Pinacoteca civica di Como

Dal 13 giugno al 24 novembre/ Mario Radice: il pittore e gli architetti

Cesare Cattaneo e Mario Radice, La Fontana di Camerlata tra il Palazzo dell’Arte e la Torre Littoria, Milano, Parco Sempione, 1936

La Pinacoteca Civica di Como presenta dal 14 giugno al 24 novembre 2019 l’importante mostra Mario Radice: il pittore e gli architetti. La collaborazione con Cesare Cattaneo, Giuseppe Terragni, Ico Parisi, a cura di Roberta Lietti e Paolo Brambilla. L’inaugurazione si terrà giovedì 13 giugno alle 18.

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29 giugno/ Le nuove forme di ricettività turistica: opportunità e implicazioni per la sostenibilità e la qualità del vivere Como e il suo lago

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Venerdì 29 giugno a partire dalle  9,15, nella Pinacoteca Civica di Como si svolgerà il convegno: “Le nuove forme di ricettività turistica: opportunità e implicazioni per la sostenibilità e la qualità del vivere Como e il suo lago”.

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26 giugno/ “La musica nelle forme” con Alain Connes

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Martedì 26 giugno alle 21, alla Pinacoteca civica di Como in via Diaz 84, Alain Connes,  matematico francese insignito della Medaglia Fields (equivalente del Nobel per la Matematica) nel 1982, terrà una conferenza intitolata “La musica delle forme” aperta alla cittadinanza, con traduzione dal francese di Ugo Moschella, professore dell’Università degli studi dell’Insubria. L’incontro  è a margine di un duplice evento scientifico che richiama in città matematici da tutto il mondo.

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Separazione all’italiana: la ricerca di Licia Badesi sulla separazione coniugale a Como (1865-1928)

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Separati di letto e di mensa: così si intitola la pubblicazione (edita da Elpo edizioni nel 2017) in cui l’autrice Licia Badesi, scrittrice, letterata e già deputata comasca, analizza gli sviluppi delle separazioni coniugali tra il 1865 e il 1928. L’opera è stata presentata nel pomeriggio di giovedì 12 aprile a Palazzo Volpi, sede della Pinacoteca civica di Como in via Diaz 84, con un accurato intervento di analisi storica, sociologica e giuridica al quale, accanto all’autrice, hanno partecipato Livia Sarda, presidente del Comitato Pari opportunità dell’Ordine degli avvocati di Como (che ha curato l’organizzazione dell’incontro), Adina Bonelli, archivista di stato che ha assistito Badesi nella sua ricerca storiografica, Giuseppe Monti, consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Como e del Comitato Pari opportunità, e Raffaella Bianchi Riva, docente di Storia del diritto medievale e moderno dell’Università degli studi di Milano. (altro…)

12 aprile/ Licia Badesi presenta “Separati di letto e di mensa”

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Giovedì 12 aprile alle 16 si terrà a Palazzo Volpi (via Diaz 84, sede della Pinacoteca civica) la presentazione della pubblicazione di Licia Badesi Separati di letto e di mensa (Elpo edizioni), in cui l’autrice ha raccolto i documenti per la separazione dei coniugi emanati dal Tribunale di Como tra il 1865 e il 1928.
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6 dicembre/ Verità e matematica. Incontro pubblico con Laurent Lafforgue

Locandina incontro Lafforgue_6 dicembreVerità e matematica saranno al centro della conferenza aperta al pubblico con il professore Laurent Lafforgue, vincitore nel 2002 della Medaglia Fields – l’equivalente del Nobel per la matematica – mercoledì 6 dicembre alle 21 alla Pinacoteca Civica di Como. L’incontro è organizzato da Fondazione Alessandro VoltaParolario e Università degli Studi dell’Insubria – Dipartimento di Scienza e alta tecnologia, in collaborazione con l’assessorato Cultura del Comune di Como. (altro…)

Antonio San’Elia/ in mostra l’origine dei suoi progetti

Arrivano all’apice le celebrazioni per il centenario della morte di Antonio Sant’Elia: inaugurata giovedì 24 novembre la mostra alla Triennale di Milano, venerdì 25 è stata la volta di Como, con l’apertura dell’esposizione in Pinacoteca, mentre ai primi giorni di dicembre si terrà a Firenze un convengo internazionale di studi.

La mostra di Como è tutt’altro che una mostra semplicemente celebrativa: invece di limitarsi ad esporre alcuni disegni, si cerca di darne un’interpretazione, per alcuni versi innovativa.

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Infatti, come recita il titolo All’origine del progetto, lo sforzo è quello di provare a individuare il percorso che porta il giovane Sant’Elia, ancora imbevuto di elementi culturali tradizionali (o al massimo modernisti) all’elaborazione di quello che appare come un linguaggio architettonico del tutto nuovo. Per fare questo, i quattro architetti curatori dell’esposizione (Luca Ambrosini, Paolo Brambilla, Davide Adamo, Giulio Sala) hanno selezionato un nucleo di disegni attribuiti al 1913 e li hanno distribuiti in un percorso che procede dalle forme più semplici a quelle più complesse (in un certo senso: dai valori plastici scultorei a quelli architettonici); si può così individuare, secondo i curatori, l’elaborazione dell’architettura di Sant’Elia che condurrà, alla vigilia della prima guerra mondiale in cui l’architetto comasco troverà la morte, alla presentazione della Città Nuova.

La mostra, che pure non scioglie del tutto alcuni problemi metodologici di non poco conto (come stabilire la priorità delle forme semplici rispetto a quelle complesse nel percorso ideativo? come individuare il momento del passaggio dalla pura forma alla funzione architettonica?), ha l’indubbio merito di affrontare una delle figure ritenute centrali nell’evoluzione dell’architettura moderna senza eccessive sudditanze ideologiche, provando a sondare il suo “pensiero” con animo sgombro da preconcetti.

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Insieme ai disegni di Sant’Elia sono presenti nell’esposizione modelli tridimensionali elaborati con stampanti 3D e altri in legno, marmo e alluminio, con l’intento di rendere evidenti i valori spaziali dei disegni. Questi ultimi elementi tridimensionali hanno però un esito contraddittorio: più che favorire la comprensione del linguaggio architettonico delle proposte di Sant’Elia, ne enfatizzano la percezione formale (in sostanza, appaiono come sculture astratte), così che alla fine quello che sembra prevalere è l’approccio formalista, ancora di più sottolineato dai disegni di Mauro Chiesa che accompagnano, come un trait d’union, le tre sale dell’esposizione, e dall’opera di Fabrizio Musa, collocata con rilievo nella prima sala.

Il dubbio è quello che, al di là delle intenzioni, Antonio Sant’Elia sia trattato come “artista” e non come “architetto”.

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Tutti temi, comunque, che meritano un’attenta considerazione e un approfondito dibattito, che – speriamo – non mancherà nelle prossime manifestazioni santeliane. Già martedì 30 novembre si darà avvio al laboratorio Antonio Sant’Elia. Visione e regola, dedicato al Monumento ai Caduti di Como, tratto da un disegno di Sant’Elia, reinterpretato da Enrico Prampolini e poi tradotto in architettura da Attilio e Giuseppe Terragni. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

21 maggio/ Una nuova scoperta per il ‘600 lombardo

allegoria1_150_1067658968L’Allegoria della Primavera della Pinacoteca Civica di Como, presentazione del dipinto a cura di Maria Letizia Casati e conferenza con Paolo Vanoli, giovedì 21 maggio alle 18 a Palazzo Volpi, in via Diaz a Como.

 

«La tela, che appartiene alle collezioni civiche di Palazzo Volpi, sarà collocata tra i dipinti esposti nella Quadreria – spiega il Comune di Como –. Un accurato restauro, eseguito dal laboratorio di Luigi Parma a Milano, ne ha restituito l’integrale leggibilità e la possibilità di affrontarne lo studio. Il dipinto costituisce solo una parte del quadro originario. Lungo il bordo superiore si notano infatti le estremità di una figura e di un animale (forse l’aquila di Giove) sorretti da una nuvola. Si può dunque ritenere che la tela sia la porzione inferiore sinistra di una composizione molto più ampia. Il dipinto si impone inoltre, tra la schiera delle opere seicentesche, per il carattere profano del soggetto, interpretato in questo frammento come un’allegoria della primavera. Vi sono infatti rappresentate due figure femminili, una delle quali è la raffigurazione di Flora, e un fanciullo, che si occupano di cogliere e preparare un vaso di fiori in un giardino arricchito da ninfei e da aiuole. La composizione delle figure, che vanno immaginate con le corrispondenti simmetriche a destra, perdute, si presta a inquadrare la veduta del giardino. L’insieme potrebbe costituire un fondale scenografico per le rappresentazioni teatrali di carattere bucolico». [md, ecoinformazioni]

Francesco Capiaghi. Un maestro di paesaggio dell’800

capiaghiMostra, a cura di Maria Angela Previtera, inaugurazione venerdì 27 marzo alle 18 alla Pinacoteca civica, anteprima alle 17 al Museo storico – Biblioteca comunale, in tre sedi a Como, alla Pinacoteca civica, in via Diaz 84, al Museo storico, in piazza Medaglie d’Oro 1, fino al 21 giugno, e alla Biblioteca comunale, in piazzetta Venosto Lucati 1, fino al 30 maggio.

 

«Nel corso dell’Ottocento la pittura di paesaggio conobbe un’ampia fortuna che andò di pari passo con l’affermarsi di un nuovo mercato dell’arte, legato alle pubbliche esposizioni e all’ampliarsi del collezionismo privato – spiega la presentazione –. In questo contesto la mostra dedicata a Francesco Capiaghi offre al visitatore una prima e inedita lettura dell’attività dell’artista, svelata attraverso un articolato percorso espositivo che affianca opere mai viste delle collezioni pubbliche di Como con altrettanto inediti dipinti provenienti da collezioni private. La mostra, promossa dall’Assessorato alla cultura del Comune di Como, pone l’accento su alcune eccellenze e insieme sulla varietà delle ricerche condotte da Francesco Capiaghi, attivo come pittore di paesaggio e celebrato interprete delle vicende risorgimentali e unitarie, fotografo e stimato insegnante che si accostò anche al genere della natura morta e della pittura sacra».

«Queste molteplici attività, unite alla fitta trama del suo articolato percorso biografico, fanno di Francesco Capiaghi un professionista nel suo settore e un felice interprete di una nuova stagione della pittura di paesaggio in Lombardia – prosegue la nota –. La mostra è allestita in tre sedi espositive: la Pinacoteca civica, il Museo storico e la Biblioteca comunale, mantenendo così nella loro collocazione originaria le opere e i materiali documentari per offrire al visitatore un’inedita prospettiva di lettura, partecipata e diffusa sul tessuto urbano, attraverso le raccolte della città di Como».

«Il percorso espositivo prende avvio in palazzo Volpi sede della Pinacoteca civica con dipinti di grande dimensione e di particolare interesse iconografico che mettono in luce gli aspetti peculiari della produzione pittorica dell’artista, dagli esordi fino agli ultimi anni di attività, proponendo al visitatore vedute della città di Como e dei suoi dintorni, episodi salienti della storia risorgimentale e unitaria, ampie visioni della Brianza e suggestivi paesaggi ripresi sulle sponde e alture del Lario – si specifica –. Nelle sale del Museo Storico Giuseppe Garibaldi in palazzo Olginati vengono presentati, invece, una serie di importanti scatti fotografici, conservati nel Fondo fotografico dei Musei civici, da riferire alla fine degli anni sessanta dell’Ottocento e al decennio successivo. Questo repertorio iconografico, esemplare nel suo genere, prodotto nell’atelier del pittore la “Fotografia Artistica”, documenta le campagne di restauro dei più noti monumenti religiosi e civili comaschi, accanto a scorci cittadini di notevole interesse documentario. In Biblioteca comunale sono messi a confronto studi e disegni, piccoli lavori a olio e litografie che consentono di mettere in luce aspetti meno noti dell’attività pittorica e professionale dell’artista. Dagli studi colti dal vero sulle sponde del Lario – paesaggi e vedute di paese, figure in costume tradizionale – ai bozzetti e disegni di grande formato delineati per la realizzazione di celebri dipinti, alle tavole litografiche con motivi floreali destinate alle giovani allieve. Oltre a un prezioso Album da disegno in cui l’artista aveva conservato le riproduzioni fotografiche di molte delle sue opere accanto a veloci studi e ritagli di giornale che celebravano le sue imprese e i premi ottenuti» (l’invito).

Per informazioni Internet www.capiaghi.it. [md, ecoinformazioni]

Il Rinascimento della Pinacoteca di Como

Inaugurata nella Pinacoteca Civica di Palazzo Volpi a Como la terza sala dedicata al Rinascimento, con un piccolo nucleo di dipinti e di sculture di grande interesse.

Con un lavoro progressivo di approfondimento e di recupero di opere non troppo considerate nei decenni passati la Pinacoteca comasca continua a crescere: l’inaugurazione di oggi è un buon esempio di come “piccoli” ampliamenti possano essere occasione di radicali allargamenti di prospettive sulla storia della città e della sua arte. Al posto d’onore della nuova sala “rinascimentale” c’è l’affresco con la Vergine col Bambino tra i santi Cosma e Damiano proveniente dall’omonima chiesetta sconsacrata presso S. Abbondio (in realtà, come ormai si sa con certezza, erede di una grande chiesa cimiteriale tardoantica, ridotta in epoca romanica a una più piccola cappella). Il dipinto, a lungo conservato nei depositi museali e quasi decontestualizzato, torna oggi a mostrare tutta la sua importanza nel quadro della decorazione dell’area absidale della chiesa che annovera anche lo straordinario affresco del semicatino absidale con le figure di evidente derivazione leonardesca. Il “maestro dei santi Cosma e Damiano”, per quanto ancora privo di nome e cognome, emerge progressivamente dall’anonimato e – come hanno sapientemente mostrato nella conferenza introduttiva all’inaugurazione odierna Mauro Natale e Cristina Quattrini – comincia a raccogliere un discreto catalogo di opere sparse su un vasto territorio che va da Como a Sesto Calende, a Milano, a Biella, alla Certosa di Pavia. È un maestro dalla cultura complessa, che sulla base lombarda (e leonardesca) innesta le novità provenienti da Roma, e da intonazioni più drammatiche come quelle derivate dagli echi dell’opera di Bramantino. Anche considerando quest’opera, il periodo “rinascimentale” sulle sponde del Lario si dimostra tutt’altro che confinato in una dimensione marginale.

Como-Pinacoteca-SSCosmaDamiano-01[L’affresco della Vergine col Bambino tra i santi Cosma e Damiano nel nuovo allestimento alla Pinacoteca Civica di Como]

 

Nel nuovo allestimento della sala, insieme all’affresco della chiesa dei SS. Cosma e Damiano, spiccano i dipinti provenienti da S. Maria Maddalena di Ossuccio e una tavola dai SS. Giacomo e Filippo di Quarcino che ben si presta a evidenziare il progresso dall’elegante clima tardogotico alla nuova sensibilità rinascimentale. Oltre ai dipinti sono esposti anche alcuni reperti scultorei, esempi dell’attività di maestranze legate al cantiere della cattedrale comasca.

Con la nuova sala, la Pinacoteca Civica conferma il suo ruolo di testimone della ricca storia artistica comasca, che solo un’analisi disattenta può ritenere priva di interesse.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

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