30mila persone hanno sfilato sabato 23 luglio a Genova. Dieci anni dopo “quel” luglio del 2001. Applauditissimo il folto gruppo dei No Tav, seguito da movimenti, centri sociali, comitati, sindacati, partiti di sinistra, voci del mondo cattolico. C’erano tutti: chi era stato a  manifestare contro il G8 di dieci anni fa e chi non aveva l’età per farlo, allora. Tante famiglie, tanti bambini, tanti genovesi alle finestre a salutare il corteo pacifico. E una vera speranza: il movimento c’è ancora ed è capace di ripartire, di ricordare e rinnovare le sue istanze e le sue battaglie.

Tornare a Genova, dieci anni dopo. E farlo con gioia e speranza. Era un obiettivo ambizioso, quello dell’organizzazione del decennale del contro G8 di Genova, ed è stato pienamente centrato. Sabato 23 luglio il corteo finale delle numerose iniziative promosse per celebrare il decennale di Genova ha invaso la città. 30mila persone, per gli organizzatori (ovviamente meno per la Questura, se ne aspettavano circa 10mila in ogni caso), hanno sfilato da Sampierdarena a piazza Caricamento, seguendo un percorso differente rispetto a quello del 2001: una scelta condivisa da tanti, forse da tutti. Perché quelle strade, quelle del 2001, restano troppo dolorose per chi c’era e per chi fu massacrato di botte, per chi respirò il fumo dei lacrimogeni, per chi comunque capi che stava succedendo qualcosa di brutto in quei momenti non solo per Genova, per la democrazia, per l’Italia. E in mezzo a tanti “reduci” c’erano anche tanti che nel 2001 erano troppo giovani: bambini, ragazzi, giovani e meno giovani che scelsero allora di non venire nel capoluogo ligure ma che hanno scelto nel 2011 di esserci.

Applauditissimo il grande spezzone dei No Tav: la loro resistenza è un modello di lotta certamente condiviso e stimato da chi ha raccolto l’eredità della galassia altermondialista. Ad aprire il corteo la famiglia di Carlo Giuliani, sua madre Haidi, suo padre Giuliano e la sorella Elena. Impossibile non incontrarli in giro, i genitori di Carlo, in tutte le iniziative precedenti al corteo: ai banchetti, alla mostra fotografica «Cassandra» allestita a Palazzo Reale, a organizzare, a parlare, ad abbracciare e parlare con la gente. Chi conosce Haidi e Giuliano lo sa, dal 2001 loro ci sono sempre stati.

Dietro i parenti di Carlo, verso le 16 è partito il corteo, ricchissimo, colorato, pacifico, partecipato (sono gli aggettivi che si usano sempre ma questa volta lo era davvero, bello, quel corteo, ndr): i No Tav, dicevamo, padre Alex Zanotelli, i comitati per l’acqua pubblica, Noi siamo Chiesa, Emergency, Legambiente, lo spezzone studentesco (con musica al seguito), Arci, Cobas, Cgil, Anpi, Global Project, Sud Ribelle, come partiti Sinistra e Libertà, Rifondazione comunista, Federazione della Sinistra, Comunisti italiani, Sinistra Critica, Partito comunista dei lavoratori, Movimento Cinque Stelle, Federazione comunisti anarchici, i centri sociali di Torino e Milano, e poi personaggi importanti per la storia di Genova e dei movimenti come Vittorio Agnoletto, l’ex portavoce del Genoa Social Forum, con Lorenzo Guadagnucci, giornalista, Giorgio Cremaschi, sindacalista, Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, don Gallo, e molti altri. Tantissime persone arrivavano dalle piazze tematiche – lavoro, pace/guerra, beni comuni, migranti – che si sono svolte nel primo pomeriggio.

Dai balconi la gente di Genova ha salutato con affetto il corteo, al ritmo delle canzoni di De Andrè che hanno fatto da cornice ideale a tutta la manifestazione.

«Fuori la Nato dalla Libia», «Restiamo umani», «Il potere dev’essere operaio», «In ogni caso nessun rimorso» tra gli slogan e gli striscioni più in vista, ma non solo, molti erano dedicati al presente, al futuro, alla crisi economica.

Alla fine, tutte e tutti in piazza Caricamento, per il concerto finale. Lì si tirano le somme. È andato tutto bene e non era scontato: la presenza delle forze dell’ordine nel corso del corteo non si notava, se non per l’elicottero che ha sorvolato la manifestazione dall’inizio alla fine.

Chi era a Genova nel 2001 ha avuto probabilmente un’altra occasione per rielaborare collettivamente un lutto. E per farlo in modo propositivo.

Rita Lavaggi, coordinatrice e portavoce del Comitato Verso Genova 2011 (nonché instancabile organizzatrice di tutto quello che è successo nel capoluogo ligure per le celebrazioni del decennale), ha chiuso soddisfatta la manifestazione del 23 luglio: «E’ andata molto bene; l’obiettivo era portare nelle strade la discussione iniziata a Genova nel 2001 e ci siamo riusciti. Ora abbiamo una verità indiscutibile, su quei giorni, sulle violenze: non è giustizia, ma è pur sempre la verità. E questo corteo, questo decennale hanno riportato qui le vertenze, il confronto, la discussione, sulla possibilità di costruire un’alternativa: un altro mondo è possibile, dicevamo allora. Lo è ancora, ed è sempre più urgente».

Altre testimonianze, immagini e storie su: http://www.genova2011.org/ [Barbara Battaglia, ecoinformazioni].

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