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Miniartextil 2018: l’umanità necessaria

Giunta alla sua XXVIII edizione Miniartextil non smette di affascinare e di incuriosire. Merito delle artiste e degli artisti coinvolti, sempre diversi e sempre creativi, ma merito anche dell’organizzazione che, anno dopo anno, non ha mai smesso di lavorare su un’idea di creatività che travalica persino le premesse fondative della manifestazione (il riferimento all’“arte tessile” è oggi ormai assimilato, e non più esibito come nei primi anni).

Certo, appena entrati nell’ex chiesa di San Francesco, ad attirare l’attenzione è la grande installazione di Soo Sunny Park, artista e docente coreana-americana. Collocata nell’abside, immersa nella semioscurità cui restituisce riflessi cangianti, appare come una sorta di nuvola postmoderna, a metà strada tra sacro e profano, tra discoteca e altare.

Ma basta voltare l’occhio per accorgersi di decine e decine di altri approcci al tema di quest’anno: Humans. Cioè, tanto per semplificare, la totalità dell’orizzonte del mondo. La declinazione di questo tema varia dalle fotografie di valore sociopolitico di Gin Angri (due vedute di piazza del Duomo a Milano: una manifestazione antirazzista e un karaoke di Fiorello), alle trasparenze metalinguistiche di Pia Männikkö, dalle stele multietniche di Maimouna Guerresi, ai volti stratificati di Manuel Oliveira, solo per fare qualche esempio.

E poi ci sono i minitessili, da cui tutto ciò ha avuto origine, ormai molti anni fa.

Una selezione di un’espressività talmente diffusa che si potrebbe quasi definire “popolare”, con tutte le ingenuità e gli estetismi del caso, ma soprattutto con estreme eleganze e attenzioni al linguaggio. È qui, in molte delle opere in miniatura, che si trovano i sintomi più evidenti della contemporaneità, e non è difficile leggere in questi lavori l’eco della protesta e del dissenso contro il razzismo incipiente, contro l’incapacità – o peggio il disinteresse – a riconoscere l’umanità in chi è anche solo un po’ diverso da noi, contro l’indifferenza verso quegli esseri umani costretti a dormire la notte sotto il portico dell’ex chiesa che ospita l’esposizione. Alcune di queste opere, nella loro fragilità, sarebbero degne di fare da testimonial all’affermazione dei valori Humans. Tutte, comunque, sono degne di essere guardate e valutate con attenzione.

Ancora una volta, quindi, Como può apprezzare l’intelligenza e il lavoro di chi anima questa rassegna, ormai “storica”, a cui forse la città non riconosce ancora l’attenzione che merita.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

Humans

Miniartextil Como 2018

Ex chiesa di San Francesco – Spazio culturale Antonio Ratti, Como

30 settembre – 18 novembre 2018

orari: martedì-domenica 11-19, lunedì chiuso

ingresso: 7 euro, ridotto 5 euro

Tessile/ 2: l’arte contemporanea Borderline

Giunta alla 27ma edizione, Miniartextil non rinuncia alla sua esperienza e, contemporaneamente, non smette di rinnovarsi, in costante dialettica con l’attualità.

Il tema di quest’anno – Borderline – a questo serve. È al tempo stesso evocativo di una condizione permanente del fare arte (chi vi si dedica – lo si sa – è sempre un po’ strano, un po’ borderline, appunto), e portatore di problematiche attuali (di quei confini che anche a Como, come in tutto il mondo, hanno recentemente rivelato tutta la loro drammatica importanza).

Come sempre, la riflessione di Miniartextil (cioè di tutte le persone che la costruiscono, da chi la organizza a chi partecipa) fa della lievità la propria chiave di accesso, ma è sempre bene sottolineare che anche questo è un modo per far sì che la complessità del mondo diventi consapevolezza dei problemi. E quindi abbiamo molto apprezzato il sollecitare un modo divertito, a volte stravagante ma sempre intelligente, di guardare al mondo, alle sue criticità, ma anche alle sue possibilità di comunicare e di entrare in relazione.

Impossibile ignorare la grande installazione centrale Forest of numbers di Emmanuelle Moreaux: una coloratissima foresta di 10.800 cifre (se non abbiamo fatto male i calcoli: 50x10x24 a cui va sottratta la “galleria” centrale di 50x4x6 – cos’altro si poteva fare se non contare, di fronte a tante cifre?), che non può che far pensare al ruolo che i numeri (o le cifre?) svolgono nella vita contemporanea. Cosa c’entra questo con il confine? Pensate al sottotitolo delle marce che anche a Como si sono svolte sul tema delle migrazioni: Sono persone non numeri!

Anche nei minitessili (da cui nacque molti anni fa l’idea di Miniartextil) il tema borderline affiora di tanto in tanto in modo più esplicito, attraverso le tante sensibilità messe in campo. Dichiaratamente politiche – a mio avviso – le opere di Collettivo Alraune Teatro e di Roland Krutovs, ma tutte – davvero – meritano uno sguardo attento, non superficiale, volto a comprendere le logiche che le hanno determinate. Tra le altre non si può dimenticare la grande immagine del fotografo comasco Gin Angri.

Quest’anno poi, la mostra internazionale di arte contemporanea si arricchisce anche di una dépendance al Museo del Cavallo giocattolo di Grandate.

Le sorprese non mancano mai.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

Alcune installazioni di Miniartextil 2017

Emmanuelle Moureaux, The forest of Numbers

Rolands Krutovs, Porcelain Coasts

Alexandra Kehayoglou, Refugio para un recuerdo II

 

Alcuni minitessili:

Ana Lucia Fugueiredo, Reachable Forest

Anny Ferrario, Siamo tutti sulla stessa barca

Gertrud Enzinger, Both sides now

 

Borderline

Miniartextil – XXVII mostra internazionale di arte contemporanea

a cura di Luciano Caramel, Mimmo Totaro, Nazarena Bortolaso, Paola Re

7 ottobre – 26 novembre 2017

Como, Spazio culturale Antonio Ratti (ex San Francesco), largo Spallino 1

Grandate, Museo del Cavallo giocattolo, via Tornese

Orari: martedì-domenica 11-18, sabato 10-139

Ingresso: euro 7, ridotto 5

Info: 031 4492481, http://www.miniartextil.it

Miniartextil 2016/ Tessere i sogni (anche dei migranti)

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L’opera è piccola (un “minitessile” appunto), ma è proprio la prima che si incontra e che si vede se lo sguardo non viene subito attirato dalle grandi installazioni di Miniartextil 2016, nell’ex chiesa di San Francesco.

To weave dreams (tessere sogni) si intitola questa ventiseiesima edizione. E di sogni da tessere devono averne molti quei piccoli personaggi messi in scena dall’opera che ha attirato la mia attenzione. In transito è il titolo, ma il gruppo di persone raffigurato non è di viaggiatori qualunque: anche nelle dimensioni minime è evidente che si ha a che fare con i problemi della contemporaneità. Come chiamarle dunque? Esuli, profughi, migranti?

So bene che questa miniopera, firmata dal polacco Maciej Mesznik, è un dettaglio nell’esposizione – complessivamente interessante, stimolante e anche divertente – di quest’anno, ma mi piace partire da qui perché serve a cogliere il senso (o almeno un senso) del fare arte oggi, che non può che significare non chiudere le porte al mondo, e provare a raccontarlo, con gli strumenti tipici del proprio operare. E inoltre ricordare quello che è successo e continua a succedere poco lontano da queste opere artistiche, anche a Como. E del resto partecipare a un’esposizione come questa significa anche perdersi nei dettagli, provare a guardare oltre le prime impressioni. Non è fuori luogo ricordare, appunto, che la mostra, ormai affermata a livello europeo, nasce proprio dalle opere più piccole, che vanno osservate con attenzione (54 quest’anno, 2 premiate: Do not steal my dreams dell’artista lettone Biruté Kaupaité Dominaité e En silencio dell’artista spagnola Maria Munoz Torregrosa).

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Poi, è ovvio, l’esposizione offre anche opere di ben altra dimensione. A far bella mostra è, quest’anno, la grande installazione Tape, del collettivo artistico Numen/For use, sospesa a mezz’aria nella navata e realizzata con oltre 25 kilometri di plastica aderente (non propriamente nastro adesivo, ma quella pellicola che si usa oggi negli imballaggi per “tenere insieme” le cose); l’installazione – contrariamente al solito – si può toccare (così ci si accorge che il “nastro” non è adesivo) e persino eccezionalmente percorrere, entrandoci da un buco attraverso una scaletta (all’inaugurazione questa opportunità è stata la gioia di molti bambini e bambine, ma anche di parecchi adulti…).

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Alla volta del presbiterio è appesa l’opera dell’artista americana Janet Echelmann, una specie di proiezione spaziale di quelle mappe altimetriche a cui ci hanno abituato l’informatica e l’immagine digitale, qui ribaltata a suggerire ulteriori profondità e illuminata con colori fosforescenti variabili per aggiungere alle tre dimensioni almeno una quarta e fors’anche una quinta…

Tra le grandi installazioni merita una immediata citazione anche quella allestita a villa Bernasconi di Cernobbio, seconda sede della mostra, realizzata dall’artista statunitense Crystal Wagner: una specie di concrezione vegetale multicolore che si arrampica sulla e nella scala della villa floreale progettata nel 1905 da Adolfo Campanini. Un aggiornamento stupefacente delle evocazioni naturalistiche dell’Art Nouveau, che credo non sarebbe spiaciuta anche agli esponenti del clima culturale di inizio Novecento.

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All’inaugurazione nell’ex chiesa di San Francesco non ha mancato di attirare l’attenzione la criptica performance di Thomas De Falco intitolatata We (“noi”, secondo la traduzione più ovvia, sempre che non si tratti di un acronimo o di qualche alta diavoleria): tre persone (due femmine e un maschio) avviluppate e “collegate” tra loro da filamenti di wrapping in movimento con una progressione quasi impercettibile che avrebbero dovuto – alla fine – dar luogo a un unico “blocco” scultoreo); credo che nessuno ne abbia visto la conclusione, ma la suggestione dell’allestimento ha attirato molte persone e ancor più scatti fotografici.

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Comunque tutte le installazioni delle cappelle laterali, nelle loro diversità, anche antitetiche, hanno attirato l’attenzione del pubblico dell’inaugurazione, da quelle più digitali a quelle più fotografiche, da quelle più performanti a quelle più statiche.

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Anche quest’anno, dunque, come già in passato, Miniartextil si conferma una mostra molto particolare, ma capace di andare incontro a gusti e atteggiamenti molto differenti.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

A tavola con la 25ma Miniartextil a Como e a Cernobbio

Si inaugura l’8 maggio la venticinquesima edizione di Miniartextil, quest’anno dedicata – in rapporto all’Expo di Milano – a un “Invito a tavola” evidentemente giocato a metà strada tra cibo e arte, tra gusto e vista.

Con allestimenti a Como nell’ex chiesa di San Francesco-Spazio Ratti, a Cernobbio nella Villa Bernasconi e a Milano nell’atrio dell’auditorium Testori, la ormai storica rassegna comasca intende approfondire la convinzione che “l’arte deve diventare cibo da offrire a una mensa comune”, secondo la bella frase di Maria Lai posta a epigrafe della nuova edizione e che porta a sintesi cibo, ricerca e condivisione. Il tema è sviluppato, come di consueto ma – come sempre – in modi sempre nuovi attraverso i minitessili e le grandi installazioni.

I primi sono quest’anno 54, esposti nel presbiterio dell’ex chiesa francescana con un allestimento che, per quanto ripetuto, non smette di affascinare; vengono da 25 nazioni diverse, omaggio non si sa quanto ricercato alle 25 edizioni ormai accumulate dall’esposizione. Il tema proposto sembra aver sollecitato, più che negli anni scorsi, un’aderenza ai concetti centrali del cibo, della nutrizione, della condivisione, della tavola in senso lato; d’altra parte le opere d’arte “in miniatura” presentano come sempre una tale varietà di approcci e stili che non sarà difficile trovarne qualcuna di proprio gusto.

Le installazioni più grandi, anch’esse di varia provenienza geografica e culturale, alternano sollecitazioni più ambientali ad altre più dirette sulla rappresentazione: al primo genere fanno riferimento Hexagonal Column Field di Kendal Buster e Recall di Beili Liu, mentre Gabriella Crisci, Nietta Condemi De Felice, Carlo Pozzoni con Stefano Franzi rappresentano in modo più “evidente” i contenuti. Anche per questi lavori comunque le proposte sono assai varie e stimolanti e incontreranno di sicuro il favore del pubblico.

A Cernobbio, davanti a Villa Bernasconi, è allestita la grande opera gonfiabile La volpe e l’uva, del giovane artista varesino Stefano Calderara.

Se la formula di Miniartextil è, per il pubblico comasco, nota (o almeno così si spera), la sua validità si dimostra nella capacità di rinnovarsi e modificarsi continuamente, di saper proporre da venticinque edizioni a questa parte un ventaglio di espressioni artistiche sempre nuove che, dentro caratteristiche comuni (l’arte tessile, appunto), sanno veicolare discorsi sempre diversi. Una formula semplice ma non banale, capace di stimolare riflessioni profonde ma anche divertimento. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Alcune immagini dell’allestimento all’ex chiesa di San Francesco

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Biennale d’arte contemporanea – Jce-Jeune Création Européenne

Mariana Sampaio_shadow's mingle_PORTOGALLOA Como a Villa Olmo, via Cantoni 1, con 48 artisti di 8 paesi, inaugurazione sabato 14 febbraio alle 16, aperta fino al 22 marzo.

 

«La città di Como, da tempo impegnata nella promozione e nella valorizzazione dei giovani artisti contemporanei, nel 2013 ha aderito alla biennale JCE, ideata e promossa dalla città francese di Montrouge da oltre 10 anni – ricorda Palazzo Cernezzi –. Nell’ambito di questa partnership, favorita grazie a Miniartextil, l’Assessorato alla cultura del Comune di Como ha selezionato su scala nazionale, 6 artisti italiani under 35 che sono entrati nel circuito della biennale 2013–2015, insieme agli altri 42 artisti scelti dalle altre città partner: Montrouge (Francia), Maastricht (Paesi Bassi), Amburgo (Germania), Klaipeda (Lituania), Budapest (Ungheria), Figueras (Spagna), Amarante (Portogallo). Ogni città aderente ha promosso, attraverso enti o istituzioni culturali guidati da riconosciuti critici e curatori, una selezione nazionale di 6 giovani artisti emergenti operanti con i vari linguaggi dell’arte contemporanea: dalla pittura alla fotografia, dalla scultura all’installazione, dal video alla videoinstallazione sino alla performance».

Valeria Vaccaro Marmiferi 2012 marmo bianco di Carrara, ITALIA«La selezione italiana è stata svolta dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Como attraverso il concorso d’arte Co.Co.Co.Como Contemporary Contest 2013, con il contributo di una giuria composta da Roberto Borghi, critico d’arte e curatore, Lorena Giuranna, critico d’arte, curatore e responsabile del dipartimento educativo del Maga di Gallarate, Daniele Palazzoli, responsabile arte moderna e contemporanea, Galleria blu – Milano, Ivan Quaroni, critico d’arte e curatore, Luigi Ratclif, segretario Gai, Associazione per il Circuito dei Giovani artisti italiani. Il coordinamento della selezione è stato curato da Francesca Testoni, coordinatrice del concorso presso l’Assessorato alla cultura ed esperta in arte contemporanea – prosegue la nota –. I sei artisti italiani scelti sono: Salvatore Tulipano (vincitore Co.Co.Co. 2013), Federica Cogo, Glen Lasio, Simona Paladino, Michele Tajariol, Valeria Vaccaro».

Bob Eikelboom_chameleon-flipflop-cayaan-Monochrome_PAESI BASSI«Dopo le mostre in Francia, Olanda, Germania, Lituania e Ungheria, la biennale giunge a Como, inaugurando la stagione espositiva comasca 2015, per poi proseguire a Figueras e Amarante, rispettivamente in Spagna e Portogallo – precisa il comunicato –. L’evento di Como, curato da Veronica Vittani, responsabile dell’Ufficio cultura, e Francesca Testoni, coordinatrice della selezione italiana, gode del patrocinio di Regione Lombardia e del Gai Associazione per il Circuito dei Giovani artisti italiani».

«Per l’occasione il teatrino diverrà una sala cinema, in cui verranno proiettati di continuo 7 video di alcuni dei videoartisti partecipanti. In mostra vedremo sia video brevi, veri e propri lavori di videoarte, come nel caso di Federica Cogo (Italia) o Sanne Vaassen (Paesi Bassi) o cortometraggi dal sapore filmico, più vicini alla cinematografia che all’arte visiva. I video di Adrià Ciurana (Spagna) Krisztián Kristóf (Ungheria) e Frank Blommestijn & Michiel van der Werf (Paesi Bassi) invece, verranno proiettati lungo il percorso espositivo: si tratta degli artisti che hanno vinto il premio Jeune Création Européenne, ovvero che sono stati selezionati tra tutti gli artisti partecipanti da una giuria composta da autorevoli personalità del mondo artistico europeo, presieduti da Marc Partouche, direttore dell’Académie royale des beaux-arts di Bruxelles, Belgio – viene precisato –. L’esposizione vedrà la presenza di opere di Miquel Ollä, SPAGNAgrande impatto visivo: è il caso, per esempio, dell’installazione di grandi dimensioni di Carsten Berger (Germania) composta da 500 cartoline dai messaggi apparentemente ingannatori, pensati dall’artista in maniera romantica e naif. Anche Verena Issel, pure tedesca, presenta parte di una grande installazione ambientale Nugae, che raggruppa oggetti correlati tra loro, perché appartenenti a una stessa famiglia. Miquel Ollé (Spagna), su un grande banner in pvc a parete scrive, a caratteri monumentali: Noi abbiamo costruito il futuro, messaggio che si presta a diverse interpretazioni. Maxime Chanson (Francia) espone un grande pannello dove analizza in maniera analitica, concettuale e poco estetica, il lavoro degli altri compagni artisti. Secondo l’autore infatti, l’attività artistica risulta essere l’azione congiunta di un “motore” (ciò che spinge l’artista a creare) e di un “mezzo” (il modus operandi). Lilla Khoór (Ungheria) nella sua grande installazione a parete, assembla testi di interviste, disegni, illustrazioni basati sulle confessioni di alcuni emigranti: l’artista affronta il tema dell’emigrazione forzata e cerca di far riflettere lo spettatore sottolineando le differenze scomode, spesso celate, tra le storie personali e le rappresentazioni generalizzanti. Michele Tajariol (Italia) scuote le nostre certezze nella sua Camera, fatta di improbabili oggetti privi di funzionalità, prodotti della mente, indipendenti dalla realtà, che comunque evocano. Al centro domina un lampadario, che ha perso la sua funzione: non ha candele né lampadine, pende dal soffitto ma poggia a terra. C’è uno stravolgimento del reale: tutto sembra aver perso razionalità e logica. Andrius Svilys (Lituania) si appropria di materiali/ oggetti trovati o di cose prestate da amici e conoscenti per comporre installazioni o sculture che s’inseriscono in una dimensione più umana di reti interpersonali familiari, conducendo l’osservatore in questa dimensione. Bob Eikelboom (Paesi Bassi) travalica i confini della pittura sperimentandone i limiti su una superficie convessa, monocroma e luccicante come un’automobile, che cattura lo spettatore in un solo colpo d’occhio. Flávio Nuno Joaquim (Portogallo) presenta un lavoro composto da 390 immagini di cieli, che egli ha raccolto in circa tre mesi, fino al 21.12.2012, data apocalittica secondo il calendario Maya. L’aspetto non svelato dell’opera, che focalizza l’attenzione sulla circolazione dell’informazione e la performatività delle parole, è rappresentato dalla presentazione della stessa, molto simile a una scatola nera. Oltre ai più recenti sviluppi dell’arte contemporanea, rappresentati dal video e dall’installazione, non mancano in mostra lavori realizzati con le più tradizionali tecniche, come pittura e scultura. Monika Michalko (Germania), Narcís Díaz Pujol e Federico García Trujillo (Spagna), Pierre Seinturier (Francia), Róbert Batykó (Ungheria), Glen Lasio (Italia), Jenny Lindblom (Paesi Bassi), Jorge Araújo e Ana Pais Oliveira (Portogallo) interpretano, con un linguaggio pittorico originale e fresco, tematiche e soggetti disparati: dalla rappresentazione di intimi interni domestici a paesaggi non ben identificati, dalla rivisitazioni di soggetti mitologici a scene di politica internazionale, dal ritratto fino a forme ambigue tendenti all’astratto. Tra le sculture, colpiscono i lavori di due italiani: Salvatore Tulipano (vincitore Co.Co.Co. 2013), è presente con Decosctruzione verticale, scultura che sovverte ogni principio di simmetria e ortogonalità e Valeria Vaccaro che, con grande padronanza tecnica, sorprende nel cortocircuito che interviene tra l’oggetto e la materia che lo compone. I suoi fiammiferi extra large, apparentemente di legno, al tatto si trasformano in Marmiferi, di marmo, con un’inversione delle caratteristiche intrinseche l’oggetto originario: combustibile-ignifugo, leggero-pesante, caldo-freddo».

Per informazioni tel. 031.252057, Internet http://cultura.comune.como.it/. [md, ecoinformazioni]

16 aprile/ Ansia d’infinito

maria lai 2004Proiezione del film tributo, a cura di Clarita Di Giovanni, «in ricordo di questa straordinaria artista, emblema dell’arte tessile italiana», mercoledì 16 aprile alle 21 alle 21 a Villa Olmo, in via Cantoni 1, con Diego Viapiana, collezionista e gallerista, e Luciano Caramel, per la 24ª edizione di Miniartextil, Gea, dedicata a Maria Lai, scomparsa nell’aprile 2013. Per informazioni Internet www.miniartextil.it.

Gea/ XXIV edizione Miniartextil dedicata alla terra

Gea è il mondo, Gea è la terra. Non c’è bisogno di ricorrere ai più antichi miti greci (dove Gea, nata dalla notte e da Eros, si congiunge con Urano, cioè il cielo) per richiamare un universo simbolico di sconfinata ampiezza. Ed è a questo universo che fanno riferimento con ampia libertà le opere presenti nella XXIV edizione di Miniartextil, la mostra curata da Luciano Caramel e dedicata all’interpretazione “tessile” dell’arte contemporanea da molti anni protagonista dell’offerta culturale comasca.

Come ormai da tempo, l’esposizione è divisa in due parti: nel salone centrale di Villa Olmo sono esposti 54 “minitessili”, opere che – secondo le regole del gioco – devono stare in un ideale spazio di 20x20x20 cm, selezionati tra i molti partecipanti da un’apposita giuria; e, nelle altre sale della villa, un nutrito gruppo di grandi installazioni.

Come sempre, Miniartextil contiene una grande varietà di proposte e di idee, un panorama così ampio da stimolare qualsiasi pubblico a individuare le opere preferite. La stessa accezione del tema è declinata con tale varietà di intenti e di prospettive da non conferire all’esposizione un carattere monotematico, che potrebbe anche generare assuefazione (quest’anno, per la verità, i riferimenti al tema sembrano più stringenti di altre occasioni).

I minitessili sono, come ogni anno, assai diversificati per tecniche e materiali (in buona parte – com’è ovvio – naturali), mentre tra le grandi installazioni risultano particolarmente affascinanti quelle di Alejandro Guzzetti (artista argentino che vive e lavora in Francia) Il giardino di Ediacara, straordinariamente amplificato dagli specchi della villa neoclassica, di Maddalena Ambrosio (italiana) Senta titolo con un mucchio di libri superstiti da una guerra silenziosa, e di Manabu Hangai (giapponese) Wonder Forest in Villa Olmo.

Anche quest’anno, la mostra è accompagnata da numerosi eventi collaterali: proiezioni cinematografiche (la prima giovedì 10 aprile con Baraka di John Frike), laboratori didattici, incontri di poesia (il primo giovedì 15 maggio), una conversazione d’architettura (il 16 maggio con l’architetto Riccardo Blumer), un omaggio a Maria Lai, artista scomparsa giusto un anno fa (con la proiezione del film Ansia di infinito).

La mostra, visitabile tutti i giorni escluso il lunedì con un biglietto di 7 euro (ridotto 5 euro), resterà aperta fino al 2 giugno. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

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L’installazione di Alejandro Guzzetti.

 

 

 

 

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L’installazione di Maddalena Ambrosio.

 

 

 

 

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L’installazione di Manabu Hangai.

Gea – Miniartextil 2014

gea miniartextil 2014Nuova edizione di Miniartextil dedicata alla terra, a cura di Luciano Caramel, a Villa Olmo, in via Cantoni 1 a Como e Villa Carlotta, in via Regina 2 a Tremezzo, inaugurazione sabato 5 aprile alle 17 a Villa Olmo, apertura fino a lunedì 2 giugno, dal martedì alla domenica dalle 11 alle 19, giovedì dalle 11 alle 23 (ultimo ingresso alle 22), lunedì chiuso.

 

«Il tema scelto per Miniartextil 2014 è Gea. A pochi mesi da Expo 2015 a Milano, Arte&Arte ha voluto dedicare la 24° edizione della manifestazione alla Terra – spiega un comunicato –. Una visione positiva di valorizzazione dei suoi prodotti, delle sue ricchezze, delle diverse forme di vita che la abitano, poiché nessuna evoluzione è possibile se non si basa su un senso di connessione profonda con tutti gli esseri viventi e con il pianeta che ci ospita».

«L’Onu ha dichiarato il 2014 anno dell’agricoltura familiare – prosegue e spiega lo scritto –: lo consideriamo uno dei molteplici punti di partenza per un ritorno alle radici, anche metaforico, er un ritorno alle radici, anche metaforico, per raccogliere l’essenza della vita, della creatività e dell’arte. Un terreno fertile da proteggere e curare quale dono per il futuro nostro e delle prossime generazioni. Gea, dea primordiale, potenza divina della Terra, secondo la cosmogonia greca prima divinità sorta dal caos è madre terra (grande madre), elemento femminile fecondo, terra che concepisce e prolifera, da cui hanno origine il cielo, le montagne e i mari. Secondo la Teogonia di Esiodo la terra (Gaia) partorì tutti gli dei, i quali imitarono questa prima ierogamia, poi gli uomini e gli animali. Gea intesa come luogo dove si genera e si mantiene la vita grazie ai cicli delle stagioni, all’alternanza continua tra vita e morte, generazione e distruzione. Madre di tutti gli dei e degli uomini, substrato in cui il seme può mettere le sue radici e il germoglio può crescere. La terra rappresenta la funzione materna: Tellus Mater. Prostrandosi al suolo Giobbe esclama: “Nudo uscii dal ventre di mia madre e nudo là ritornerò”, assimilando la terra madre al grembo materno. Alcune tribù africane hanno l’uso di mangiare la Terra quale simbolo di identificazione. Il sacrificatore assaggia la terra, la donna incinta la mangia. Dalla terra mangiata nasce il fuoco: si dice quindi che “il ventre si accende”. In Giappone si crede che la Terra sia trasportata da un pesce enorme, in India da una tartaruga; presso gli Amerindi da un serpente, in Egitto da uno scarabeo; nel Sud-Est asiatico da un elefante. I terremoti si spiegano con i movimenti improvvisi di questi animali, che corrispondono a diverse fasi dell’evoluzione. Nell’arte classica Gea veniva rappresentata in due modi: nelle decorazioni vasali ateniesi veniva ritratta come una donna dall’aspetto matronale nell’atto di uscir fuori dall’elemento che essa stessa personificava, dalla terra: così la vediamo ritratta in un rilievo, che la raffigura nell’atto di consegnare ad Atena il piccolo Erittonio, da lei generato, e nella Gigantomachia dell’ara pergamena. Nei mosaici di epoca successiva appare come una donna che si sta stendendo a terra, circondata da un gruppo di Carpi, divinità infantili che simboleggiano i frutti della terra».

«Le Nazioni Unite celebrano ogni anno, un mese e due giorni dopo l’equinozio di primavera, il 22 aprile, la Giornata della Terra (Earth Day) – termina la presentazione –. La celebrazione coinvolge ad oggi 175 paesi».

A Villa Carlotta a Tremezzo sarà esposta una installazione nel parco botanico, e inoltre: «Miniartextil è un evento a 360° che propone una serie di appuntamenti collaterali alla mostra: cinema, musica, poesia, conferenze, laboratori didattici e visite guidate».

Ingresso 7 euro, 5 per over 65 anni e studenti fino alle superiori, gratis fino a 10 anni, visite guidate a Villa Olmo in italiano, inglese e francese, per i gruppi su prenotazione, 5 euro visita guidata singolo, 30 euro visita guidata gruppo (max 10 persone), 50 euro visita guidate in lingua straniera (max 10 persone).

Per informazioni Internet http://www.miniartextil.it. [md, ecoinformazioni]

Miniartextil rimane a Villa Olmo

xxiii miniartextilarte&arteDopo l’annuncio dello slittamento del periodo di apertura delle grandi mostre e la paura dell’impossibilità di svolgere due delle più conosciute iniziative culturali cittadine di settembre-ottobre Parolario e Miniartextil quest’ultima iniziativa, promossa dall’associazione Arte&Arte, si svolgerà dal 5 aprile al 2 giugno 2014. (altro…)

Tentazione (Lussuria)

Bisutt2Di Donatella Bisutti, acrilici di Alberto Schiavi (Cfr Edizioni, 2013), giovedì 24 ottobre alle 21 a Villa Olmo, in via Cantoni 1 a Como, presenta Wolfango Testoni, incontro organizzato da La casa della poesia di Como nell’ambito di MIniartextil (altro…)

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