Ticino

ecoinformazioni on air/ Cure frontaliere

Il servizio di Gianpaolo Rosso nell’edizione delle 7,15 del 12 novembre di Metroregione di Radio popolare. Mentre Norman Gobbi, presidente del Consiglio di stato del Ticino, si fa scappare in televisione che a lui degli italiani non interessa, tanti medici e infermieri vanno dalla Lombardia in Ticino dove il loro lavoro è essenziale per il sistema sanitario elvetico.

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ecoinformazioni on air/ Senza spesa

Il servizio di Gianpaolo Rosso nell’edizione dell 19,45 del 3 giugno di Metroregione di Radio Popolare. Lega contro Lega. Se il leghista lombardo Fontana è fiducioso sulla fine dell’epidemia il presidente del Consiglio di Stato del Ticino, Norman Gobbi, della Lega dei ticinesi, partito gemello della lega per sovranismo e antieuropeismo e anche per la xenofobia, ma rivolta contro gli italiani, giudica scellerata l’iniziativa italiana di aprire la frontiera e impone misure per evitare che la pandemia ancora virulenta in Lombardia possa diffondersi in Ticino dove da giorni si segnalano 0 morti e 0 nuovi positivi.

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ecoinformazioni on air/ La Svizzera non apre

Il servizio di Gianpaolo Rosso nell’edizione delle 19,45 del 27 maggio di Metroregione di Radio Popolare. Non sono solo italiani quelli che non si fidano delle rassicuranti teorie diFontana e Gallera sul virus in Lombardia.

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ecoinformazioni on air/ Il Ticino apre

Il servizio di Gianpaolo Rosso nell’edizione delle 19,45 dell’8 maggio di Metroregione di Radio Popolare. Il Consiglio federale ha deciso. Da lunedì 11 maggio in Ticino riapre praticamente tutto negozi, ristoranti, mercati, musei e biblioteche puntando sul distanziamento fisico per limitare il contagio in tutte le attività. Solo le manifestazioni con più di 1000 persone restano vietate fino alla fine di agosto.

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ecoinformazioni on air/ Ticino e Lombardia irresponsabili

Il servizio di Gianpaolo Rosso nell’edizione delle 19,45 del 24 aprile di Metroregione di Radio popolare. Il Ticino anticipa la fase 2 aumentando dal 27 aprile le persone al lavoro nelle aziende e permettendo la riattivazione di centri di bricolage e giardinaggio, saloni di parrucchieri, fisioterapisti, veterinari, dentisti e studi di tatuaggi. Si ripropone quindi il pericolo che le cautele adottate in un paese possano essere vanificate dai rischi che corrono decine di migliai di frontalieri che per lavoro vanno in Ticino e poi ritornano in Italia. Lo sottolinea anche il consigliere regionale pentastellato Raffaele Erba che teme un contagio di ritorno per i 50mila frontalieri.

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Qualche tutela anche in Ticino

Primi spiragli di rispetto della sicurezza de lavoratori in Svizzera con risvolti anche per i frontalieri. L’Osct (Organizzazione cristiano sociale ticinese) considera positive le misure emanate in Svizzera che chiudono molte attività mentre tutte «le altre aziende e le imprese vengono severamente invitate a limitare il più possibile le proprie attività sul territorio, favorendo il telelavoro e fermando le funzioni non vitali. A tutela del personale che resterà in forze sarà necessario che vengano tassativamente rispettate le norme igieniche emanate dal Medico cantonale. A tal proposito tutte le aziende del Ticino riceveranno un protocollo sanitario da perseguire fedelmente.

  • Oltre al 19 marzo (San Giuseppe), i giorni 20 e 21 marzo verranno considerati festivi in via straordinaria.
    La polizia cantonale verificherà sul corretto rispetto di tutte queste norme; ogni abuso dovrà quindi essere denunciato per il benessere dell’intera comunità».

Se la Lombardia piange il Ticino non ride (anche se finge di non capirlo)/ I frontalieri rischiano e pagano

Mentre il sindaco di Como giustamente ricorda ai criminali idioti che ancora vanno a fare benzina in Svizzera che  è inammissibile e sanzionabile penalmente farlo,  in Ticino si segnala il primo morto  e 120 casi acclarati. Numeri bassi che dipendono dall’incapacità delle autorità Ticinesi che non fanno i tamponi e intanto non stanno adottando nemmeno le più elementari norme per limitare il contagio e, possedute ancora più gravemente del solito dal demone del profitto a danno delle persone, determinano rischi enormi per la popolazione, limitando così chi potrebbe essere salvato e determinando anche un maggiore collasso dell’economia che – giova ricordarlo – non esiste senza le persone. L’11 marzo il governo ticinese incontra quello di Berna e vedranno il da farsi e la condizione dei frontalieri Italiani è particolarmente grave.  Su 70.000 frontalieri 4.200 sono il personale medico. Ed è quello che vogliono continui a passare, per questo la Svizzera ha fatto pressioni per non bloccare i frontalieri. Magari chiuderanno a tutti tranne a loro. Sui treni c’è meno gente. Le Ffs  hanno dichiarato un calo delle presenze sulla linea per Milano del 90% (10% a livello nazionale), mentre in Fombardia Fontana chiede di sospendere il trasporto pubblico o ridurlo all’osso (sui bus a Como non si sale più davanti ma dietro e da ieri per dividere l’autista dagli altri è stato posto uno di quei nastri rossi e gialli dei lavori in corso per isolare la prima parte del veicolo).

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Braga: il governo, se esiste, si occupi del razzismo contro i frontalieri

Continua la campagna di propaganda diffamatoria dell’Udc Ticinese contro i frontalieri italiani. Dopo la prima puntata “Balairatt” ecco la seconda “Ronfaigatt”. Nuovi manifesti anti straniero sono stati infatti diffusi in Canton Ticino. Oltre ai ratti che simboleggiano i lavoratori, gli immigrati e lo scudo fiscale di Tremonti appaiono anche tre gatti dormiglioni, che raffigurano i tre partiti politici ticinesi Ppd, Plr e Pss. Leggi nel seguito del post il comunicato diffuso il 6 dicembre della parlamentare comasca del Pd Chiara Braga. (altro…)

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