Il Consiglio comunale di Como di giovedì 7 aprile
No ai profughi alla De Cristoforis mentre la Regione boccia il ciclope, prosegue la discussione sul Bilancio a Palazzo Cernezzi (seduti e in piedi)
Profughi
No ai profughi alla De Cristoforis nell’incipit delle preliminari al Consiglio comunale di Como di giovedì 7 aprile. Gli esponenti di Autonomia liberale per Como si sono schierati contro la proposta del presidente della Provincia Carioni e dell’assessore provinciale Pietro Cinquesanti di accogliere i profughi dal Maghreb nella caserma De Cristoforis per bocca di Luigi Bottone e Pasquale Buono «esprimiamo netta contrarietà e da domani [venerdì 8 aprile] partirà una raccolta firme contro questa proposta tra i residenti delle aree limitrofe».
«Negli ultimi incontri che si sono svolti sulla questione – spiega il primo cittadino – l’ipotesi della caserma De Cristoforis non è mai stata presa in considerazione dal prefetto in quanto l’immobile è di competenza del Ministero della Difesa ed è tuttora utilizzato dall’esercito. Se dovesse essere utilizzata come struttura di accoglienza, la caserma, inoltre, necessiterebbe di alcuni lavori di adeguamento» ha affermato Bruni in un comunicato inviato alla stampa poco prima della seduta. Il sindaco di Como «sorpreso e stupito» per le affermazioni degli esponenti di Villa Saporiti ha messo le mani avanti «non è accettabile scaricare sul solo capoluogo il problema dei profughi», anche perché precisa Bruni «il quartiere che ospita la caserma è un quartiere dove la già numerosa presenza di immigrati è tale che nuovi arrivi creerebbero molti problemi alla vivibilità tra i cittadini».
Paratie
Buono ha poi minacciato il sindaco di chiedere un Consiglio speciale, se non riceverà una risposta dal primo cittadino, per poter avere delle informazioni sull’evoluzione del cantiere del lungolago.
Linea 12
«Ma il dirigente era veramente all’oscuro?» ha chiesto Donato Supino, Prc, sulla vicenda del biglietto non urbano sulla linea 12 che passa per S. Fermo ma inizia e finisce nel territorio urbano di Como. «Da quanto tempo non si faceva pagare la tratta come urbana? – ha aggiunto il consigliere comunista – cosa intende fare il comune nei confronti di Asf? Ci saranno delle penali?».
Ciclope: non si può costruire
«Ci ha scritto Regione Lombardia» ha esordito Roberta Marzorati, Per Como, che ha letto prontamente la risposta avuta «In relazione al caso in esame, al di là degli aspetti relativi all’autorizzazione paesaggistica, va altresì segnalato un elemento che risulta ben più rilevante: l’impianto ricade entro gli ambiti di elevata naturalità (territorio ad ovest della ferrovia Milano Chiasso posta al di sopra della quota di mt. 800 s.l.m) del Piano Paesaggistico Regionale. Al riguardo occorre fare riferimento alla disciplina detta dall’art.17 della normativa del Piano Paesaggistico regionale che consente gli interventi individuati al comma 98, tra i quali sono consentite Opere di adeguamento funzionale e tecnologico di impianti e infrastrutture esistenti ma non nuovi impianti di comunicazione. Dalla lettura della norma tale intervento non risulta realizzabile».
Il personale del Comune
Insediatosi il Consiglio l’assemblea ha quindi seguito la relazione, coadiuvata da alcune slide, del segretario generale Fabiano sulla pianta organica dell’Amministrazione.
Il periodo preso in esame era quello 2006-10 in cui si è vista una diminuzione dei dirigenti da 24 a 18 (per una diminuzione della spesa da 2,173 milioni di euro a 1,895 milioni. È aumentato invece, di poco, il numero totale dei dipendenti passato in 4 anni da 871 a 886 grazie alla stabilizzazione di alcune posizioni per un costo di 29,424 milioni nel 2010 contro i 28,931 del 2006 con un aumento, ha precisato Fabiano, dovuto all’adeguamento contrattuale. Dopo qualche domanda di chiarimento l’esposizione si è conclusa, come da accordi, senza discussione e votazione.
Risposte sul Bilancio
L’assessore Gaddi ha quindi risposto alle domande di chiarimento postegli durante la seduta precedente sottolineando «l’operazione di pulizia dai residui attivi e passivi». Ha dato garanzie per quanto riguarda la futura Fondazione Villa Olmo, «sono previsti 100mila euro», e Parolario «il cui contributo passerà da 20 a 30mila euro». Non si farà il campo di rugby e verranno riviste le convenzioni con i chioschi affittati dal Comune, mentre Agenda 21 è ancora in alto mare dato che il rappresentante dell’Amministrazione si è da poco dimesso.
La discussione
Appena aperta la discussione Mario Molteni, Per Como, ha chiesto la verifica del numero legale, data l’esiguità della presenza dei rappresentanti della maggioranza (rimasti in solo una quindicina in aula). Un numero legale poi raggiunto per un soffio, uscite le minoranze, con 21 presenza.
Indispettito il capogruppo del Pdl Claudio Corengia ha quindi attaccato le minoranze tacciandole di mancanza di collaborazione scatenando le ire di Alessandro Rapinese, Adesso Como, che ha aperto una vivace polemica.
Rapinese ha così iniziato la discussione sul Bilancio, mentre come di consueto alcuni esponenti della maggioranza parlavano formando dei capannelli ai margini della sala. Un atteggiamento inaccettabile per il consigliere che ha chiesto il rispetto letterale del Regolamento al presidente Pastore, rifacendosi più volte all’articolo 51 dello stesso («i Consiglieri partecipano alle adunanze seduti nei posti loro assegnati e parlano dal loro posto, in piedi, rivolti al Presidente e al Consiglio») e riprendendo lui stesso i consiglieri che non erano seduti al proprio posto. Sia il segretario generale che il presidente hanno cercato di spiegare come interpretare il passo in maniera meno rigida per almeno permettere ai presenti di sgranchirsi le gambe durante le sedute, se no «saremmo l’unico Comune in Itali in cui non ci si potrebbe mai alzare durante la seduta» ha detto Fabiano.
Una diatriba che si è protratta per tutta l’ultima ora dell’assemblea fino alla conclusione della stessa in cui è intervenuto anche il capogruppo del Pd Mario Lucini «non condivido le modalità dell’intervento di Rapinese, ma non si deve mistificare la baraonda di queste ultime sedute». Il fatto che non si debba essere estremamente rigidi nell’interpretazione del Regolamento «non vuol dire andiamo avanti sbracati – ha concluso Lucini – ci può essere una via di mezzo di buon senso». [Michele Donegana, ecoinformazioni]

