Salvator Rosa incisore al m.a.x.museo di Chiasso

C’è ancora un mese di tempo (fino al 12 aprile) per vedere la mostra dedicata alle incisioni di Salvator Rosa al m.a.x.museo di Chiasso, che – com’è nei suoi programmi – continua ad alternare l’indagine sulla grafica storica a quella sulla comunicazione contemporanea e sulla fotografia.

Passato alla storia come personaggio controverso e irregolare (“romantico” ante litteram), Salvator Rosa viene definito anche “pittore filosofo” per una certa sua insistenza su temi di complessità simbolica e intellettuale, ma si sarebbe fuori strada se si pensasse che a questa fama corrispondesse un suo atteggiamento cervellotico… A giudicare dalle sue incisioni, viceversa, egli sapeva combinare un meditato controllo del segno con una notevole immediatezza comunicativa, così che le sue stampe sono, in realtà, assai godibili e, per un certo verso, addirittura facili.

È attivo tra Napoli, Firenze e Roma, ma le sue opere sono diffuse in tutte Europa, apprezzate per la loro sapienza tecnica e per la profondità dei contenuti.

Anche questa esposizione, come le altre del m.a.x.museo, si segnala anche per l’attenzione al processo di produzione della grafica, così accanto alle tiratura originali vengono esposti anche il prima e il dopo: i disegni preparatori, le lastre originali, le tirature tarde; di molti materiali sono esposti gli originali, di altri accurate riproduzioni. Sono però presentati al pubblico anche un paio di dipinti, a documentazione dellìampio spettro della produzione dell’artista.

Ne esce un quadro particolarmente vivace della produzione artistica romana del periodo seicentesco (con puntate però sul secolo seguente), che arricchisce e, per molti versi, corregge la visione corrente, un po’ troppo appiattita sulla “selezione” scolastica. Pur profondamente immerso nella sua epoca, sia dal punto di vista stilistico che da quello culturale, Salvator Rosa ci appare in effetti per molti aspetti particolarmente moderno: non a caso fu tra i primi artisti a usare le “stampe” dei dipinti non come documentazione del già fatto, ma come promozione di opere ancora da fare, con una spiccata sensibilità al versante “commerciale” dell’arte. Che poi questi trailer pittorici siano veri e propri capolavori è indice della grandezza dell’autore.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Salvator Rosa, Il sogno di Enea, 1663-1664, acquaforte con ritocchi a puntasecca, Roma, Istituto Centrale per la Grafica.

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Salvator Rosa, Battaglia, s.d., olio su tela, collezione privata Cantone Ticino.

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