Paolo Minoli

Paolo Minoli in mostra alla Pinacoteca di Como

Una mostra misurata, di notevole intelligenza e di grande impatto visivo, ricorda Paolo Minoli a dieci anni quasi esatti dalla scomparsa (20 dicembre 2004). Nelle sale della Pinacoteca Civica di Como, per iniziativa dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Como e di Casaperlarte (la fondazione che proprio Minoli volle per promuovere l’arte contemporanea nelle sue varie espressioni), è riunito un gruppo essenziale di opere, distribuite lungo tutto l’arco della sua produzione e rappresentative delle diverse linee di ricerca percorse in un lavoro che, per quanto prematuramente interrotto, si è comunque sviluppato per tutta la seconda metà del Novecento.

Carlo Pirovano, coordinatore generale della fondazione, ha tenuto – durante la sua presentazione – a sottolineare la centralità nell’opera di Minoli di alcuni concetti/ricerche che nella mostra di Como sono facilmente riconoscibili: lo spazio, il colore, la musica. Le tre linee non sono ovviamente indipendenti e, anzi, anche il pubblico meno avvertito può facilmente riconoscerne la sintesi dinamica nella maggioranza delle opere (per non dire in tutte). È proprio nella estrema godibilità delle opere uno dei punti di forza di questa mostra: sostare con attenzione di fronte alle opere significa riuscire a entrare nelle logiche generative di questi “quadri”, solo apparentemente semplici. I ritmi, le simmetrie, i piani si incrociano e si richiamano: risulta molto interessante (e, in un certo senso, estremamente divertente) identificare le modalità con cui da modularità di rigorosa geometria, attraverso elaborazioni di cristallina semplicità, si giunge a immagini vibranti, continuamente in evoluzione. Le grandi superfici articolare in colori “semplici” (rosso, aranciato, giallo, verde, azzurro, indaco, violetto) non sono mai statiche, e anzi continuano a vibrare con pulsazioni ritmiche (musicali o poetiche che dir si voglia), con grande intelligenza ma senza intellettualismi.

L’esposizione, che si propone come sintesi dell’intero lavoro di Paolo Minoli, inizia accostando intelligentemente le prime opere con l’ultima, per mostrare come l’esplorazione dell’artista sia stata ben diversa da una banale progressione lineare, e – più in generale – come la ricerca dell’arte contemporanea sia qualcosa di molto più complesso (ma anche di meno “difficile”) che non una solitaria riflessione su se stessa.

L’esposizione, che si è voluta programmare per un periodo abbastanza lungo da garantire un’agevole rispondenza da parte del pubblico (resterà aperta infatti fino al 1° marzo 2015), merita sicuramente una attenta considerazione da parte di tutti: anche coloro che pensano di “non capire l’arte moderna” troveranno molti motivi di interesse, di riflessione e di divertimento. E un ulteriore capitolo di quella storia dell’arte legata al territorio, ma non al campanile… [Fabio Cani, ecoinformazioni]

Alcune delle opere in mostra a Comoi

Compenetrazionirotatorie 1972

Compenetrazioni reticolari

Canzone veneziana 1995

 

Paolo Minoli. Un itinerario tra arte e scienza

Compenetrazionirotatorie 1972Mostra di 30 anni di attività dell’artista scomparso nel 2004, «una delle figure più significative dell’arte comasca della seconda metà del ‘900», a cura da Carlo Pirovano, a Palazzo Volpi – Pinacoteca civica di Como, in via Diaz 84, inaugurazione il 13 dicembre alle 16, aperta fino al 1 marzo da martedì a sabato dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 14 ale 17, domenica dalle 10 alle 13, mercoledì dalle 9.30 alle 17 (fino al 24 dicembre e dal 7 gennaio), chiusa lunedì, 25 e 26 dicembre, 1 gennaio.

 

Canzone veneziana 1995«L’esposizione che l’Assessorato alla cultura del Comune di Como in collaborazione con la fondazione Casaperlarte di Cantù dedica all’artista a dieci anni dalla morte (2004) vuole riproporre in una sintesi agile, ma esaustiva il complesso itinerario di una ricerca lucida e coerente, caratterizzata, nel corso di tre decenni da una profonda riflessione teorica e da una altrettanto sofisticata traduzione delle “idee” in una felice oggettivazione pratica: le une e l’altra toccando motivi nevralgici della ricerca figurale di fine Novecento – precisa la presentazione –. Se le prove più personali del giovane artista, fra anni sessanta e settanta, indagavano problemi Compenetrazioni reticolarisoprattutto spaziali, con elementi tridimensionali proposti in rapporti serrati su curve dinamiche in un’atmosfera nitida sottolineando le strutture visive, più innanzi tale ricerca si arricchisce anche nella dimensione ambientale e urbanistica sofisticando l’indagine in rapporti problematici fra interno ed esterno; più oltre saranno le potenzialità del colore a stimolare l’attenzione dell’artista, instaurando una dialettica stringente fra superficie ed ambiente, tra cromia e struttura e dunque stabilendo anche un dialogo stimolante fra pittura e scultura».

«Oramai Minoli è avviato ad una laboriosa sperimentazione, fortemente innovativa sostenuta dalla padronanza di una speculazione filosofico-scientifica sul piano teorico, vera osmosi fra arte e scienza, che interpreta i processi visivi in prospettive inedite – prosegue lo scritto –. Nello stesso contesto si va approfondendo il rapporto interiore con l’idea di tempo che si fa percepibile nella definizione spaziale sul piano dell’opera nel momento stesso della sua formulazione. D’ora in avanti il rapporto spazio-tempo Perilpoeta 1997alimenta continuamente le complesse variazioni sperimentate nell’incessante “laboratorio” di Minoli, approfondendo l’analisi fenomenologica del colore, in tutte le accezioni scientifiche e poetiche, passando dunque dall’analisi concettuale dell’opera all’incanto dell’abbandono poetico, della partecipazione emotiva, ma anche non disdegnando di tentare il mistero dell’ignoto e il confronto con gli eventi della vita, come noterà ben presto la critica più avveduta. Gli sviluppi della poetica di Minoli dagli anni novanta alla morte prematura (2004) si fa via via più complessa e articolata con dialoghi suggestivi e stimolanti con altri tramiti espressivi quali quelli con la musica e in forme non meno affascinanti con la poesia. Allora Minoli affronta anche il linguaggio della scultura con una determinazione sempre tesa, quasi aggressiva, che sembra voler sfidare più che la materia, la negatività e il vuoto, come prima la leggerezza del colore si era inventata la consistenza di strutture impensabili secondo logica, attraverso cesure squisitamente liriche».

Per informazioni tel. 031.269869. [md, ecoinformazioni]

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