Uniti e a Johannesburg – si spiega –.A differenza di altri, Waibl rientrerà nel 1971 nel vecchio continente, facendosi portatore della novità della corporate image acquisita a Chicago e nelle altre città americane in cui lavora alla fine degli anni ‘60. In questo senso è finalizzato il taglio critico effettuato dai curatori: Alessandro Colizzi, professore all’École de design de l’Université du Québec à Montréal (Uqam), che in mostra e nel catalogo focalizza l’attenzione su quanto appreso negli Stati Uniti da Waibl ma anche dai suoi contemporanei – Massimo Vignelli, Piero Ottinetti, Giulio Cittato – e Nicoletta Ossanna Cavadini, direttrice del m.a.x. museo e dello Spazio Officina, che si china, invece, sui primi anni d’attività di Waibl e sul suo ritorno in Italia».

Infatti: «In ragione del percorso di Waibl a cavallo fra il vecchio e il nuovo continente, l’esposizione sarà ospitata nel 2016 presso il Centre de design de l’Université du Québec à Montréal (da giovedì 2 giugno a domenica 31 luglio)».

Sono esposti: «120 pezzi fra manifesti e locandine, bozzetti preparatori, studi di logo, grafiche, oggetti di design e packaging come bottiglie di profumo e puzzle, nonché una corrispondenza con Max Bill, Max Huber e Georges Vantongerloo. Una sezione fotografica raffigura Waibl negli anni ‘50 a Milano, con gli amici e Max Huber. Sono presenti inoltre alcuni lavori di Max Huber dedicati a Waibl, suo allievo prediletto».

Apertura da martedì a domenica dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18, chiuso il lunedì (aperto anche giovedì 29 maggio, domenica 8 giugno, giovedì 19 giugno, domenica 29 giugno). Ingresso biglietto intero 10 franchi, 8 euro, ridotto (pensionati Avs, Ai, studenti) 7 franchi, 5 euro, scolaresche e gruppi di minimo 15 persone 5 franchi, 4 euro, metà prezzo con Chiasso Card, riduzioni alle associazioni convenzionate, gratuito per gli amici del m.a.x. museo (aamm), gratuito fino a 7 anni. Entrata gratuita: ogni prima domenica del mese.

Per informazioni tel. 0041.916950888, e-mail info@maxmuseo.ch, Internet www.maxmuseo.ch. [md, ecoinformazioni]

Prorogate le mostre al m.a.x.museo di Chiasso

Blog-MoholyLuciaLucia Moholy, Leonilda Prato e Stefania Gurdowa: tre fotografe, fino a un paio di mesi fa note quasi solo agli esperti,  le cui mostre, inaugurate il 24 novembre al m.a.x.museo di Chiasso (Svizzera), hanno riscosso un tale successo – come peraltro l’insieme delle esposizioni ed eventi della Biennale dell’Immagine – da indurre la direzione del museo  a prorogarne la durata per renderla fruibili al pubblico fino al 17 febbraio 2013. (altro…)

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