Vittorio Arrigoni, un giornalista

È morto un giornalista. Per noi, per mezzo mondo è stata l’unica voce libera e indipendente capace di raccontare il dramma di Gaza mentre il “Piombo fuso” uccideva con la consueta “giustificazione” della lotta al terrorismo che proprio da tali inaudite violenze viene invece alimentato. Quanta distanza tra questo giornalismo e quello dei luoghi comuni delle guerre umanitarie e delle notizie ufficiali. Arrigoni non era embedded, non era protetto, era presente con la testa, con il cuore e con tutto se stesso dove la tragedia si consumava. Una tragedia che gli sopravviverà e che lo ha ucciso. Come Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, come Anna Politoskaia, Vittorio si è spinto troppo lontano a cercare la verità e doveva morire. Doveva morire perché la brutalità della violenza non deve essere nota ed è bene che l’informazione sia edulcorata, distratta dai drammi causati dalla guerra, alla ricerca di una falsa imparzialità fatta di compromissione e di appartenenza a caste che non sono solo quelle della cattiva politica. Per tutti gli altri giornalisti impegnati per la costruzione di un nuovo mondo possibile nel quale verità e umanità siano la stessa cosa Vittorio era e sarà un esempio. [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]

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