La Città nuova in mostra a Como

Blog-CIttàNuova01Inaugurata sabato 23 marzo 2013, a Villa Olmo, la mostra “La città nuova – Oltre Sant’Elia” si pone – come ha detto il sindaco Mario Lucini – nel segno della continuità ma anche della novità rispetto alle precedenti “grandi mostre”: nella continuità si riconferma la scelta del grande appuntamento e della sede di allestimento ancora individuata a Villa Olmo, nella novità si opta per una mostra di forte identità e originalità a partire dal patrimonio locale.

In effetti l’esposizione di quest’anno si differenzia fortemente dalle precedenti mostre a Villa Olmo. Intanto – come ha annunciato l’assessore alla cultura Luigi Cavadini – fa parte di un progetto triennale che intende sviluppare un articolato discorso sulla città, sui progetti e sulle esigenze che si incarnano in questo fondamentale modello di aggregazione della  modernità; poi – come ha tenuto a sottolineare il curatore Marco De Michelis – si basa su un’idea forte, su un progetto che ha orientato le scelte riguardo alle opere da presentare.

La città, dunque, ma in particolare quella che a partire dai disegni di Antonio Sant’Elia si indica come “città nuova”, cioè una città vista come “futura” più che “futuribile”, come una proposta orientativa, radicale e a volte paradossale, per la città reale. Da Sant’Elia il percorso dell’esposizione si sviluppa attraverso le scenografie del film Metropolis, i progetti di Le Corbusier per la Ville contemporaine e di Frank Lloyd Wright per Broadacre City, e poi ancora i progetti di Archigram, Arata Isozaki, Archizoom, Superstudio, la città volante di Krutikov nell’interpretazione di Carsten Höller, l’Intrapolis di Walter Jonas; intervallate a queste proposte le opere più propriamente artistiche – se così si può dire – di Umberto Boccioni, di Mario Sironi, di Yona Friedman e Jean-Baptiste Decavèle, di Constant, la città virtuale su Second Life di Cao Fei, la Pizza City di Chris Burden, le proiezioni di Jan Tichy da Lázló Moholy-Nagy. “Non è una mostra di architettura” ha precisato Marco De Michelis, e in effetti è una proposta interdisciplinare, che affianca a materiali assai impegnativi sollecitazioni molto più immediate e fin divertenti (tra le altre, i video di Cao Fei e l’“esagerato” modello di Chris Burden saranno sicuramente quelle più ammirate).

La mostra è sicuramente di grande intelligenza e molto stimolante; le premesse critiche degne di essere attentamente analizzate e discusse (non tutte – in verità – completamente convincenti: a partire da quella contenuta nel titolo, poiché a noi questa città più che “nuova” è sembrata costitutivamente “impossibile”, e proprio come tale proposta dagli autori – con la sola eccezione, forse, di Le Corbusier e Wright). Ma proprio perché interessante e non facile, meritava forse uno sforzo maggiore di comunicazione sia all’esterno (il progetto di tutto il materiale promozionale sembra decisamente inadeguato) sia all’interno (dove non molto è fatto per coinvolgere il pubblico lungo tutto il percorso).

Quasi come un approfondimento a lato della mostra di Villa Olmo è concepita l’esposizione di un nutrito gruppo di disegni di Sant’Elia di proprietà pubblica in tre sale della Pinacoteca di Palazzo Volpi. Qui si può apprezzare l’evoluzione del “pensiero architettonico” del giovane comasco prematuramente scomparso durante la prima guerra mondiale, un pensiero che non è possibile limitare alle “prefigurazioni futuriste” della Città Nuova. A giudicare da quello che si può ammirare in mostra, Sant’Elia era prima di tutto un disegnatore, dal segno straordinario ed evocativo, capace di entrare nel dettaglio di una facciata in perfetto stile secessionista o di compendiare con un segno corsivo un’improbabile centrale idrolettrica o altri volumi o edifici altrettanto fantastici. Di grande interesse è poi la pubblicazione della nuova analisi critica di tutta la collezione civica comasca dei disegni di Sant’Elia, nitidamente curata da Luciano Caramel, Maria Letizia Casati e Alberto Longatti, così che la “grande mostra” di quest’anno lascerà almeno un duraturo contributo alla valorizzazione del patrimonio culturale e artistico cittadino.

Un’iniziativa complessa, dunque, che dovrebbe suscitare non solo l’interesse, ma anche una attenta discussione da parte della città.

La mostre resteranno allestite fino al 14 luglio. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

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