Democrazia e civiltà sotto attacco del Consiglio supremo e del ministro della guerra

marconGiulio Marcon il primo firmatario della mozione (Sel, M5S, con il sostegno di alcuni parlamentari del Pd e di Scelta civica) contro gli F35 difende la democrazia parlamentare dopo l’attacco, avallato da Giorgio Napolitano, mosso dal Consiglio supremo di difesa. Per l’esponente pacifista, eletto nelle liste di Sel, il Consiglio supremo «esaltato, sembra, dalle gesta dei militari in Egitto» vorrebbe un Parlamento esautorato dalle sue funzioni costituzionali. Intanto l’argine contro la follia F35 si alza: al Senato, con Felice Casson, già 18 i senatori Pd contro gli F35.

«Il Consiglio Supremo di Difesa vuole avere l’ultima parola in materia di F35. Ma per legge è il Parlamento che decide investimenti e stanziamenti sui sistemi d’arma. Con l’avallo del Presidente Napolitano, il Consiglio Supremo di Difesa – esaltato, sembra, dalle gesta dei militari in Egitto – ha detto al Parlamento: sui sistemi d’arma, ed in particolare sugli F35, non provate a mettere bocca. Cacciabombardieri, portaerei, carri armati: è tutta roba nostra, dicono i militari. Il Parlamento se ne stia tranquillo e non prenda decisioni (cioè non ponga “veti”), anche se fa quello che normalmente un Parlamento mette in opera per le sue ordinarie funzioni: approva leggi e vota atti di indirizzo politico (mozioni e risoluzioni) e ispettivo (interrogazioni e risoluzioni).

La settimana scorsa la Camera dei deputati ha votato due mozioni sugli F35. La prima (promossa da deputati Sel, M5S e alcuni del Pd e Scelta Civica) chiedeva lo stop definitivo agli F35 ed è stata bocciata. La seconda, della maggioranza di governo e approvata, ha di fatto rinviato la decisione e ha comunque bloccato nuove acquisizioni di cacciabombardieri, in attesa di una nuova decisione parlamentare.

Il fatto che il Parlamento se ne sia occupato e che sia stata approvata una timidissima mozione che comunque sospende temporaneamente gli acquisti degli F35 ha fatto infuriare i militari. Si tratta di una posizione inaccettabile, soprattutto in una democrazia che non accetta di stare sotto tutela. Non siamo né in Egitto, nè in Turchia. In una democrazia matura i militari non sono al di sopra degli altri poteri e della legge e sicuramente sono soggetti al potere legislativo, esecutivo e giudiziario. Come tutti.

In più – sul finire della scorsa legislatura – è stata approvata una discutibilissima legge delega sulla difesa (che garantirà più risorse per le armi alle Forze Armate) che comunque prevede che il Parlamento (articolo 4 della legge 244 del 2012) si esprima sui sistemi d’arma e ne autorizzi o blocchi investimenti e stanziamenti annuali. Il Consiglio supremo della difesa sembra dimenticarsi di questa legge, che deve rispettare e alla quale deve sottomettersi.

Tra l’altro il Ministro della difesa Mauro ha provocatoriamente affermato che il Parlamento avrebbe pure potuto decidere di riportare gli F35 da 90 a 131. Ma allora perché il Parlamento può decidere di aumentare il numero di F35 ma gli è vietato discutere se interromperne la produzione? Lo stesso ministro, che – in sintonia con il Consiglio supremo della difesa – ha seguito con sufficienza e fastidio il dibattito parlamentare sugli F35, ha definito in modo spericolato e demagogico i cacciabombardieri come “strumenti di pace” e poi, suscitando un po’ di ilarità, ha detto che per “amare la pace, bisogna armare la pace”.

Se vuoi la pace, prenditi gli F35, sembra dire il ministro. E il Consiglio supremo di difesa si incarica di dirci che la democrazia va bene, ma non troppo, per favore, soprattutto se interferisce con i privilegi della casta dei militari. Si tratta di affermazioni gravi e inaccettabili per un paese democratico e che ha una Costituzione che con l’articolo 11 (l’Italia ripudia la guerra) ci dice chiaramente che aerei come gli F35 sono incompatibili con la pace. Un occasione per ribadirlo c’è: tra 10 giorni il Senato voterà altre mozioni sugli F35. Ci sono quelle di Sel e dei 18 senatori del Pd guidati fa Felice Casson che chiedono la sospensione del programma F35. Il Parlamento non si faccia intimidire dai militari e voti l’11 luglio al Senato lo stop agli F35 destinando le risorse al lavoro. La democrazia è più importante dei cacciabombardieri». [Giulio Marcon, http://www.sbilanciamoci.info].

1 thought on “Democrazia e civiltà sotto attacco del Consiglio supremo e del ministro della guerra

  1. Questione di numeri…….Il Parlamento è fatto da persone che danno i numeri……I voti……!!!!

Comments are closed.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: