Politica

Il consiglio comunale di giovedì 19 giugno 2008

Laici e clericali si confrontano sulla istituzione della Consulta per la famiglia al Cosiglio comunale del 19 giugno.

«Il pass che ci autorizza a posteggiare per le sedute in via Perti vale anche per tutte le zone della città?» così ha esordito nel Consiglio comunale di giovedì 19 giugno Donato Supino, Prc, invitando i vigili a multare la macchina di un consigliere di maggioranza in palese divieto di sosta di fronte al Municipio. Dopo di lui Roberta Marzorati, Per Como, ha riportato la testimonianza, corredata da fotografie, della madre di un bambino disabile che ha documentato come le rampe di accesso al marciapiede comunale fossero bloccate dalle macchine dei consiglieri, oltre all’elevatore in cortile ingombrato dalle biciclette dei dipendenti. «Cose non vere» per l’assessore Caradonna.
Ha preso poi la parola Gianluca Lombardi, capogruppo Fi, lodando il ministro Brunetta e auspicando maggiore trasparenza sui costi della politica anche nel Comune di Como: «Da noi non succede come in Provincia». E sempre su Villa Gallia è intervenuto Emanuele Lionetti, capogruppo Lega Nord, affermando che i rimborsi spese denunciati sui giornali locali sono una vergogna: «Soprattutto con un bilancio regolarmente approvato. C’è qualcosa che non funziona».
Un acceso diverbio è nato poi tra Vittorio Mottola, Pd, e l’assessore Caradonna, quando il primo ha richiesto urgentemente il taglio dell’erba nei giardini e lungo le strade di Sagnino per la festa del santo patrono che vedrà anche la partecipazione del vescovo, tanto da far dire al presidente del consiglio Mario Pastore: «Assessore non può essere così provocatorio con i consiglieri».
È quindi ripreso il dibattito sulla Consulta per la famiglia e sono stati discussi gli emendamenti proposti dalla maggioranza.
Veronica Airoldi, Fi, ha proposto di eliminare la possibilità di decisioni d’urgenza del presidente della Consulta, l’eliminazione di rapporti diretti con i partiti politici ed il fatto che i rappresentanti delle associazioni debbano essere «con regolare permesso di presenza», intendi di soggiorno. Tutte proposte accettate dal Consiglio, anche se l’ultima per Mario Lucini, Pd, sfiora il ridicolo «è stato riscritto tutto un articolo solo per aggiungervi alla fine un passaggio sui permessi di soggiorno. Si alimenta un terrore per lo straniero ingiustificato». «È un passaggio un po’ volgarotto» ha chiosato Roberto Rallo di Forza Italia. Non è passata invece la proposta di aumentare gli anni di operatività sul territorio cittadino delle associazioni che vogliono aderire alla Consulta, da uno a due, perché un solo anno è stato ritenuto sufficiente per garantire che l’associazione non sia fittizia. Un passaggio controverso che ha fatto dire al consigliere Rallo che prima di approvare questo regolamento «qualcuno aveva un disegno ben preciso a monte». Bocciati anche altri due emendamenti proposti da Stefano Rudilosso, Fi, per controllare la “genuinità” delle associazioni.
Tutti concordi invece per permettere alle associazioni di far parte di più consulte, attualmente l’unica attiva è quella sull’handicap. Accordo trovato anche per consentire ai consiglieri comunali e agli assessori di partecipare alle sedute della Consulta.
È stato poi bocciato un ordine del giorno, proposto dal Pd, per garantire un budget alla nuova struttura.
È stata insomma una discussione che ha visto gli schieramenti mischiarsi e confondersi, solo due sono state le costanti di voto della serata: l’astensione di Alessandro Rapinese, Area 2010, e il voto contrario di Supino. Anche Bruno Magatti si è dato un indirizzo costante «voterò a favore di tutti quegli emendamenti che iniziano con eliminare, se eliminiamo tutto forse arriveremo a qualcosa di soddisfacente». Il consigliere di Paco ha espresso una «radicale contrarietà» alla Consulta che «serve solo per dare un messaggio esterno a qualcuno. Vescovo, parroco o a qualche rappresentante di lobby». «Il documento presentato ai candidati prima dalle elezioni dal Forum delle famiglie comasche – ha continuato Magatti – chiede delle risposte politiche, invece l’unica risposta che gli si dà è la costituzione di questa Consulta». «Il problema fondamentale – ha concluso il consigliere di Paco – è quello della laicità, contro questa operazione clericale». Parere negativo anche dal rappresentante di Rifondazione per «un provvedimento opportunista. Altre strutture democratiche come le Circoscrizioni sono nate dall’esperienza e dalle esigenze dei Comitati che erano sorti spontaneamente e non è questo il caso. Per di più i proponenti sono legati ad una concezione di famiglia clericale». Recisamente contrario anche Rapinese che dopo l’astensione sugli emendamenti ha votare contro una Consulta «che svilisce il ruolo dei consiglieri comunali». Unico della maggioranza Rallo da «laico ed anzi da ateo devoto» ha espresso parere contrario «anche perché questo potrebbe essere il precedente per dare il via alle consulte le più disparate». Già una per la cultura è stata chiesta in aula da Bruno Saladino del Partito democratico. Un’unica astensione quella di Marcello Iantorno. Da notare il voto favorevole di Rudilosso che nonostante la sua personale contrarietà al provvedimento essendo coordinatore cittadino di FI ha votato a favore. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Siamo tutti clandestini

Manifestazione della Sinistra unita e plurale sabato 21 giugno dalle 15 in Largo Spallino. Dal gazebo partirà alle 16 Il piedibus della cittadinanza che senza occupare le strade, ma percorrendo i marciapiedi, attraverserà la zona più multietnica della città per affermare il diritto alla cittadinanza di ogni persona contro ogni razzismo e discriminazione.

Mentre a Roma il decreto legge sulla sicurezza del governo Berlusconi comincia il suo iter parlamentare, dimostrando i suoi intenti discriminatori, qualcosa a Como si muove, o meglio, si muoverà.
Sabato 21 giugno, infatti, il piedibus della Sinistra Unita e plurale attraverserà dalle 16 le vie cittadine per dimostrare che esiste una Como solidale, che si oppone al razzismo e la xenofobia della cultura dominante.
«Una cultura che sta trovando sponde pericolose a vari livelli istituzionali – spiega Marco Lorenzini, uno degli organizzatori – e diventa trasversale, come abbiamo potuto constatare ieri con il voto del Parlamento europeo, che ha modificato il quadro di fondo dei fenomeni migratori, rafforzando la “Fortezza Europa”. Gli fa eco in Italia il decreto sulla sicurezza, che prevede provvedimenti discriminatori come il reato di clandestinità, sbagliato sul piano etico, prima ancora che politico, perché trasforma automaticamente migliaia di persone in delinquenti. La cultura dominante alla quale ci opponiamo vuole discriminare il diverso e non potrà reggere ai prossimi futuri cambiamenti mondiali. La risposta che l’occidente dà al fenomeno migratorio, che si stima crescerà nei prossimi anni, è del tutto inadeguata».
La forma della manifestazione non sarà però un corteo convenzionale, ma un “Piedibus” silenzioso che partirà da Largo Spallino, davanti alla chiesa di San Francesco, percorrendo un anello che andrà a toccare il quartiere di Como Borghi (via Milano alta, via Anzani, via Magenta), ad alta presenza migratoria. I manifestanti cammineranno silenziosamente in fila sui marciapiedi della città, portando due cartelli, uno sulla schiena con una frase di protesta e uno davanti con una proposta. Il Piedibus della cittadinanza effettuerà alcune fermate prestabilite lungo il percorso, nella speranza di far “salire” le persone che condividono la lotta contro il razzismo e per i diritti di cittadinanza. L’iniziativa si concluderà in largo Spallino con un dibattito pubblico sul diritto alla cittadinanza e sulla sicurezza che genera paura dalle 17.30.
Spiegano gli esponenti della Sinistra unita e plurale, alla prima uscita pubblica post elettorale del gruppo nato circa un anno fa, di aver organizzato la manifestazione perché il gioco delle destre è di mettere il penultimo contro l’ultimo, e questa mentalità può avere effetti tragici se non viene contrastata dal principio. Un pericolo sottolineato da Enzo Arrighi, mentre Eugenio Secchi ha denunciato la ingiusta differenza di trattamento sui media poco attenti alle tragedie che colpiscono lavoratori immigrati. «Un altro dato preoccupante – aggiunge Manuela Serrentino – è il silenzio altrettanto colpevole di chi, pur non condividendo queste politiche discriminatorie, non trova capacità e coraggio di esprimersi. Sabato scorso abbiamo distribuito 800 copie di un volantino ad Albate e sono stati in pochi, una quindicina, a rifiutarcelo. Questo ci fa ben sperare che in realtà la cultura dominante non sia poi così diffusa». Alla protesta parteciperanno anche le Donne in nero di Como, che sposteranno la loro presenza silenziosa da piazza San Fedele in Largo Spallino, per ribadire la loro ferma condanna del razzismo.
«Speriamo che sabato – ha concluso Celeste Grossi – sia presente qualche migrante, anche se sappiamo che molti di loro non potranno partecipare perché, pur essendo pienamente inseriti nel tessuto lavorativo, rimangono clandestini».
Nell’incontro con la stampa la Sinistra unita e plurale ha presentato la Campagna cd rom (Como per i diritti dei rom) con una cartolina che riporta sul fronte un dipinto dell’artista rom Sandra Jayat (nella foto) e sul retro, oltre che la celeberrima poesia di Brecht sulla necessità di contrastare fin dall’inizio ogni discriminazione, l’impressionate quadro dei simboli utilizzati nei campi di sterminio nazista per identificare ebrei, rom, omosessuali e non solo.
Di particolare rilievo per gli organizzatori anche Comprensione, la lettera aperta a tutti coloro che hanno responsabilità e autorità morale e capacità di intervento politico, culturale, educativo. [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

Il consiglio comunale di lunedì 16 giugno 2008

Supino chiede chiarimenti al sindaco sugli incarichi plurimi di Gandola. Lombardi attacca i venditori di ombrelli ambulanti. Continua il dibattito sulla Consulta per la famiglia del Comune di Como, per Magatti «un’operazione ipocrita».

Problemi dei trasporti al centro delle dichiarazioni preliminari del Consiglio comunale di lunedì 16 giugno. Donato Supino, Prc, ha chiesto al sindaco di relazionare sulla risposta di Gianandrea Gandola presidente di Spt sul perché dell’accumolo di cariche che comporta «uno stipendio di 71 mila euro circa, per un’azienda di tre milioni di fatturato di cui il 50 per cento derivante dagli affitti degli immobili, un rapporto sproporzionato». Inoltre ha aggiunto il consigliere di Rifondazione essendo Gandola nominato dalla Provincia si crea una sproporzione all’interno del consiglio di amministrazione a favore di quest’ultima «bisogna valutare la tutela del patrimonio comunale». Silvia Magni, Pd, ha invece segnalato che in alcune pensile non sono stati cambiati gli orari dei bus creando disagi per gli utenti.
Gianluca Lombardi, capogruppo Fi, ha sottolineato la chiusura dell’autosilo di via Auguadri, per essere utilizzato dalle persone coinvolte per l’organizzazione, durante l’intera giornata della Notte bianca, quando «avrebbe potuto essere aperto sino alle sei di sera all’inizio dell’iniziativa». Un a perdita per i commercianti del centro che , per il consigliere forzista, subiscono anche la concorrenza dei venditori ambulanti dio ombrelli, che da qualche settimana si incontrano per le vie della città murata, che per quanto riguarda il tempo «portano pure sfortuna!».
Prima della prosecuzione della discussione sulla è stato reso noto il ritiro della mozione di sfiducia all’assessore Enrico Cenetiempo, ex Udc, proposta dal capogruppo Udc Luigi Bottone. Quest’ultimo ha motivato il ritiro della stessa per il mancato rispetto dei tempi tecnici per la sua discussione, un’affermazione che ha stupito il presidente del Consiglio Mario Pastore «lei era presente alla riunione dei capigruppo quando è stato deciso di discuterla oggi, avrebbe potuto far presente che era necessario discuterla prima».
Il consiglio ha così ritornato a parlare della Consulta famigliare.
Marcello Iantorno, Pd, ha risposto agli attacchi alla proposta portati dall’area liberal di Forza Italia, la Consulta non sminuirebbe i poteri e le competenze del Consiglio «le sue decisioni non avranno caratteristiche di obbligatorietà e vincolo». La famiglia poi ha sempre avuto per il consigliere democratico un posto speciale nella legislazione a partire dal diritto romano, sino al Codice civile italiano dell’Ottocento e del Novecento, passando per il Codice napoleonico.
Un’impostazione “alta” del dibattito come sottolineato dal primo cittadino: «Mi sembra che si sia voluto dare un tono di importanza su questa delibera che è sì significativa, ma non fino al punto in cui si è arrivati». «Qualcuno è andato fuori strada» ha aggiunto Bruni. «La famiglia è il fondamento della nostra società: un uomo e una donna, che se hanno la grazia di nostro Signore e se li vogliono fare, dei figli». La Consulta servirà per il sindaco per avere un rapporto vero con il territorio in piena libertà però: «Se non ci si incontrerà con loro si dirà anche di no».
È quindi incominciata la discussione dei 13 emendamenti proposti sia da maggioranza che dalla opposizione. Il primo presentato da Franco Fragolino, Pd, per il cambiamento del nome mettendo l’accento sulle associazioni famigliari è stato bocciato, così come il secondo, presentato da Iantorno, che avrebbe voluto aggiungere un riferimento all’articolo 2 della Costituzione. Non è passato neanche l’emendamento sei, proposto da Iantorno, che chiedeva alcuni ritocchi sulle relazioni che la Consulta dovrà dare al Comune e il primo punto del cinque, sempre del consigliere del Pd. Il terzo emendamento che chiariva alcuni aspetti procedurali è passato a grande maggioranza esattamente come il primo punto del quarto e gli ultimi due punti del quinto delle preposizioni migliorative che chiariscono dei punti del regolamento della Consulta sulla rappresentanza comunale nella stessa. La seconda parte del quarto emendamento è stata trasformata dai proponenti in un ordine del giorno per il reperimento di una sede e per la consulta e lo stanziamento di un budget per rendere veramente indipendente la struttura futura.
Una discussione che ha profondamente irritato il consigliere Bruno Magatti, Paco, per cui la Consulta non è che una «mostruosità», che serve solo per «accreditare se stessi a sostegno di questa iniziativa e far diventare autorevole un organo che non sembra capace di esprimere qualcosa di particolare». Anche sulla questione del budget per la nuova struttura Magatti ha attaccato i suoi difensori «da due anni non ci sono più soldi per l’attività corrente dei gruppi consiliari e si fa fatica a fare politica per i rappresentanti eletti democraticamente». Dello stesso parere Roberto Rallo: «Facciamoci dire quanto costerà questo giochino». Per il consigliere di Paco la costituzione del nuovo organismo è una «operazione ipocrita. Fare lobby per qualcuno che ha bisogno di accreditarsi presso determinate lobby». Giovedì prossimo il consiglio continuerà la discussione sugli emendamenti e l’ordine del giorno rimasti. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il consiglio comunale di giovedì 12 giugno 2008

Ritirata la delibera sul regolamento di accesso agli asili nido comunali. Verrà riproposta una nuova versione dopo l’estate. Bloccata la possibilità di fare ostruzionismo a oltranza. È iniziata la discussione sulla Consulta comunale per la famiglia.

Ritirata la delibera sul regolamento per i servizi alla prima infanzia nel Consiglio comunale di giovedì 12 giugno. Il sindaco Stefano Bruni non ha voluto «continuare un iter per un testo complesso, con risultati incerti» ed ha deciso di «ritirare la delibera per riproporla successivamente, appena dopo l’estate». Una scelta motivata dal fatto che «con gli emendamenti ed i subemendamenti c’era il rischio di non rendere omogeneo il testo finale e di non andare incontro alle richieste degli uffici che chiedono un metodo per formare graduatorie evitando gli innumerevoli pareggi che li mettono in imbarazzo». Per Donato Supino, Prc, «un ritorno al buonsenso».
Nella seduta precedente Bruno Magatti, Paco, aveva chiarito, con l’avvallo del vicesegretario generale Emoroso, la possibilità di fare ostruzionismo con la presentazione di subemendamenti. La risposta dell’Ufficio di presidenza del consiglio ha quindi cercato di limitare questa possibilità con una interpretazione restrittiva. Una nuova spiegazione regolamentare che ha fatto inalberare alcuni consiglieri: Supino ha stigmatizzato il fatto che «ogni volta che si incontra un intoppo lo si toglie di mezzo con atteggiamenti di maggioranza» per di più con un provvedimento forzato perché «non è vero che la materia non è disciplinata», una interpretazione condivisa da Marcello Iantorno, Pd, per cui «quando le cose sono chiare non hanno bisogno di essere interpretate».
Mario Lucini, Pd, ha proposto di riflettere sull’argomento e posticiparne la discussione, mentre Luca Gaffuri, Pd, condividendo lo spirito del provvedimento, per una maggiore funzionalità del Consiglio, ha chiesto una interpretazione più simile a quella di casi analoghi trattati nel Regolamento.
Tentativi di calmare gli animi sono giunti da parte della maggioranza con la proposta di Claudio Corengia, An, di un gentlemen’s agreement. Una posizione inaccettabile per Ma gatti: «Ora che sappiamo di avere questo strumento dovremmo cercare di non usarlo. In questo sistema maggioritario sappiamo bene chi tiene il manganello. Questa è una interpretazione soggettiva e politica del Regolamento e sappiamo tutti che le procedure sono il fondamento della democrazia se no non c’è più democrazia».
La nuova interpretazione è stata quindi approvata con un voto trasversale. Anche parte delle minoranze ha votato a favore della proposta dell’ufficio di presidenza e parte della maggioranza, come Roberto Rallo, Fi, e Guido Martinelli, Lega, che hanno votato contro.
L’assessora Veronelli ha successivamente presentato il progetto di Consulta comunale per la famiglia e il regolamento annesso. Una nuova struttura per l’assessora che rientra in un percorso di sviluppo e tutela della famiglia che ha già visto la nascita, nel 2001, della Consulta regionale e che lo sviluppo a livello locale di simili esperienze, «per consentire di coinvolgere e valorizzare la associazioni famigliari», innanzitutto a Verona, dal 1997, per poi essere adottate a Bergamo, Brescia e Marsala. La nuova struttura dovrà quindi a servire per Anna Veronelli a «incentivare una cultura per la famiglia e della famiglia».
Un tema delicato che supera le contrapposizioni tra gli schieramenti tanto che dopo il passaggio in Commissione la proposta ha raccolto solo due voti favorevoli, quattro contrari e due astensioni.
Per Magatti le consulte dovrebbero essere approntate solo per particolari Categorie che non riescono ad essere rappresentate dalla politica come immigrati extracomunitari o portatori di handicap perché «l’appartenere e vivere la famiglia è un’esperienza diffusa fra i consiglieri comunali e non si capisce perché delegare ad altri questo ambito». Tanto più che pur apprezzando il lavoro delle associazioni per la famiglia, un ambito che conosce e di cui fa parte, non lo ritiene così aperto anzi «un po’ élitario». Per il consigliere di Paco la discussione sulla famiglia in comune è paradossale quando 50 bambini sono rimasti fuori dagli asili nido restando nelle liste di attesa dovendo così rivolgersi al privato sociale. Un mondo per Magatti di cui le associazioni famigliari, tramite reti di associazionismo, cooperative, fanno parte. «Si fanno delle grandi dichiarazioni di principio demagogiche – ha concluso il consigliere di Paco – vi invito a ritirare la delibera».
Un altro punto di vista quello di Franco Fragolino, Pd, «sono complessivamente d’accordo, ma bisogna chiarire alcuni punti». Per il consigliere del Partito democratico non bisogna fare confusioni fra i ruoli e accavallare il forum delle associazioni famigliari e la Consulta per la famiglia «che non può essere la fotocopia della prima». «La consulta – ha continuato Fragolino – dovrà essere lo strumento dell’amministrazione che parla con la città che deve potere lavorare in piena autonomia ed essere quindi dotata di un proprio budget». Sostanzialmente a favore anche Gaffuri: «la famiglia è uno dei soggetti più deboli presenti nella nostra società, tutte le statistiche parlano delle grandi difficoltà economiche e relazionali di questo soggetto».
Contraria alla Consulta anche l’area liberal del gruppo di Forza Italia. Per Roberto Rallo «bisogna porsi il problema della rappresentatività di queste associazioni» anzi la loro promozione come vere rappresentanti della volontà della popolazione «è un atteggiamento fascista di chi non crede nella democrazia rappresentativa». Un attacco diretto anche all’assessora «se c’è bisogno della consulta vuol dire che c’è un black-out, non c’è connessione, fra te e il mondo dell’associazionismo». Stefano Rudilosso, Fi, si è invece interrogato su chi e cosa rappresentano le associazioni delle famiglie e ha chiesto di definire cosa s’intende per famiglia perché parlarne in generale «significa parlare di tutto o nulla».
La serata si è conclusa con la provocazione di Supino che ha chiesto se eventualmente anche associazioni a favore delle famiglie omosessuali possano entrare a far parte della Consulta e con Giampiero Ajani, Lega, che ha chiesto se la struttura proposta comporterà oneri per le casse comunali. La discussione è quindi stata rimandata al prossimo consiglio comunale. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il consiglio comunale di martedì 10 giugno 2008

Nel Consiglio comunale di martedì 10 giugno le opposizioni fanno ostruzionismo contro l’emendamento discriminatorio nei confronti degli extracomunitari nel settantesimo della promulgazione delle leggi razziali in Italia.

Nelle preliminari al Consiglio comunale di martedì 10 giugno Vincenzo Sapere, Gruppo misto, ha chiesto di trovare «una qualche via di uscita» per la situazione del bar battello a lago che soffre del cantiere per le paratie, Vittorio Mottola, Pd, ha chiesto di mettere in sicurezza l’ex asilo nido di P. Chiasso, attualmente abbastanza facilmente accessibile per le persone non autorizzate, e Donato Supino, Prc, ha chiesto di «fare una verifica sul percorso estivo della linea urbana 3, che collega la stazione delle Ferrovie Nord di Grandate-Breccia con quella di Como-Camerlata, senza neanche permettere l’interscambio con la linea 6 attestata alla Motorizzazione civile». Uno spreco per il consigliere di Rifondazione per un percorso che «non viene utilizzato dai cittadini».
Il Consiglio ha quindi votato, e approvato con il solo voto contrario delle minoranze, l’emendamento al Regolamento per i servizi alla prima infanzia ritenuto discriminante dalle opposizioni che abbandonata l’aula, nella seduta precedente, avevano fatto venire a mancare il numero legale.
Il dibattito si è così incentrato su una altro emendamento allo stesso regolamento presentato dal gruppo di Alleanza nazionale che chiedeva 5 punti in più in graduatoria per un bambino con entrambi od un genitore italiano, 3 se comunitario e 0 se extracomunitario.
Durante l’illustrazione della proposta lo stesso presentatore Claudio Corengia, An, ha fatto dell’ironia dichiarandosi certo che quanto presentato sarebbe stato bollato come «contrario ai diritti dell’uomo». Il consigliere di Alleanza nazionale ha poi continuato «non c’è nessun intento punitivo, discriminatorio, di razzismo o di violare i diritti di chicchessia, solo ribadire che i cittadini italiani debbano avere un punteggio superiore nel momento in cui si stilano le graduatorie». «Un concetto che deve essere esteso ad altre situazioni – ha continuato il consigliere – come le case popolari».
Questo emendamento, così come presentato, ha avuto un parere negativo da parte dei tecnici del Comune e, interrogato in proposito, l’avvocato Fabiano ha spiegato come avrebbe potuto essere migliorato venendo «impostato in un’altra direzione, di ragionevolezza, su un criterio quantitativo».
Aperta la discussione Mottola ha definito la proposta «un’offesa per la specie umana», Bruno Magatti, Paco, ha parlato di una «situazione imbarazzante quando si parla di un avanzo di 15 milioni, come se il Comune dovesse fare profitti come un’azienda, e si discute su chi deve accedere e non sul costruire servizi», mentre per Marcello Intorno, Pd, «è aberrante che nel Consiglio comunale di una città civile ed europea entrino elementi che dovrebbero essere consegnati alla pattumiera della storia».
Pronta la risposta del primo cittadino Stefano Bruni: «Si usano sempre paroloni grossissimi, secondo me a sproposito in questo caso. Oggi la situazione dell’accesso ai nostri nidi vede una sempre maggiore occupazione di posti da parte di famiglie extracomunitarie, questo perché i nostri meccanismi di accesso non prevedevano che la tipologia famigliare fosse quella che è oggi». «La presenza di italiani negli asili nido – ha continuato il sindaco – è minoritaria o largamente minoritaria. Una situazione penalizzante per i figli dei comaschi. Questo emendamento va nella direzione di correggere un’anomalia, una disparità di trattamento».
Quindi, anche dopo il parere tecnico dell’avvocato Fabiano, Marco Butti, An, ha chiesto una sospensiva per valutare eventuali modifiche e dopo i 5 minuti, che sono diventati tre quarti d’ora, la seduta è ripresa.
La nuova proposta presentata è stata quindi quella di istituire «una percentuale minima dell’ottanta per cento per ciascuno asilo ai bambini con uno od entrambi i genitori italiani», nel caso in cui non fossero sufficienti le domande la priorità spetterebbe ai figli dei comunitari e solo quando anche queste saranno esaurite «potranno essere ammessi tutti gli altri bambini». Anche nella Germani nazista venne approvata nel 1933 la Legge contro il sovraffollamento delle scuole e università tedesche che ridusse il numero dei non ariani al 1,5%.
Mario Lucini, Pd, ha così rilevato che i residenti in città, italiani e non, che lavorano e pagano le tasse non sono più uguali «ma qualcuno è più uguale degli altri» e ha ricordato le cifre ufficiali: su 485 bambini iscritti agli asili nido 125 sono i bambini stranieri, il 25,7%, con una punta del 63% in un unico asilo, a Camerlata, e picchi del 40% in via Passeri e in via Italia Libera. Ed ha terminato affermando che «se passa questo emendamento sarà una vergogna per la nostra città!».
Dopo un chiarimento tecnico sulla possibilità di proporre subemendamenti, così come fatto dalla maggioranza, le minoranze hanno fatto ostruzionismo proponendone quasi trenta. La seduta è stata così aggiornata a giovedì 12 giugno. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Donato Supino non partecipa al congresso di Rifondazione comunista

Donato Supino, capogruppo nel consiglio comunale di Como di Rifondazione comunista, sceglie di non partecipare al congresso che sta lacerando il suo partito: «Aspetto per vedere l’orientamento del dibattito interno senza però essere coinvolto o farmi trascinare nella lotta contingente fra i differenti schieramenti».

Donato Supino, unico consigliere comunale di Rifondazione comunista del Comune di Como, rimarrà fuori dal dibattito congressuale che coinvolge il suo partito dopo la disfatta elettorale alle ultime elezioni politiche.
«Sono l’ultimo rimasto dei fondatori di questo partito che considero un po’ come una mia creatura» esordisce l’esponente comunista per cui «i bisogni da cui è nata l’esperienza di Rifondazione sono ancora presenti nella società attuale. Gli ultimi vengono ancora trattati in maniera discriminatoria e viviamo in una città in cui il 20 per cento della popolazione non arriva alla fine del mese e si affida all’assistenza di associazioni come la Caritas. Un fenomeno che coinvolge non solo chi è disoccupato, ma anche chi lavora e nonostante questo rimane povero. Rimangono poi aperte questioni come la sicurezza sui posti di lavoro, quella ambientale, di genere».
Lo scontro interno alla sua formazione preoccupa Supino memore delle diverse divisioni che hanno avuto luogo nel corso degli anni e che non vorrebbe rivivere: nel ’98 quella guidata da Diliberto e Cossutta dei Comunisti italiani e nel ’95 quella dei Comunisti unitari, il cui esponente principale a Como era Mauro Guerra.
Una fase vissuta ultimamente con un certo distacco anche per una dissonanza rispetto all’interpretazione politica degli ultimi avvenimenti: «Dopo la sconfitta alle amministrative del 2007, a parte qualche eccezione, non sono riuscito a fare capire che era necessaria un’inversione di rotta. Si è continuato a fare la stessa politica senza tenere presente perché la gente non ci votava più. Oggi siamo anche di fronte alla sconfitta alle politiche; una disfatta storica, dal dopoguerra ad oggi i comunisti sono sempre stati in Parlamento, e drammatica, penso alle persone che avremmo dovuto rappresentare».
Per il consigliere comunale comunista Rifondazione si è chiusa in un dibattito interno scoraggiante verso il quale dichiara di non avere interesse «si presentano cinque mozioni per un partito che, con l’alleanza della Sinistra l’Arcobaleno, ha raggiunto il 3 per cento». Per di più incalza Donato Supino «da questo scontro interno non nasce un’analisi della società che proponga soluzioni ai problemi reali, ma le differenti mozioni vengono utilizzate in una logica di rapporti di potere interno al partito». Proprio per questo continua il consigliere comunale «non ho rinnovato ancora la tessera. Aspetto per vedere l’orientamento del dibattito interno senza però essere coinvolto o farmi trascinare nella lotta contingente fra i differenti schieramenti».
Un atteggiamento che per l’esponente di Rifondazione porta anche a un blocco «dello sviluppo di apertura delle alleanze con le forze della sinistra che vogliono operare in maniera unitaria nelle istituzioni e nei settori dello scontro sociale».
Per Donato Supino la Sinistra l’Arcobaleno non ha raggiunto il suo obiettivo «perché non è stata l’espressione di una convergenza dal basso, ma una scelta verticistica delle segreterie che non sono riuscite a coinvolgere la base dei partiti e le forze sociali che vi facevano riferimento. Si è creata una coalizione poco credibile e non si sono coinvolte, salvo qualche eccezione, quelle forze che sarebbero state un valore aggiunto. La scelta di Bertinotti di caratterizzare il voto alla Sinistra Arcobaleno come un voto per lo scioglimento del partito ha, insieme al voto utile, penalizzato il risultato elettorale. Inoltre la scelta dei candidati è stata fatta con un metodo sbagliato non c’è stata la volontà politica di attuare un vero confronto con gli iscritti e le strutture periferiche del partito». [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Acque torbide

Nell’incontro sullo stato dell’acqua pubblica in provincia Como organizzato dal Comitato comasco per l’acqua pubblica gli ultimi sviluppi del sistema idrico comasco e una proposta di lavoro per i 15 assessori presenti.

Una quindicina di assessori, perlopiù della Bassa comasca, hanno partecipato giovedì 29 maggio all’assemblea Gestione pubblica dell’acqua in provincia di Como organizzata dal Comitato comasco per l’acqua pubblica.
Il tema della serata è stato introdotto da Roberto Fumagalli, referente del Contratto mondiale sull’acqua, con una panoramica sul confuso quadro legislativo nazionale e regionale. «La legge vigente (267/2000) prevede tre differenti modalità di affidamento del servizio idrico integrato: la messa a gara del servizio, cioè la privatizzazione anche totale, la costituzione di una società per azioni mista in cui il pubblico detiene la maggioranza assoluta o l’affidamento in house ad una società per azioni pubblica. Il decreto legislativo sulle norme in materia ambientale, approvato nel 2006 dall’allora ministro Matteoli, va oltre, considerando “normale” l’appalto del servizio tramite gara e lasciando aperte le porte al pubblico solo se economicamente o tecnicamente vantaggioso».
In questo quadro normativo si inserisce l’indagine dell’autorità sui contratti pubblici contro i 64 Ato che hanno scelto la gestione In house, definita dall’esponente ambientalista «il primo attacco all’acqua pubblica del governo Berlusconi, essendo i membri dell’autorità nominati dai presidenti di Camera e Senato». Primo accusato dall’indagine è stato l’Ato della città di Milano che ha scelto di affidare la gestione a Metropolitana Milanese, società completamente pubblica. «Ma il disegno politico – ha continuato Fumagalli – è chiaro: considerare la gestione dell’acqua non come servizio di interesse generale, ma come servizio economico che deve quindi sottostare ai principi concorrenziali del mercato».
Nell’agosto del 2006 è stata poi emanata la famigerata legge regionale 18, che concretizza le intenzioni politiche di chi vuole privatizzare l’acqua. Punto centrale è l’obbligo di separazione tra gestione del servizio ed erogazione. La gestione, secondo la normativa lombarda, deve essere affidata ad una società patrimoniale, aperta a soggetti privati e consiste nel realizzare gli investimenti infrastrutturali decisi dall’Ato e gli interventi di manutenzione straordinaria. L’erogazione invece, per un intenzionale gioco di parole, consiste nella gestione delle reti e degli impianti, oltre alla manutenzione ordinaria, gli allacciamenti e la bollettazione e deve essere obbligatoriamente messa a gara.
Ed è proprio questo il punto più controverso. La Giunta regionale sminuisce il servizio di erogazione, affermando che si tratta di aspetti marginali rispetto all’intero sistema idrico, mentre gli ambientalisti denunciano la privatizzazione di un settore che assorbe il 70 per cento di fatturato e risorse umane sul totale del servizio idrico.
«L’idea di Formigoni – ha concluso Fumagalli – è quella di creare una multiutility regionale di tutti i servizi che prenderà spunto da A2a, la fusione tra le società di servizi milanese e bresciana. L’intento macroregionale è quello di distribuire la gestione dei servizi nel nord Italia tra due o tre società, eliminando il carattere pubblico dell’acqua».
E a Como che succede? Ha risposto Renato Tettamanti, consigliere provinciale del Prc: «Nonostante la sensibilità di molti primi cittadini sul tema dell’acqua pubblica, a novembre l’assemblea Ato decise di seguire il “modello lombardo”, approvando la costituzione della Patrimoniale. L’unica battaglia (vinta) fu quella per mantenere fuori dalla Patrimoniale i soggetti privati, almeno in un primo momento». La Comoacqua s.r.l., questo il nome scelto per la Patrimoniale, vede ad oggi come unico socio la Provincia e nel corso del prossimo anno i Comuni dovranno sancire, con provvedimenti ufficiali, la propria adesione e la vendita della proprie reti alla Patrimoniale. Un passaggio non del tutto scontato, visti i differenti modelli di gestione del servizio pubblico scelti nelle aree provinciali. Il dibattito ha infatti evidenziato come alcuni Comuni gestiscano il servizio internamente, mentre altri lo hanno affidato per appalto a società esterne. Un altro problema che si verrà a creare con la comunione delle reti, sarà nella gestione delle stesse: i Comuni della bassa hanno ammodernato negli ultimi decenni le proprie reti, rendendole efficienti, mentre le reti del lago sono datate e senza depuratori. Si potrebbero creare conflitti all’interno dell’Ato nello stanziamento di fondi per la manutenzione straordinaria.
Altra questione in fase di definizione sarà la spartizione di fondi tra la patrimoniale e la società di erogazione, incaricata di riscuotere le bollette.
Roberto Fumagalli ha proposto di scrivere collettivamente alcuni emendamenti allo statuto della Patrimoniale, da approvare nei rispettivi consigli comunali. Per raggiungere anche gli altri Comuni, sensibili al tema ma non presenti all’assemblea, si potrebbero contattare le attuali società che gestiscono il servizio in subambiti. Tramite le dieci aziende sarebbe più semplice raggiungere tutti i 162 Comuni per allargare il consenso attorno alle proposte di modifica. [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

Il consiglio provinciale di lunedì 26 maggio 2008

La Garibaldina bis si farà. Il consiglio provinciale respinge la mozione che chiedeva un ripensamento sull’opera. Carioni continua a tacere sull’aumento di stipendio al presidente della Spt Holding.

La preliminare di Renato Tettamenti (Prc) sull’aumento di stipendio al presidente di Spt spa Holding ha aperto il consiglio provinciale di lunedì 26 maggio: «Non più di tre mesi fa questo consiglio deliberò la riduzione del consiglio di amministrazione della Spt Holding, e Carioni ci ricordò che il presidente della società era espressione dell’amministrazione provinciale. Ora, in virtù del nuovo incarico di amministratore d’esercizio, lo stipendio di Gandola raggiunge i 71 mila euro lordi l’anno, e lei, presidente, non ha ancor rilasciato dichiarazioni a proposito sulla stampa locale. Credo sia suo dovere esprimersi in questa sede e sia nostro diritto saperlo, dato che oltre all’aumento, Gandola occupa sia la posizione di direttore che di diretto». Il presidente Leonardo Carioni si è detto «d’accordo con molte delle questioni evidenziate da Tettamanti», ma non si è sentito in dovere di esprimersi in consiglio, preferendo rimandare il suo giudizio all’assemblea dei soci di Spt Holding, a sua detta «la sede opportuna per pronunciarsi».
«Finalmente – ha preso la parola Maria Rita Livio (Pd) illustrando la mozione all’ordine del giorno – il consiglio prende in considerazione l’argomento Garibaldina bis (il tracciato nell’immagine), dando una risposta anche ai comitati – presenti con una cinquantina di attivisti – che da due sedute ci fanno visita inutilmente. Presentando questa mozione chiediamo all’amministrazione un ripensamento su una grande opera che trova contrari tutti i sindaci e i cittadini del territorio. La prima richiesta degli abitanti dell’Olgiatese è infatti il completamento della variante alla Briantea, strada che assorbe la maggior quota del traffico tra Como e Varese, anche perché la più vicina alle attività industriali. Come se non bastasse la linea rossa che individua il tracciato della nuova strada corre parallela alla ferrovia Grandate-Malnate, mandando in fumo il progetto di pista ciclabile adiacente ai binari, che a Villa Guardia è già quasi realtà».
«Occorre anche un accordo quadro di programma – ha aggiunto Mauro Guerra, capogruppo del Pd – con Regione, Anas e Fs per definire le priorità viabilistiche del territorio in un’ottica unitaria».
Pietro Cinquesanti, assessore alla viabilità, dichiara di voler realizzare le strade di sua competenza in tempi ragionevoli, e non importa se è lui stesso a ricordare che l’iter della Garibaldina bis è partito nel lontano 1999. «Abbiamo sottoscritto negli anni – continua l’assessore – accordi di programma con i sindaci dell’olgiatese, che non sono mai stati revocati da atti ufficiali dei nuovi sindaci».
Riappare anche l’ipotesi autostradale per il collegamento tra Como e Varese. A sponsorizzarla, come riferisce Carioni, sarebbero questa volta le associazioni di categoria di Como, Lecco e Varese. Il presidente si è detto comunque contrario a questa ipotesi, almeno finché non venga redatto un serio studio di fattibilità, che prenda in considerazione il flusso di veicoli che verrà dirottato sulla Pedemontana. Prima di cedere la parola il presidente ha ricordato che «finché l’ipotesi autostradale sarà all’ordine del giorno, l’Anas non finanzierà di sicuro la variante alla Briantea».
Giordano Minotti (Lega nord) ha accusato la minoranza di strumentalizzare la protesta dei comitati, opponendo una «sterile e intransigente opposizione» ad un’opera fondamentale per rilanciare il rapporto Como-Varese, i due poli dell’università dell’Insubria. Anche l’esponente leghista ha ribadito la volontà di «spendere i soldi della Provincia per opere provinciali». Giancarlo Galli (Popolari) ha invece giustificato la realizzazione dell’opera con la crisi permanente del sistema viabilistico lombardo «che non garantisce la mobilità, ma bensì l’immobilità. In un contesto del genere quindi anche le opere meno suggestive vanno supportate». Sostegno che si è concretizzato nei voti contrari alla mozione, bocciata senza appello. [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

Il consiglio comunale di lunedì 26 maggio 2008

La maggioranza fa la voce grossa, ma non ha i numeri. Sospesa la seduta del consiglio comunale di lunedì 26 maggio per mancanza del numero legale. Ancora polemiche sulla Steet parade comasca e un appello per i bambini degli immigrati irregolari.

Polemiche bipartisan sulla Street parade comasca nelle preliminari al consiglio comunale. Pasquale Buono, Fi, che aveva già chiesto delucidazioni sull’evento all’inizio di maggio, ha sottolineato come le autorizzazioni siano state date dalla Prefettura e dalla Questura e come il Comune non abbia avuto voce in capitolo in questa scelta. «Ognuno può divertirsi come crede – ha continuato il consigliere forzista – ma se il nostro obiettivo è che la città vada verso il bello. Sabato scorso si è andati verso il brutto». Anche per Bruno Magatti, Paco, «una situazione come sabato non può essere riproposta. Tutte le iniziative devono tenere presente una logica di governo dei tempi e degli spazi». Marco Butti, capogruppo di An, ha alzato i toni: «Queste manifestazioni becere non è più possibile che si verifichino a Como, non è un problema prettamente viabilistico, è stata una pura presa per i fondelli dell’amministrazione comunale che ha dovuto subire mille vandali, vi invito a leggere il documento pubblicato in Internet dagli organizzatori». Unica voce discorde quella di Marcello Iantorno, Pd, che ha attaccato l’assessore Caradonna «non si può permettere di definire come animali, branco, i partecipanti alla manifestazione di sabato. Lei deve essere in grado di dialogare con i giovani anche ai fini della loro integrazione».
“Dei bambini invisibili” ha invece parlato la consigliera Roberta Marzorati, Per Como, citando un appello dei pediatri comaschi: «Con l’introduzione del reato di immigrazione illegale c’è il rischio che i genitori, per non farsi identificare, ritirino i bambini dalle scuole e non li facciano curare con effetti pesanti per la loro salute».
Un tema, quello dell’immigrazione che è poi stato al centro del dibattito consiliare.
Dopo l’approvazione da parte della maggioranza di alcuni cambiamenti alla proposta di Regolamento per le graduatorie per l’accesso agli asili comunali l’assemblea di palazzo Cernezzi si è animata sulla proposta di Roberto Rallo, Fi, di privilegiare, a parità di punteggio, gli italiani residenti a Como.
«Ci sarà chi con superficialità dirà che siamo razzisti – ha spiegato il consigliere forzista – ma non può che essere così, attribuire diritti differenti a chi non è cittadino, vi invito a guardare la nostra Costituzione e a vedere i diritti dei cittadini e degli stranieri».
Anche per Claudio Corengia, An, «chi è ospite passa in secondo piano rispetto al padrone di casa». Le opposizioni hanno ricordato come la norma sia discriminante anche per i cittadini comunitari. Iantorno ha ricordato il decreto del presidente della Repubblica 394/99 che impone un principio di parità per l’istruzione scolastica anche per tutte le persone che non hanno la cittadinanza italiana. Una vibrante ed accorata protesta è venuta dalla consigliera Marzorati: «Ma vi siete chiesti cosa fanno le mamme di quei bambini? Sono qui ad accudire e pulire i nostri anziani e i bambini li portano all’asilo anche con la febbre perché se stanno a casa un solo giorno rischiano di essere licenziate!».
Il parere tecnico del segretario generale Oliviero Emoroso ha chiarito l’impostazione data alla proposta. «La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo è contraria a differenze etniche e religiose, così come i principi della direttiva comunitaria». Non ci possono essere discriminazioni all’accesso ai servizi durante la formazione dei punteggi della graduatoria, ha continuato il tecnico comunale, ma una volta assegnato il valore si possono fare delle preferenze.
L’emendamento con la proposta di variazione al regolamento per i servizi alla prima infanzia è quindi andato al voto. Le minoranze hanno abbandonato l’aula e la maggioranza non ha raggiunto il numero legale. Riconvocato il consiglio un quarto d’ora più tardi all’appello mancava un ulteriore consigliere di maggioranza e di fronte ai consiglieri presenti il presidente Mario Pastore ha dichiarato deserta la seduta. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

La sinistra cerca casa

Per la casa della sinistra, che raccoglie uomini e donne già attive ne La Sinistra l’Arcobaleno, lancia l’idea di un luogo di confronto aperto e capace di iniziativa politica, un “luogo comune” dove avviare il percorso costituente bruscamente interrotto dalle elezioni.

Un «luogo sinistro», come definito con autoironia da alcuni partecipanti all’assemblea, per confrontare le anime della sinistra e lanciare la costituente. Questa l’idea del gruppo di una trentina di partecipanti Per la casa della sinistra, riunitosi giovedì 22 maggio alla Camera del lavoro. Un’idea da realizzare subito – hanno concordato tutti i presenti – senza attendere i tempi dei congressi dei partiti.
Una “casa” che dovrà essere luogo di confronto «a prescindere», perché mai come nella grave situazione politica odierna è necessario riattivare un percorso aperto a tutti, indipendentemente dalle appartenenze politiche personali. Quindi associazioni e movimenti che lavorano su precise tematiche territoriali, ma anche partiti esterni al percorso de La Sinistra l’Arcobaleno come i socialisti, che orfani di rappresentanza parlamentare, sono interlocutori privilegiati. Con la speranza che nella casa possa prendere corpo la costituente della sinistra, che per i partecipanti all’assemblea resta l’unica via percorribile dopo il tracollo elettorale. Per presentarsi pubblicamente e intercettare i futuri “inquilini”, i partecipanti all’assemblea hanno proposto un’iniziativa pubblica da svolgersi entro un mese sul diritto alla cittadinanza, tema di scottante attualità vista la persecuzione dei migranti che è in corso. [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

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