Sinistra unita e plurale

Sbilanciamoci il 25 novembre alla Cascina Masée di Albate

sbilanciamociLa Sinistra unita e plurale invita a partecipare martedì 25 novembre 2008 alle 20.45, nella sala della cascina Massée (Circoscrizione di Albate), via S. Antonino 4 a Sbilanciamoci. 100 proposte alternative alla finanziaria di Tremonti per utilizzare la spesa pubblica a favore di un’economia diversa  e per un nuovo mondo possibile. Interventi di Giulio Marcon, Sergio Giovagnoli e Mario Agostinelli. Conducono il dibattito Danilo Lillia e Marco Lorenzini.

Riportiamo da La manovra finanziaria per noi il capitolo La politica e la crisi finanziaria internazionale elaborato dalla campagna da Sbilanciamoci

«Con la crisi finanziaria internazionale e la grave recessione in arrivo in tutto il mondo, la politica economica – in Italia come in Europa, negli Stati Uniti come a livello globale – si trova ad assumere un ruolo essenziale per governare l’economia, regolamentare i mercati, guidare i comportamenti di banche e imprese. È il ritorno della politica, che deve fondarsi su valori condivisi: il benessere, l’equità, la sostenibilità ambientale, perseguire un interesse generale, tutelare diritti e controllare l’economia. È la fine di quarant’anni di politiche neoliberiste, che hanno imposto la ritirata dello Stato dall’economia e hanno “lasciato fare” a mercati, banche e grandi imprese multinazionali, con risultati devastanti nella finanza come nell’economia reale.

I meccanismi della crisi
La finanziarizzazione di un’economia sempre più globale ha portato alla crescita patologica di attività finanziarie con una logica speculativa: le transazioni annuali di titoli azionari e obbligazionari mondiali sono quattro volte il Prodotto interno lordo (Pil) mondiale, quelle sui mercati dei cambi superano di 15 volte il Pil mondiale.
Si è gonfiato il mercato dei prodotti derivati, (contratti che si appoggiano su altri titoli, scommettendo sul loro prezzo futuro) che è pari a 12 volte il Pil mondiale. Il sistema bancario si è lanciato in operazioni speculative che hanno portato l’esposizione finanziaria a breve termine delle banche (i debiti da pagare entro l’anno) a raggiungere l’86% del Pil in Italia, una volta e mezzo il Pil in Gran Bretagna, due volte il Pil in Islanda – il primo paese europeo a subire un crollo finanziario – quasi tre volte il Pil del Belgio (International Herald Tribune, 11-12 ottobre 2008).
Negli Stati Uniti, la crescita parallela dei valori immobiliari e del mercato dei mutui ad alto rischio ha moltiplicato crediti e strumenti finanziari fortemente instabili. Negli ultimi mesi, una dopo l’altra, le bolle speculative dei mutui sulla casa e della finanza sono scoppiate. Negli Stati Uniti e in Europa sono fallite decine di grandi banche e società finanziarie immobiliari, alcune sono state “salvate”, molte sono state nazionalizzate. La crisi finanziaria ha portato a crolli di Borsa in tutto il mondo. Negli Stati Uniti e in Gran Bretagna gli indici di Borsa di inizio ottobre 2009 sono caduti del 30% rispetto a un anno prima, in Francia, Germania e Giappone il crollo è stato vicino al 40%, in Italia del 42%; uguale il crollo in India, mentre in Cina la caduta è arrivata al 60% (International Herald Tribune, 9 ottobre 2008). In altre parole, il valore delle grandi imprese quotate in Borsa si è ridotto di un terzo o della metà rispetto a un anno fa. In tutti i paesi, infine, l’economia reale dà segni di rallentamento e si annuncia la più grave recessione da quella degli anni trenta. Questo gonfiarsi delle attività finanziarie mondiali è stato reso possibile dalla piena liberalizzazione dei movimenti dei capitali e del mercato dei cambi realizzate a partire dagli anno Ottanta. Ciò ha drasticamente ridotto gli strumenti di politica economica a disposizione dei governi.
Sul piano dei cambi tra le valute, si è aperta la possibilità di attacchi speculativi contro i paesi più fragili, che hanno portato a frequenti crisi finanziarie in Asia, Russia, America latina. Sul piano finanziario, i flussi di capitali speculativi hanno reso impossibile ai governi di governare gli investimenti e le trasformazioni dell’economia reale.

Evasione globale
Sul piano delle politiche fiscali, la libertà di movimento dei capitali ha consentito alle imprese e ai ricchi di tutto il mondo di trasferire denaro dove prometteva guadagni speculativi maggiori e minore tassazione.
Diversi paesi sono diventati dei “paradisi fiscali” (con tasse bassissime o nulle sui profitti delle imprese e sulle rendite finanziarie) e qui sono depositati 11.500 miliardi di dollari detenuti da persone fisiche; si valuta che un quarto della ricchezza generata in un anno sul pianeta finisca nei paradisi fiscali. Si tratta di risorse sottratte all’imposizione fiscale nei paesi dove la ricchezza viene prodotta.
Così in Italia circa tre quarti delle imprese dichiara di non fare profitti e quindi non viene tassata; negli Stati Uniti, secondo il Government Accounting Office, due terzi delle corporations non hanno pagato tasse sui redditi ottenuti tra il 1998 e il 2005. Con i profitti e i redditi più alti “al sicuro” nei “paradisi fiscali”, le politiche nazionali hanno finito per rivolgere l’imposizione fiscale soprattutto sui redditi da lavoro, e anche qui le misure realizzate in tutti i paesi hanno alleggerito le aliquote sui più ricchi. Le risposte alla crisi Le cause della crisi finanziaria attuale sono nell’insostenibilità di un sistema che lascia prevalere la speculazione sulle regole, la finanza sull’economia reale, i mercati sulla politica. Eppure le risposte alla crisi decise finora fanno di tutto per lasciare immutato il sistema; è stato fornito un credito quasi illimitato da parte delle banche centrali, sperando che ciò fermasse la caduta delle Borse; il piano Paulson, approvato negli Stati Uniti, fornisce 700 miliardi di dollari per l’acquisto di “titoli tossici” (quelli che ora sono praticamente senza valore) delle banche, con la possibilità che il governo acquisisca quote azionarie di minoranza delle banche, da rivendere a crisi finita; l’entrata dello Stato nella proprietà delle banche è invece la strada presa in Gran Bretagna.

Proposte alternative
La logica degli interventi realizzati all’inizio di ottobre 2008 resta quella di salvare i responsabili della crisi, facendone pagare i costi a tutti i cittadini. Una serie di proposte alternative sono state avanzate in diversi paesi per dare una risposta alla crisi che ne impedisca l’aggravarsi, eviti una grave recessione per l’economia reale, ridimensioni il ruolo della finanza e della speculazione. Anche l’Italia potrebbe introdurre una serie di misure di questo tipo, e contribuire a spostare le decisioni del Consiglio Europeo e della Banca Centrale Europea in questa direzione.
Ecco un sintesi delle misure possibili.

1. Chi ha speculato, paghi I costi per “salvare” la finanza devono essere a carico di chi ha beneficiato delle rendite finanziarie.
Anche se i benefici della finanziarizzazione sono stati ottenuti da banche, imprese e  persone che operano anche fuori dai confini nazionali, l’Italia può introdurre alcune misure concrete per recuperare le risorse pubbliche necessarie per gli interventi di “salvataggio” di fronte alla crisi finanziaria. Esempi di misure possibili sono i seguenti. – aumento della tassazione sulle rendite finanziarie, almeno in linea con la tassazione prevalente in Europa (una misura già contenuta nel programma del governo Prodi); – nel caso di costi di “salvataggio” particolarmente elevati, valutare la possibilità di un’imposta patrimoniale una tantum sui patrimoni più elevati; – aumento della tassazione sugli immobili e sulle rendite immobiliari, con misure per ridurre l’evasione fiscale da parte dei percettori di redditi da locazione; – forte aumento della progressività dell’imposizione fiscale sui redditi delle persone fisiche, in particolare a partire dagli scaglioni superiori ai 100 mila euro l’anno.

2. Serve un governo pubblico della finanza Nuove istituzioni e regole devono guidare le attività finanziarie in Italia e a scala globale.
Per governare la finanza globale è necessario un nuovo sistema internazionale che definisca regole condivise tra tutti i paesi. L’Italia deve contribuire a questa discussione, contribuendo a modificare l’orientamento fin qui tenuto dall’Unione Europea. Una misura urgente e necessaria in questo campo è l’introduzione della Tobin Tax sulle transazioni valutarie, in modo da ridurre il volume delle attività speculative sui mercati dei cambi e accrescere la stabilità. Inoltre, il Governo italiano può prendere alcune decisioni dirette per quanto riguarda le politiche da realizzare all’interno del paese. Esempi delle misure possibili sono i seguenti: a. I finanziamenti forniti dallo Stato alle banche devono prendere la forma di quote azionarie; un’agenzia pubblica, sul modello dell’Iri, potrebbe detenere tali azioni e svolgere un ruolo anche nell’orientamento delle attività svolte dalle società partecipate. b. È necessaria una forte regolamentazione delle attività finanziarie per limitare le operazioni speculative e aumentare la solidità e la trasparenza; tra queste si può proporre di: – aumentare le riserve necessarie per l’attività degli operatori finanziari – porre forti restrizioni alla vendita e all’acquisto di prodotti finanziari derivati, specie nel settore energetico, ambientale e delle materie prime; inoltre, dovrebbe essere vietato l’uso di derivati da parte di enti pubblici italiani.

3. Limitare la recessione Per ogni euro investito nel salvare il sistema finanziario, ci dev’essere un euro investito per tutelare e riconvertire l’economia reale.
L’Unione Europea e l’Italia dovrebbero impegnarsi a finanziare – con risorse pari a quelle destinate alla finanza – un piano d’investimenti pubblici su tre fronti principali: – infrastrutture e servizi: le “piccole opere” di tutela del territorio, miglioramento di scuole e servizi sanitari pubblici, sistemi di trasporto urbano e regionale, miglioramento della qualità della vita; – un piano di costruzione e ristrutturazione di abitazioni di proprietà pubblica, da assegnare in affitto, con prezzi controllati, a giovani e famiglie a basso reddito; – incentivi pubblici a investimenti privati in energie rinnovabili e attività sostenibili dal punto di vista ambientale. La domanda di beni e di lavoro attivata da un tale programma consentirebbe di evitare (e limitare) la recessione in arrivo, dare una risposta alle emergenze casa in molte città , di compensare le perdite di posti di lavoro prodotte dalla crisi e di riorientare lo sviluppo della nostra economia.

4. Redistribuire risorse e ridurre le diseguaglianze La politiche devono rovesciare l’aumento delle diseguaglianze e il trasferimento di risorse dai poveri ai ricchi associato alla finanziarizzazione.
Negli ultimi vent’anni l’Italia è diventato uno dei Paesi con le peggiori diseguaglianze di reddito e di ricchezza d’Europa. La quota dei profitti e delle rendite finanziarie è aumentata in modo abnorme; le politiche di risposta alla crisi finanziaria devono essere coerenti con la necessità di avviare una redistribuzione di risorse dai ricchi ai poveri. Esempi di misure che possono contribuire a questi obiettivi sono i seguenti. – un aumento dell’imposizione fiscale sulle imprese (l’Ires) in modo aumentare del 30% le entrate in due anni, magari intoducendo una progressività dell’imposta; – reintroduzione della tassa di successione, che consente di redistribuire risorse tra le generazioni e di ridurre le diseguaglianze di ricchezza che derivano dai privilegi familiari; – valutare la possibilità di introdurre un limite al divario tra i superstipendi dei manager e quelli dei lavoratori; si potrebbe individuare l’obiettivo che il rapporto tra il dipendente più pagato e quello meno pagato di un’impresa o di un’amministrazione pubblica sia di 25 a uno. Tale rapporto dovrebbe essere vincolante per le istituzioni pubbliche. Per le imprese private, potrebbero essere introdotte misure che favoriscano scelte coerenti con una tale convergenza dei redditi; ad esempio, le imprese che superino tale rapporto potrebbero essere escluse dall’accesso ad agevolazioni fiscali e incentivi pubblici. Tale proposta è di particolare attualità negli Stati Uniti, dove il Presidente guadagna circa 25 volte il lavoratore del governo federale peggio pagato; anche il “guru” aziendale Peter Drucker ha suggerito che un rapporto di 25 a 1 tra i redditi più alti e più bassi assicura un equilibrato sistema di incentivi e una maggior efficienza produttiva. Misure di questo tipo potrebbero da un lato fornire le risorse necessarie per gli interventi straordinari necessari per far fronte alla crisi finanziaria internazionale, riducendo gli effetti negativi sull’economia reale, l’occupazione, i redditi più bassi; dall’altro lato potrebbero assicurare un’equa ripartizione dei costi del risanamento e porre le premesse per uno sviluppo stabile, equo e sostenibile del nostro Paese».

Sinistra unita per la scuola a Erba

giulemaniLe voci della politica degli insegnati dei genitori degli studenti e dei ricercatori al dibattito No ai tagli. No al maestro unico organizzato dalla Sinistra unita e plurale mercoledì 19 novembre alla Fondazione Casa Prina di Erba.

E’ durato fino quasi alle 24 l’incontro sulla scuola No ai tagli. No al maestro unico. La scuola pubblica è di tutti, di tutte introdotto da Celeste Grossi nella duplice veste di esponente della Sinistra unita e plurale e direttrice di école il trimestrale di Idee per l’educazione che ha messo in luce l’assonanza tra le caratteristiche del nuovo soggetto politico della sinistra, nato da due anni a Como, e la natura dell’”onda” plurale e capace di creare condivisione di obbiettivi e innovazione nelle forme di lotta per perseguirli.
Ben sette i relatori e le relatrici che hanno scandagliato i diversi aspetti dell’attacco alla scuola pubblica che il governo Berlusconi sta svolgendo svelando anche i molti inganni che l’informazione asservita al potere politico delle destre ha diffuso.
Alla puntale disamina degli effetti dei tagli all’investimento pubblico nel settore fatta con da Maria Chiara Acciarini, già sottosegretaria alle politiche per la famiglia nel governo Prodi, è seguito un approfondimento del tema dal punto di vista della Lombardia di Luciano Muhlbauer, consigliere regionale eletto nelle liste del Prc, dove 15 anni di formigonismo hanno determinato non solo un sempre crescente finanziamento della scuola privata, con i famigerati buoni, ma anche più recentemente l’intervento a spese della collettività persino per la costruzione delle scuole private.
Una genitrice, Oriana Fusi, e una maestra, Patrizia Spreafico, hanno quindi evidenziato l’assurdità dell’attacco alla scuola primaria, segmento più qualificato dell’intero sistema scolastico nazionale, denunciando che nella proposta di ritorno al maestro unico non si deve leggere solo l’intenzione devastante della riduzione degli investimenti a qualsiasi costo, ma anche la rinuncia al tentativo avviato proprio nella scuola primaria di comprensione della complessità del bambino e della necessità di assicurargli occasioni formative adeguate alla complessità della realtà.
Scoraggiante il quadro presentato da Luca Foggetta cercatore universitario all’Istituto di fisica nucleare che con argomentazioni ineccepibili sul piano scientifico ha smontato alcuni dei luoghi comuni sul costo della scuola e della ricerca in Italia dimostrando che, nonostante l’entità degli investimenti per cui si debba parlare più di volontariato che di occupazione retribuita, la ricerca italiana produce ancora idee e innovazione.
La parola è passata quindi agli studenti, con l’intervento di Stefano De Agostini universitario dell’Iskra di Cantù che ha chiarito che le strutture universitarie sono già fatiscenti e che un’ulteriore diminuzione degli investimenti produrrà la paralisi, e con la relazione di Michele Bianchi del Magistrale di Como, Iskra di Cantù, che ha dimostrato come la riduzione dei curricoli nella media di secondo grado e la privatizzazione delle scuole produrrà danni incalcolabili all’intera società e si è riferito al famoso intervento di Calamandrei del 1950 per ricordare come le destre attacchino la scuola pubblica per preparare una dittatura.
La serata si è conclusa con un breve dibattito e con la lettura di alcuni slogan dell’”Onda” che hanno permesso ai circa settanta partecipanti di lasciare la sala con il sorriso della speranza.

Presidio per la scuola a Lariofiere

Più di duecento persone hanno partecipato a Lariofiere al presidio per la scuola contro Gelmini organizzato sabato 25 ottobre da Sinistra unita e plurale, Iskra Cantù, Pd, Italia dei valori, Cub Scuola, Cgil Flc, Cisl Scuola, Arci.

Si è svolto questa mattina il presidio contro la  ministra dell’istruzione Gelmini, organizzato dalla Sinistra unita e plurale a cui hanno aderito diverse forze politiche e sindacali della  provincia di Como. Dalle 9 alle 11.30, nel piazzale d’ingresso di  Lariofiere a Erba, in occasione dell’apertura della mostra sull’Artigianato, assente Gelmini come era noto da giorni, si sono presentate alcune centinaia di persone tra studenti, docenti, maestre, genitori che hanno distribuito volantini contro i tagli nella scuola e contro il maestro  unico. Dopo il volantinaggio è stata organizzata, nello stesso  piazzale, un’assemblea spontanea in cui sono intervenuti: uno studente  universitario che ha parlato delle occupazioni a Milano, un docente di  scuola superiore che ha fatto il punto sulla proposta di riforma della  scuola secondaria di secondo grado, un docente precario che ha  raccontato la propria condizione, un genitore che ha denunciato l’assurdità delle classi differenziali per stranieri, uno studente di  liceo che  ha parlato dell’occupazione al Liceo Giovio di Como, una mamma  che ha letto la lettera ai cittadini e alle cittadine che era stata  distribuita dalla Sinistra unita e plurale. Alla fine del presidio è  stato ricordato che giovedì 30 ottobre si svolgerà anche a Como il corteo contro i tagli nella scuola. L’ampio schieramento di Forze dell’ordine, data la natura del tutto civile e pacifica dell’iniziativa, è risultato del tutto esagerato.

A Lariofiere per la scuola

Sabato 25 ottobre a Lariofiere a Erba si svolgerà alle 9 un  presidio per dire “No allo sfascio” e proporre altre idee per la scuola. 

Sinistra unita e plurale di Como, Collettivo Iskra di Cantù, Arci, Pd, Italia dei valori, Cub Scuola, Cgil Flc, Cisl Scuola, invitano studenti, lavoratori della scuola, genitori, cittadini a partecipare all’iniziativa che «ha lo scopo di manifestare la contrarietà al progetto di distruzione della scuola pubblica attaccata dai tagli decisi dal governo Berlusconi».
Gli organizzatori hanno indetto la mobilitazione in occasione della prevista presenza della ministra Gelemini che appare del tutto improbabile, ma dichiarano che «la sua probabile assenza non renderà meno chiara l’azione unitaria a difesa della scuola pubblica».

Gelmini il 25 ottobre a Erba

Mariastella Gelmini inaugurerà la Mostra dell’artigianato che si svolgerà a Lariofiere a Erba. La presenza della ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca è prevista per le 10 di sabato 25 ottobre.

 

Per l’occasione la Sinistra unita e plurale di Como in una nota diffusa alla stampa «propone a studenti, lavoratori della scuola, genitori, organizzazioni sindacali e forze politiche di opposizione di manifestarle la contrarietà al progetto di distruzione della scuola pubblica attaccata dai tagli decisi dal governo Berlusconi. Per informazioni 333.7726655».

Sinistra unita e plurale

Adesione alla manifestazione dell’11 ottobre a Roma e un fitto calendario di iniziativa nella provincia di Como. Presentato giovedì 9 ottobre a Villa Saporiti il programma delle iniziative della Sinistra unita e plurale di Como.

La sinistra unita e plurale riparte a Como dalla manifestazione dell’11 ottobre a Roma. Il nuovo raggruppamento politico «è nato dalle assemblee autoconvocate dopo le elezioni e da quella del 19 aprile a Firenze» ha ricordato Celeste Grossi, in una conferenza stampa tenutasi giovedì 9 ottobre. Dopo un paio di altre assemblee nazionali ed un seminario sulle forme della politica il 29 luglio è stato pubblicato un primo appello su Il Manifesto «una chiamata a raccolta, per superare le differenze interne ai vari partiti e concludere la stagione congressuale, per far ripartire la mobilitazione dopo l’estate». Un processo nazionale che è stato colto anche a Como, da dove partirà un pulmann per la manifestazione romana definita significativamente L’opposizione è nelle nostre mani. Un’altra politica per un’altra Italia.
«Si cerca di far risalire l’opposizione sociale che rimonta i provvedimenti economici di questo governo tutelano le banche, ma non chi fa fatica ad arrivare alla fine del mese: lavoratrici, lavoratori, pensionati» ha affermato Renato Tettamanti, «infatti i fondi delle pensioni integrative private ora sono a rischio» ha aggiunto Domenico Caccavari.
«Dopo lo scoramento elettorale, il nuovo Governo, le sinistre escluse dal Parlamento bisogna far girare nel paese progetti, idee per una nuova opposizione, non solo nelle aule parlamentari dove tentenna e non è adeguata, un processo che è iniziato anche nel nostro territorio gli autisti di Asf».
Come si legge nel manifesto programmatico la manifestazione nazionale è stata indetta «per la pace e il disarmo», per «un’azione di difesa di retribuzioni e pensioni falcidiate dal caro vita, il quale causa un malessere che la destra tenta di trasformare in egoismo sociale, guerra tra poveri», contro la «piaga degli “omicidi bianchi”» e «la violenza degli uomini contro le donne», per «respingere l’attacco alla scuola pubblica, all’Università e alla ricerca, al servizio sanitario nazionale, ai diritti dei lavoratori e alla contrattazione collettiva» e «sostenere il valore della laicità dello stato». Si prefigge anche di «sostenere le vertenze territoriali (No Tav, No Dal Molin, ecc.) che intendono intervenire democraticamente su temi di grande valore per le comunità, a partire dalle decisioni collettive sui temi ambientali, sulla salute e sui beni comuni, prima fra tutti l’acqua» e di «contrastare tutte le tentazioni autoritarie volte a negare o limitare fondamentali libertà democratiche e civili» cercando di sviluppare «una cultura della legalità contro le tendenze a garantire l’immunità dei forti con leggi ad personam e a criminalizzare i deboli».
Marco Lorenzini ha quindi scandito i prossimi appuntamenti comaschi in cui la Sinistra unita e plurale sarà presente e l’impegno si articolerà su tre aspetti principali Pace, scuola e impegno contro razzismo e xenofobia.
Prima fra tutte ci sarà la manifestazione contro il numero di telefono per la denuncia dei clandestini assieme alla Associazione 3 febbraio a Cantù in piazza Garibaldi nel pomeriggio di sabato 18 ottobre. «Aderiamo anche all’assemblea indetta dal Comitato salute e territorio contro l’abbattimento del monoblocco dell’Ospedale Sant’Anna, indetta per il 7 di novembre». Poco dopo, l’11 di novembre, la Sinistra unita e plurale proporrà una serata di riflessione, aperta agli amministratori locali e a chi si candiderà alle prossime amministrative, assieme a Sbilanciamoci, sulla finanziaria e il federalismo fiscale con Giulio Marcon. In programma c’è anche un’iniziativa sulla scuola ad Erba, ancora da definire, e una serie di conferenze, con scadenza mensile di politica internazionale per seguire le grandi tematiche di attualità come le elezioni presidenziali statunitensi, Caucaso, Medio Oriente, Sud America e il ruolo dell’Unione europea. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

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