Marchionne inflessibile. Una lettera di Caterina de Camilli

Con una lettera aperta Caterina de Camilli, direttrice didattica per anni nelle scuole comasche censura l’atteggiamento del manager della Fiat. «Sono una pensionata. Sono indignata e scandalizzata della mancanza di flessibilità del dottor Marchionne e di tanti amministratori pubblici e privati, nonché di tanti ministri. Per loro la flessibilità è ricattare i lavoratori e tagliare i servizi. Sono stata per tutta la vita una dipendente statale: in particolare sono stata per 18 anni direttrice didattica e sono fiera di aver lavorato in un modo “veramente flessibile” , di aver cioè “inventato”  ogni modo “per far funzionere” le scuole di cui ero responsabile. Far funzionare le scuole in collaborazione con gli insegnanti e il personale di segretaria, in collaborazione con i miei colleghi, rispettando tutte le leggi, le “circolari e i limiti” del mio ruolo, in una struttura gerarchicamente ordinata (e con finanziamenti non sempre adeguati e decisioni ministeriali non sempre felici). E non ero la miglior direttrice della provincia: tanti colleghi erano bravi e impegnati come me e più di me. Esempi? Avevamo in una frazione marginale una scuola frequentata solo da figli di operai immigrati e c’era invece nel capoluogo una scuola con classi molto numerose. Ci siamo inventati un giro speciale dello scuola bus: il bus una volta alla settimana portava anche i bambini della frazione in centro a lavorare a classi aperte con gli altri alunni; così i bambini del capoluogo avevano il vantaggio di lavorare in gruppi meno numerosi, quelli della frazione avevano il vantaggio di uscire dall’isolamento, incontrando più persone (altri scolari e altri maestri). Ci siam trovati una ragazzina down di 14 anni in 2^ elementare: sfruttando la normativa sulle gite di istruzione, la mandavamo una volta la settimana in un laboratorio speciale con la sua maestra di sostegno, per acquisire autonomia e fiducia nella sue capacità (limitate, ma non nulle). Avevamo una bambina handicappata veramente grave: anziché affiancarle una maestra di sostegno – come immaginava il provveditorato- gliene abbiamo date due a metà tempo. Ogni maestra di sostegno per metà del suo orario seguiva questa bambina e nelle altre ore lavorava con altri bambini meno gravi. Così le maestre di sostegno si caricavano positivamente lavorando con gli altri bambini e riuscivano a stimolare la bambina gravissima (altrimenti sarebbe stata lei a esaurire l’unica maestra di sostegno). Noi abbiamo inventato queste modalità “felessibili” per le nostre scuole. E tante altre ancora. Il dottor Marchionne che cosa sa inventare? E altri nemici dello ‘statalismo’, che cosa inventano di buono per il nostro paese? Grazie per l’attenzione. Nel 150° anniversario dell’unità nazionale, auguro a tutti noi cittadini d’Italia (indigeni e immigrati) il futuro migliore a cui abbiamo diritto». [Caterina De Camilli San Fermo – Como . caterinadeca@libero.it 10 gennaio 2011]

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