Le mafie nel nord Italia/ L’incontro al Sociale

nomafiaTante presenze nella Sala bianca del Teatro Sociale per Le mafie nel nord Italia: costruire una cultura della legalità, creare una comunità cosciente alternativa alla mafia, il convegno organizzato dal Forum giustizia del Pd e dall’associazione Giustizia e democrazia. Introdotto e curato dall’assessore del comune di Como Marcello Iantorno, l’incontro ha visto la partecipazione tra gli altri di Nando Dalla Chiesa, del deputato Emanuele Fiano e del sottosegretario Maurizio Martina.

«Per combattere la mafia bisogna prima conoscerla». E’ questo il messaggio che Marcello Iantorno, assessore al Patrimonio del Comune di Como e responsabile sicurezza del Pd cittadino, lancia dal convegno sulla presenza criminale nel Nord, tenutosi nella mattinata di sabato 12 ottobre al teatro Sociale. Un invito che ha trovato conferma negli interventi dei vari ospiti, a cominciare dal professor Nando Dalla Chiesa e da Emanuele Fiano, deputato e presidente del forum sicurezza del Partito Democratico.

«L’Ndrangheta viene nei nostri territori non per colonizzarli, ma per conquistarli – ha spiegato Dalla Chiesa – la situazione è molto critica, i clan hanno approfittato di una classe politica miope e di un opinione pubblica distratta”. Un allarme sostenuto anche da Fiano, secondo cui «ormai il teorema mafia- povertà non significa più nulla, la criminalità si è estesa anche nelle zone più ricche del Paese». Zone prima ritenute impermeabili a certi fenomeni, ma adesso cadute in una vera e propria emergenza sociale: «in Lombardia la criminalità calabrese si è insediata soprattutto nei piccoli comuni – ha continuato l’ex senatore milanese – spesso sprovvisti di forze dell’ordine e senza controlli in settori economici strategici, come l’edilizia e il movimento terra». In un contesto del genere diventa fondamentale quella conoscenza richiamata da Iantorno, strumento principale per contrastare il problema. I successi conseguiti a Milano dal Comitato comunale antimafia, presieduto dallo stesso Dalla Chiesa, insieme ai risultati dalle varie inchieste negli ultimi anni, ricordati da Fiano, testimoniano l’importanza di tutto ciò: «Come possiamo vincere una guerra se non sappiamo nulla del nemico?», hanno concluso entrambi gli ospiti.

Richiami che valgono ancora di più ora che la Lombardia si avvicina all’appuntamento dell’Expo, già da tempo nelle mire della criminalità organizzata. Ad assicurare il massimo impegno e controllo ci ha pensato Maurizio Martina, ex segretario del Pd regionale e attualmente sottosegretario con delega proprio alla futura esposizione universale: «l’obiettivo è di arrivare al 2015 perfettamente preparati- ha assicurato Martina – a livello governativo stiamo approntando una serie di strumenti adeguati, come l’estensione dei controlli, liste precise per fornitori e appaltatori e continue verifiche nei cantieri». Un intervento ambizioso, con l’obiettivo ulteriore di formare la nostra classe dirigente per il futuro. «Dobbiamo reagire, non possiamo arrenderci a questi soggetti- ha insistito il politico democratico- il Paese non può chiudere per Mafia, ma rispondere senza rinunciare ad una grande opportunità di sviluppo come l’Expo». Un’occasione in preparazione della quale è recentemente nata la commissione regionale antimafia, richiamata oltre che da Martina anche dal consigliere lombardo del Pd Luca Gaffuri.

Messaggi forti, quindi, che la tavola rotonda finale ha contribuito ad arricchire. Il dibattito, coordinato sempre da Iantorno e dal giornalista Paolo Moretti, ha visto la partecipazioni della parlamentare Laura Galimberti, dell’avvocato ed esponente di Libera Ilaria Ramoni e ancora Fiano, chiamati a discutere sugli argomenti sollevati. Beni confiscati e loro gestione, aumento delle ludopatie e delle slot machine, collaborazione tra le varie istituzioni: sono questi alcuni dei punti richiamati dalle varie personalità. Tutte concordi inoltre su una precisa linea strategica, quella di colpire le forze criminali nei loro ingenti interessi economici: «la mafia muove capitali immensi – hanno ricordato nei saluti ancora Iantorno e Danilo Leva, responsabile nazionale del Pd sulla giustizia – per indebolirla occorre così seguire il suo denaro, come diceva anche Giovanni Falcone». [Luca Frosini, ecoinformazioni]

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