La famiglia della Vergine

Ribera La famiglia della VergineUn’opera di Ribera, di proprietà del Sant’Anna, esposta a Palazzo Volpi, in via Diaz 84 a Como, fino al 6 aprile. Inaugurazione e presentazione venerdì 6 dicembre alle ore 17.30 con Mauro Natale, Università di Ginevra, Gabriele Finaldi, Museo del Prado – Madrid, coordina Maria Letizia Casati.

«Da alcuni anni la Pinacoteca Civica di Como persegue l’obiettivo di valorizzare opere significative presenti in città o nel territorio, difficilmente accessibili al pubblico, chiamando importanti studiosi a presentarle, esponendole temporaneamente nelle proprie sale e promuovendone lo studio – spiega una nota –. Nel 2009 si trattò dello splendido Ritratto di gruppo della famiglia Nuvolone in concerto di Carlo Francesco Nuvolone, tela conservata nella sede dell’Asl di Como. Tra 2010 e 2011 furono esposte in occasione della mostra Omaggio ai maestri intelvesi Ercole Ferrata e Carlo Innocenzo Carloni pregevoli sculture lignee di Ferrata e i ritratti realizzati da Carloni ai membri della famiglia De Allio, conservati al Museo Diocesano di Scaria in Valle Intelvi. Alla fine del 2011 furono illustrati gli affreschi giotteschi dell’antica chiesa di Sant’Orsola di Como, ricomposti nel corso di un difficile intervento di restauro. Nel dicembre di quest’anno è la volta del dipinto raffigurante La famiglia della Vergine, di proprietà dell’Azienda ospedaliera Sant’Anna di Como, un vero capolavoro, ignoto alla critica, del pittore spagnolo Jusepe de Ribera. L’attribuzione sarà autorevolmente argomentata da Mauro Natale dell’Università di Ginevra, e da Gabriele Finaldi, vice direttore del Museo del Prado di Madrid, che si sta occupando del catalogo dell’artista».

«L’opera è concepita in una prospettiva audacemente caravaggesca, un raggio di luce proveniente dalla finestra in alto a sinistra fa emergere le figure dalla penombra della stanza, volutamente scarna – precisa la conservatrice della Pinacote Maria Letizia Casati –. Dal punto di vista iconografico il dipinto presenta una singolarità sottilmente inquietante: sant’Anna, che è la vera protagonista della composizione, è raffigurata in età molto avanzata, mentre la figura maschile, che dovrebbe a rigor di logica rappresentare il marito Gioacchino, è colta nella prima maturità; anche il divario proporzionale tra le figure (la bellissima figura maschile incombe maestosa sul gruppo principale) richiede una sospensione di giudizio nei confronti di un soggetto di apparente immediata comprensione».

«Nella folta schiera di artisti europei che agli inizi del Seicento giunsero a Roma attratti dal rivoluzionario realismo caravaggesco (e dalle prestigiose committenze papali e delle grandi famiglie romane) vi era un giovanissimo spagnolo, Jusepe (José) de Ribera (1591-1652) che all’Italia avrebbe legato la sua vita e il suo mestiere di pittore, affermandosi come uno dei maggiori esponenti della pittura di area naturalista e caravaggesca nel XVII secolo – ricorda il comunicato –. La recente mostra Il giovane Ribera tra Parma, Roma e Napoli del Museo di Capodimonte di Napoli ne ha indagato gli anni della formazione. Intorno al 1608, dopo un precoce apprendistato nella bottega valenciana del tenebroso Francisco Ribalta, il diciassettenne Ribera approdò a Roma dove il suo talento non passò inosservato e gli procurò subito committenze importanti. Dopo un breve soggiorno a Parma nel 1610, su invito del marchese Mario Farnese, rientrò a Roma, accolto nell’Accademia di San Luca. Nella città pontificia Ribera restò fino al 1616, quando si trasferì definitivamente a Napoli, la capitale del Viceregno spagnolo, che fu sua patria d’elezione per i 35 anni successivi e fino alla morte avvenuta nel 1652. Lo Spagnoletto, come venne chiamato per le sue origini e la piccola statura, fu attento non solo alla rivoluzione caravaggesca, ma anche ai molteplici fermenti presenti in quel crogiuolo artistico che era la città papale dell’epoca, dal classicismo dei Carracci e di Guido Reni alle suggestioni dei pittori fiamminghi (come van Baburen e Terbruggen), attirati a Roma dal realismo di Caravaggio. Questo ricco patrimonio pittorico venne adattato da Ribera alle proprie esigenze e coordinate culturali. A Napoli iniziò un’intensa produzione e in pochi anni acquistò una fama europea. Suoi capolavori sono ospitati in diversi musei del mondo. Si ricordano l’Adorazione dei Pastori al Louvre, il Matrimonio mistico di Santa Caterina al Metropolitan Museum di New York, la Sacra Famiglia con i santi Bruno, Bernardino da Siena, Bonaventura ed Elia (1632-1635) al Palazzo Reale di Napoli, il Martirio di San Bartolomeo (1639) e il Martirio di San Filippo (1639) al Museo del Prado di Madrid. A Napoli, il pittore si impegnò nella monumentale opera di decorazione della Certosa di San Martino, portata a compimento in cinque anni (1638-1643)».

Oltre all’esposizione sono previste attività collaterali per bambini e ragazzi con due laboratori Pittura di luce, per le classi 4 e 5 della scuola primaria e per la scuola secondaria di I grado, e Luci, colori e….magia!, per bambini dai 6 ai 10 anni. Per informazioni tel. 031.252554, e-mail scuolamuseo@comune.como.it.

La mostra è aperta da martedì a sabato dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 14 alle 17, mercoledì dalle 9.30 alle 17, domenica dalle 10 alle 13, lunedì e 8, 25 e 26 dicembre, 1 gennaio chiuso. Ingresso compreso nel biglietto della Pinacoteca. Per informazioni tel. 031.269869, e-mail musei.civici@comune.como.it. [md – ecoinformazioni]

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