I diritti delle donne

Estratto dall’intervento Esigibilità dei diritti e nuovi traguardi per una democrazia effettiva che la parlamentare del Pd Chiara Braga ha svolto il 6 marzo 2011 nell’iniziativa  150 anni di diritti conquistati dalle donne, al Centro congressi “Medioevo” di Olgiate Comasco. «I diritti che qualcuna prima di noi ha conquistato e ci ha affidato sono davvero diritti a tutti gli effetti, esigibili dalle donne di oggi?

Faccio parte di quella generazione di donne che godono di quelle libertà e di quei diritti senza aver conosciuto la fatica della loro affermazione.

Sono nata nel 1979 ed appartengo a quella generazione di donne che non hanno vissuto in prima persona – ad esempio – le lotte del referendum sul divorzio del 1974, la riforma del diritto di famiglia del 1975, la legge sulla tutela sociale della maternità e sull’interruzione di gravidanza del 1978. Avevo due anni quando nel nostro ordinamento venne cancellato con la legge 442 il delitto d’onore.

Io per prima mi rendo conto di quanto queste ed altre conquiste siano oggi date per scontate e persino banalizzate nell’immaginario collettivo, anche in quello femminile. Così come mi risulta difficile anche solo immaginare, nella mia esperienza diretta, l’esclusione delle donne dal diritto all’istruzione, dall’esercizio del diritto di partecipare attivamente attraverso il voto e la rappresentanza alla vita politica del paese, dalla possibilità di accedere, almeno idealmente, a tutti i campi del sapere e del lavoro e ai luoghi del potere politico, economico e sociale.

Mi rendo conto che per le donne della mia generazione alcune di quelle lotte appaiono oggi anacronistiche, fuori dal tempo, e le stesse voci di denuncia e preoccupazione che si alzano per segnalare i rischi concreti di un arretramento culturale nella nostra società ci lasciano in larga misura, colpevolmente, indifferenti. Non ci toccano, non ci coinvolgono.

Forse abbiamo finito per scambiare alcune nuove forme di assoggettamento e persino di violenza come espressione estrema di libertà. È il caso della libertà sessuale conquistata in decenni di lotte del femminismo che ora rischia di confondersi con lo scambio sessuale, così l’autodeterminazione viene confusa con la disponibilità totale del proprio corpo da esibire e da offrire. Nuove forme di assoggettamento delle donne rischiano di mascherarsi con forme di libertà estrema: uso del corpo, confusione tra libertà e mercificazione del proprio corpo, suo uso per ottenere favori o benefit. Si dimentica soci di essere innanzitutto soggetti titolari di diritti che esigono rispetto e riconoscimento. La libertà è innanzitutto possibilità di realizzare i propri progetti di vita, senza sacrificare se stesse, la propria dignità.

L’accusa di puritanesimo di perbenismo con cui si è cercato di derubricare la grande mobilitazione del 13 febbraio delle donne italiane tradisce questo equivoco, ecco perché occorre reagire a questa deriva!

 Da diritti sanciti a diritti reali

Esiste il tema della difesa di diritti messi in discussione, ma forse il problema vero e centrale non è più quello di rivendicare diritti, almeno nella nostra società, in Italia, ma quello di poterli davvero esercitare; godiamo “idealmente” di una grande libertà che però facciamo fatica a praticare in senso “positivo”, creativo, perché ancora mancano le condizioni per farlo in modo adeguato.

Le forme delle discriminazioni cambiano con il tempo, mutano, diventano forse più subdole…

Ci sono momenti nei quali più che in altri ci si accorge che certi diritti sono scritti solo sulla carta. Ad esempio negli anni della formazione è difficile vedere elementi di discriminazione: siamo uguali a scuola, simili nel gruppo. Ma l’impatto con il mondo del lavoro, le scelte professionali, di maternità, di vita familiare sono il momento in cui gli elementi di discriminazione vengono fuori!

Strada lunga di successi e conquiste, ma continuano ad esserci discriminazioni come confermano i dati del Global Gender Gap Report 2010.

È in gioco lo stesso benessere e la possibilità di modernizzazione del paese. E invece siamo di fronte a politiche regressive: la volontà che sta dietro a certe scelte del governo di “ricacciare” le donne ad un ambito familistico, facendo gravare su di loro le conseguenze più negative delle scelte di smantellamento del sistema di welfare a vantaggio di una concezione privatistica della famiglia e della cura! Saranno le donne a pagarne il prezzo, specie quelle più deboli, più povere. Il governo ha cancellato misure come il credito di imposta per le lavoratrici del sud e la norma contro le dimissioni in bianco mentre nel nostro paese una donna su due non ha lavoro e ha rinunciato a cercarlo. Il governo ha cancellato i finanziamenti per gli asili nido, ha azzerato il fondo per la non autosufficienza, ha tagliato in 3 anni dell’80 per cento il fondo per le politiche sociali e del 90 per cento il fondo per la famiglia (nonostante tutta la retorica…). Non ha varato il piano nazionale antiviolenza e i centri sono a rischio di chiusura in tutto il paese. Il piano d’azione per l’occupazione femminile Carfagna-Sacconi è solo propaganda, privo di obiettivi, tempi, risorse.

 Dobbiamo occuparci di difendere i diritti ereditati o esistono nuove frontiere di conquista? Questa questione che riguarda un po’ tutti i diritti, delle donne e non solo (es. Diritti del lavoro). Difendiamo chi i diritti li ha già o siamo anche disposti a metterne in discussione qualcuno (non per questo rinunciandovi) purché si allarghi la platea dei beneficiari? È il caso dei diritti delle donne migranti – inclusione, accesso al mondo del lavoro… –,  è indispensabile uno sguardo anche oltre i nostri confini, l’attenzione al valore universale dei diritti. Non sono solo nostri, non possiamo accontentarci di averli conquistati noi!

Essere di sinistra, per un partito come il Pd, vuol dire stare dalla parte dei più deboli, vuol dire anche saper mettere in discussione qualcosa di acquisito, per qualcuno, se necessario… siamo pronte a farlo?

 Democrazia paritaria

Esistono diritti da difendere perché a rischio, diritti da rendere davvero esigibili e nuovi diritti da conquistare. È la sfida della democrazia paritaria, definita da qualcuno la nuova frontiera della libertà femminile. Il concetto di “parità” si differenzia da quello di “uguaglianza”, perché riguarda il potere e la sua distribuzione tra i due generi, riguarda il potere (e in un certo modo anche il dovere) in tutti gli ambiti da quello pubblico, politico, a quello domestico. Si tratta di poter contare nei luoghi delle decisioni, condividere lo spazio pubblico e privato (la cura non sia più solo in carico alle donne) e cooperare a tutti i livelli nella costruzione delle istituzioni della democrazia – difficile perché la politica è il nocciolo della questione. I luoghi della rappresentanza vedono una difficoltà di accesso della donna ancora molto forte e anche tentativi di introdurre “quote” (come passaggio transitorio, ma necessario per forzare un sistema che da solo non è in grado di correggersi) sono falliti. Nel Parlamento italiano si è passati dal 16 per cento al 20 per cento di elette donne nell’ultima legislatura, la percentuale più alta della storia, grazie al Pd che ha stabilito l’obbligo di parità al 50 per cento nelle liste. La media europea è del 21 per cento e in Italia c’è una trasversalità in negativo ad accettare trasformazioni che garantiscano una maggiore rappresentanza femminile nelle istituzioni e ai massimi livelli.

Il tema della conquista del potere femminile, fuori da ogni retorica, così come viene posto per la prima volta in occasione della IV Conferenza mondiale delle donne di Pechino del 1995 è centrale: per la prima volta si esplicita che «il rafforzamento del potere delle donne e la loro piena partecipazione su basi paritarie a tutti i settori della vita sociale, inclusa la partecipazione ai processi decisionali, e il loro accesso al potere, sono fondamentali per il raggiungimento dell’uguaglianza, dello sviluppo e della pace». Il concorso delle donne all’esercizio del potere è finalmente inteso come un’opportunità di sviluppo e progresso di tutta la società.

Sono trascorsi molti anni da allora ma ancora sono fortissime le resistenze alla traduzione in pratica di quel principio, eppure l’affermazione e il riconoscimento effettivo del potere femminile nei diversi campi, a partire dai luoghi decisionali e di governo pubblico, è presupposto per affrontare la sfida che le donne della mia generazione hanno di fronte: creare le condizioni perché le libertà e i diritti conquistati dalle donne che ci hanno preceduto siano davvero esigibili e praticabili.

Certo la questione del riconoscimento del valore e del contributo femminile riguarda tutti i luoghi dell’esperienza moderna – il mondo del lavoro e delle professioni, l’ambito privato ed esistono frontiere nuove di tenuta o di conquista – però per i luoghi della politica credo che esista una specificità tutta particolare, perché è quello lo spazio in cui  si definiscono le “regole del gioco”. Se le donne non sono adeguatamente rappresentate in quei luoghi, in termini quantitativi e soprattutto qualitativi, come si può pensare di agire in campo legislativo ed esecutivo, per rimuovere gli ostacoli che ancora permangono al pieno esercizio di diritti e libertà e soprattutto per accelerare quel processo di modernizzazione di cui tutto il nostro paese ha bisogno ?

Questo è un passaggio importante, servono leggi più adeguate alle nuove esigenze, serve rendere davvero effettivi dei diritti conquistati, serve praticare una maggiore presenza delle donne nei luoghi della decisione e negli spazi della democrazia…c’è ancora tanto da fare!

Qualche esempio di fronte aperto:

–                     Congedo paterno obbligatorio.

–                     Legge per promuovere occupazione femminile.

–                     Legge per garantire una rappresentanza femminile qualificata negli organi elettivi.

–                     Diritti civili: unioni civili, revisione della legge 40 sulla procreazione assistita.

–                     Proposta di legge per garantire il 30 per cento di donne nei Consigli di amministrazione delle aziende: licenziata dalla Camera, arenata al Senato per opposizione della maggioranza di centrodestra, ma anche per pressioni autoconservative del mondo economico.

 Mettersi insieme

La ricerca solitaria della libertà e dell’affermazione dei propri diritti, tratto caratterizzate della condizione donne di oggi.

Si è spezzato un filo con le generazioni passate, che al contrario condividevano come esperienza di genere, di gruppo, percorsi comuni di lotta, di emancipazione, di affermazione di sé e dei propri diritti…Oggi invece questa condivisione manca, ognuna è chiamata a fare per sé, a confrontarsi con la sua personale condizione e a dover far da sola!

La difesa ed affermazione di nuovi diritti è un’esperienza individuale o collettiva?

Quanto siamo ancora disposte ad affrontare battaglie per conquistare nuovi diritti?

Quanto siamo disponibili a metterci insieme, tra donne che vengono da esperienze, storie, generazioni e culture diverse?

È questa la sfida positivamente avviata il 13 febbraio».

  

[Chiara Braga, parlamentare del Pd. Estratto dall’intervento Esigibilità dei diritti e nuovi traguardi per una democrazia effettiva svolto il 6 marzo 2011 nell’iniziativa  150 anni di diritti conquistati dalle donne, al Centro congressi “Medioevo” di Olgiate Comasco].

Foto Carmen Àncora.

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