Per la balneabilità del Lambro

lambro2Per il Circolo ambiente “Ilaria Alpi”: «Bisogna eliminare tutti gli scarichi!»

Il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”, associazione ambientalista con sede a Merone, che «da sempre si batte per la tutela del fiume e per il miglioramento della qualità delle sue acque», «sostiene la proposta per la balneabilità del fiume Lambro».

«Fin dalla sua fondazione, avvenuta nel 1990 – ricorda un comunicato stampa –, l’associazione (allora denominata Circolo Legambiente di Merone) ha organizzato numerose iniziative; solo per ricordarne alcune: nel 1995 una manifestazione dal titolo Vogliamo fare il bagno in un Lambro pulito; e poi nel 2001 una serie di iniziative denominate Lambro da vivere, che avevano lo scopo di creare attenzione sul destino del fiume e di sollecitare interventi per il disinquinamento del corso d’acqua».

Questo obiettivo non è stato ancora raggiunto e per il Circolo ambiente: «Occorre anzitutto eliminare gli scarichi, sia civili che industriali, che tuttora riversano acque inquinate sia direttamente nel Lambro che nei suoi affluenti: torrenti (in primis la Bevera di Molteno), rogge e fossati».

«È lodevole proporre il traguardo della balneabilità del Lambro, anche in un’ottica di rilancio eco-turistico, ma per ottenere questo obiettivo le istituzioni devono intervenire in maniera decisa, disattivando gli scarichi inquinanti, sia civili che industriali, e separando acque chiare e acque scure – dichiarano gli ambientalisti –. Con un triplice scopo: da una parte mandare alla depurazione solo le acque scure (fognature civili e scarichi industriali), dall’altra inviare le acque pulite (derivanti dalle piogge e da piccole sorgenti) nelle rogge naturali, infine disattivare gli scolmatori di piena (presenti sulle fognature e lungo il collettore consortile) che ancor’oggi, in caso di forti piogge, riversano le acque di piena (inquinate dalle fogne) nei corsi d’acqua superficiali (Lambro e affluenti)».

Per gli esponenti del circolo di Merone poi è anche necessario: «Ridare “respiro” alle sponde del fiume, evitando ogni e qualsiasi nuova edificazione o artificializzazione delle aree di pertinenza del fiume stesso, che la legge indica in almeno 150 metri da ogni sponda. Vanno pertanto esclusi interventi di arginatura in cemento, di costruzioni di vasche di laminazione artificiali o di chiuse regolatrici, ecc… Infatti il fiume, oltre che del disinquinamento delle acque, ha bisogno del ripristino della naturalità delle sponde e delle aree di pertinenza». [md – ecoinformazioni]

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