Mese: Febbraio 2014

Italia nostra/ Trasformare la Palazzina Fisac-Trevitex

 confstampatervitexFiammetta Lang, presidente di Italia nostra Como, e Paolo Sinigaglia, presidente di Italia nostra Lombardia, hanno presentato lunedì 17 febbraio alla Circoscrizione 1 di Como il Progetto di recupero Fisac-Trevitex parzialmente alternativo alla proposta di Slunga al vaglio del Comune di Como. La proposta, elaborata dall’architetto Roberto Vanossi, conserva parte della struttura mantenendo la facciata originale e recuperando spazi interni per realizzare una zona commerciale denominata “galleria dell’eccellenza” comasca, propone un ponte ciclopedonale e una galleria vetrata. Nell’incontro si è dichiarato pienamente favorele alla proposta di Italia nostra anche Isidoro Ronzoni, ingegnere e appassionato oppositore di quello che lui definisce “mostro” dismesso realizzato a Camerlata con  il multisala e il supermercato che oggi sembra rinascere con effetti devastanti per il quartiere. In sala i consiglieri di Paco-Sel luigi Nessi e del Pd Guido Rovi. Non è chiaro se e quali saranno le adesioni dei gruppi politii rappresentati in Comune o di singoli consiglieri alla proposta di Italia nostra che aveva prima puntato sul vincolo per impedire la demolizione della palazzina, oggi propone una via meno avversa all’Slunga,  non si oppone all’espansione del supermercato e finalizza l’intervento alla riqualificazione dell’area il che potrebbe convenire anche a Caprotti. Guarda le diapositive con le simulazioni elettroniche dell’esito previsto per l’intervento proposto. Presto on line sul canale di  ecoinformazioni  i video di tutti gli interventi.

In mille per le primarie regionali del Pd a Como

16 febbraio primarie pdAlfieri è il più votato nel Comasco. «È la prima volta che le primarie regionali sono separate da quelle nazionali – giustifica la bassa affluenza la segretaria del Pd Marelli, che precisa – Sulla limitata partecipazione, hanno influito anche le recenti vicende nazionali».

Le primarie regionali del Pd di domenica 16 febbraio hanno visto a Como l’affermazione dell’esponente renziano Alessandro Alfieri che ha raccolto 604 preferenze (57,09 per cento), contro le 454 voti (42,91 per cento) della civatiana Diana De Marchi (4 le schede bianche, 1 nulla), fra i 1.063 votanti.

Il dato comasco non si discosta da quello regionale lombardo dove Alfieri ha raccolto 13.660 voti (57,19 per cento) e De Marchi 10.225 (42,81 per cento) su 24.172 (bianche 224, nulle 63).

Molto bassa l’affluenza, nel Comasco si parla di 16 volte meno rispetto alle primarie del dicembre scorso per la segreteria nazionale del partito, che hanno visto l’affermazione di Matteo Renzi, a cui hanno partecipato più di 16mila votanti.

«La bassa affluenza anche nel comasco è spiegata dal fatto che sia la prima volta che le primarie regionali sono separate da quelle nazionali – afferma la segretaria provinciale del Pd comasco Savina Marelli –. La scelta del segretario regionale è sicuramente meno sentita di altre e suggerisce la necessità di apportare delle modifiche in futuro».

«Inutile dire che, sulla limitata partecipazione, hanno influito anche le recenti vicende nazionali – conclude Marelli –. Nella nostra provincia ha vinto Alessandro Alfieri, ma è di tutto rispetto il dato raccolto da Diana De Marchi. Ringrazio ancora sentitamente tutti i volontari che hanno permesso lo svolgimento delle Primarie regionali» (il voto Comune per Comune). [md, ecoinformazioni]

Sempre con noi/ L’Anpi Como ricorda Perugino Perugini

perugino2Nella ricorrenza della sua scomparsa, l’Anpi di Como ha voluto omaggiare una figura importantissima come quella di Perugino Perugini,a cui è intitolato il circolo cittadino. Sabato 15 febbraio infatti una delegazione di giovani dell’associazione ha fatto visita, a Como, alla famiglia di Perugino, per una giornata di ricordi e racconti.  Sul sito dell’Anpi di Como  una biografia completa di Perugino Perugini.

Cinque anni sono passati da quel 15 febbraio, ultimo giorno di vita di Perugino Perugini, colonna dell’Anpi, del Pci, di Italia Cuba, presenza irrinunciabile per tutto l’associazionismo cittadino. Una personalità ancora molto presente nei ricordi di amici e compagni, a cominciare dalla sua stessa famiglia, la moglie Giordana Meregalli e la figlia Laura.

Dalla sua abitazione in centro a Como, Giordana ha aperto metaforicamente l’album dei ricordi, facendo così rivivere Perugino ai giovani in visita. Un racconto lungo una vita, all’insegna dell’impegno politico e sociale: «Perugino non si è mai tirato indietro, fin da giovanissimo- ha riportato Giordana- nel ’43, ad appena diciassette anni, venne catturato a Milano dai fascisti per la soffiata di una spia, subendo poi ogni tipo di torture». Un evento traumatico, che vide Perugini scampare di poco alla deportazione in Germania, salvato poi dal «sacrificio di un suo amico, catturato insieme a lui, che si prese tutta la colpa finendo così internato in una campo di concentramento». D’altronde Perugino aveva già imparato sulla sua pelle il prezzo per le proprie idee, per via delle sfortune paterne. «Il padre, Feliciano- ha continuato la moglie- ferroviere umbro, venne licenziato insieme a tanti altri colleghi per aver fatto deragliare un treno pieno di armi, mentre infuriava la lotta con i fascisti subito dopo la loro presa del potere». Proprio per questo la famiglia fu costretta a spostarsi a Milano, dove però la vita non fu mai semplice. Feliciano infatti continuò a subire ogni tipo di persecuzione, perdendo alla fine anche il suo nuovo lavoro, in una fabbrica di bilance affettatrici.

Con un educazione così forte, Perugino non si tirò indietro dal far mancare il suo contributo alla Resistenza nella fase più dura del secondo conflitto mondiale. Un impegno che mantenne intatto anche in tempo di pace, militando fin da subito nel ricostituito Partito Comunista: «ci conoscemmo proprio nelle sede milanese del Pci- ha sorriso Giordana- all’inizio eravamo solo amici, ma lui è sempre stato innamorato di me». Un rapporto strettissimo il loro, capace di superare tutte le difficoltà: «ci siamo sposati nel ’53, per poi trasferirci a Como l’anno dopo, dove aprì un negozio di bilance e affettatrici. Lavoravamo entrambi, e lui dava una grande mano ai suoi genitori, rimasti senza pensione».

La sua militanza non fu mai messa in discussione, anche dopo il trasferimento in riva al lago. «La prima cosa che fece, arrivato nella nuova casa, fu cercare la sede del Pci», ha riporta la vedova, anche lei attivissima militante comunista. «il suo impegno è stato riconosciuto da tutti, tanto che dal ’75 al ’77 ricoprì la carica di consigliere provinciale, e alla fine del suo mandato venne elogiato da tutti per il suo contributo».

peruginoUn uomo instancabile, «grande appassionato di sport, corsa e bici soprattutto», che dopo la pensione andava a dare una mano al suo ex socio in difficoltà, «continuando imperterrito a lavorare». In seguito al suo addio al Partito, arrivato dopo «alcuni contrasti personali, tanti atteggiamenti che non capiva», dedicò tutto sé stesso all’associazionismo, dove aveva “esordito” come militante di Italia Urss: «per anni ha dedicato tutto se stesso all’Anpi, ma anche a Italia Cuba. Per l’Anpi, dopo aver sostituito Mella, divenne una presenza fissa». Associazione di cui fu fino all’ultimo segretario, infaticabile e insostituibile, tanto che far diventare l’intitolazione a suo nome del giovane circolo cittadino un omaggio non solo doveroso, ma necessario.

«Un’altra cosa che non ha mai sottovalutato – ha concluso Giordana – è l’attenzione per la cultura. Uomo di grande conoscenza, veniva invitato molto spesso dalle scuole, per raccontare le sue esperienza e il suo impegno. Ecco, diventa necessario che voi giovani non dimentichiate gli esempi di quelli come Perugino, continuando a portare avanti il ricordo di valori e idee di anni molto difficili. Non bisogna dimenticare, assolutamente». Un impegno gravoso e difficile, ma per cui i giovani e non solo dell’Anpi hanno da sempre un grande alleato. Sempre con noi, Perugino. [Luca Frosini, ecoinformazioni]

Partecipa/ Al Gloria lunedì 17 febbraio

PARTECIPA G2In occasione della proiezione per i Lunedì del cinema de L’arte della felicità di Alessandro Rak, lunedì 17 febbraio alle 21 sarà possibile partecipare a ecoinformazioni  al banchetto dell’associazione allo Spazio Gloria del circolo Arci Xanadù in via Varesina 72 a Como. Per tutti in regalo un libro delle edizioni ecoinformazioni e Otium.

Senza tetto/ Bambini in visita

accoglienzaNel pomeriggio di sabato 15 febbraio un gruppo di bambini della parrocchia di Sagnino, accompagnati dalle loro catechiste, ha visitato la struttura di via Sirtori 3 a Como che ospita i senza fissa dimora per il progetto Emergenza freddo.

I bambini del catechismo hanno lasciato piccoli doni: sacchettini con  biscotti per gli ospiti che i volontari della struttura hanno poi consegnato ai senza dimora la sera stessa.

Nella sua semplicità, questo è stato un gesto importante. È positivo vedere che un tema così attuale e presente come quello della grave emarginazione riesca a coinvolgere l’interesse di persone esterne, oltre ai numerosi gruppi e associazioni di volontari che curano direttamente l’organizzazione del progetto emergenza freddo.

La crisi economica ha fatto aumentare il numero di persone che vivono in strada e quindi esposte ad ogni genere di pericolo. Nel comune di Como i senza dimora sono almeno 250, un numero che comprende uomini e donne, stranieri e italiani, che per un concatenarsi di eventi si sono trovati senza casa, senza lavoro, e a cui manca sia una rete parentale che li possa sostenere economicamente oppure neanche moralmente che un intervento pubblico adeguato alle necessità. Si spera che presto il Comune di Como organizzi iniziative significative per reinserire queste persone, invisibili alla società, nel mondo del lavoro e in una realtà più degna per loro. [Clara Chiavoloni, ecoinformazioni]

Resistenti e Resistenza/ Franco Catalano

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All’Istituto di Storia contemporanea Pier Amato Perretta, durante il secondo ciclo dei seminari sulla storiografia resistenziale locale, si è riflettuto con Gabriele Fontana su un libro che non esiste. Più precisamente un dattiloscritto che non ha mai trovato spazio su carta, se non quella fotocopiata: La resistenza nel Lecchese e nella Valtellina, una ricerca coordinata da Franco Catalano tra il 1964 e il 1974. Questo dattiloscritto inedito si occupa della resistenza di Lecco e della Valtellina, e contiene al suo interno documenti originali e testimonianze; è stato commissionato da diverse istituzioni al professor Franco Catalano, che ha coordinato il lavoro avvalendosi quindi di altre persone per le ricerche. La presentazione di questo inedito si è rivelata una scelta particolare, che non ha trovato l’unanimità dei consensi tra gli organizzatori (anche lo stesso relatore non era pienamente convinto), ma la passione che anima ricerche decennali ha avuto la meglio. La scelta è stata anche condizionata dal fatto che la ricerca stessa rischia di rimanere un dattiloscritto fotocopiato. L’Istituto Perretta vorrebbe, dopo aver contattato i familiari, perlomeno metterlo a disposizione in formato digitale, affinché tutti possano consultarlo. La narrazione di Gabriele Fontana, lontana dalla modalità accademica, si caratterizza per essere appassionata e desiderosa di presentare tutte le vicende controverse, con il rischio di risultare disordinata. All’epoca della compilazione del lavoro, venne ritenuto dai suoi committenti (tra cui l’Anpi) un testo discutibile e controverso, e questa è appunto la ragione della sua non pubblicazione. La ricerca di Catalano per la ricostruzione della resistenza locale – dichiara Fontana – è il corrispettivo di quello che ha rappresentato il lavoro pioneristico di Roberto Battaglia per la ricostruzione della resistenza nei suoi tratti generali. Ha usato la cronologia di Morandi (precedentemente presentata in Istituto) quasi come inciso. Per ricostruire il contesto, si è avvalso dell’impostazione classica, struttura e sovrastruttura, ed è quindi partito dall’economia del territorio in oggetto: Lecco e Valtellina. Dove le fabbriche erano dominanti, scarseggiava la disponibilità degli operai a partecipare alla resistenza; dove mancavano le fabbriche, era alta la tendenza ad emigrare in Svizzera. Come costituire la lotta armata senza gli operai? Catalano ha sostenuto che gli uomini arrivarono da Milano, probabilmente militari, perché era necessaria un’abilità con le armi, e sparare è difficile per chi non lo ha mai fatto prima. Il professore descrive la doppia resistenza in Valtellina: in alta valle, una zona chiusa, si è manifestata la resistenza passiva, mentre in bassa valle, in qualche modo collegata che le strade e le ferrovie alle periferie di Milano, la resistenza ha caratteri più attivi. Il dattiloscritto si chiude con il momento insurrezionale: quello che si è verificato dopo è difficile da interpretare oggi, figuriamoci allora. Le critiche al lavoro sono state molte, tra cui: chi resta a combattere non sembra appartenere al territorio; il comando di raggruppamento sembra costruito alla garibaldina; alcuni documenti non si riescono a trovare; in Svizzera ci vanno anche i comandanti; una parte consistente di resistenti sembrano attendisti. Nonostante ciò, o forse proprio per questo, il relatore è convinto che la ricerca di Catalano rappresenti un tesoro ancora da sfruttare, per quanto temuto da molti. [Barbara Rizzi, ecoinformazioni]

La storia di Saladino/ Postumi del paradosso italiano

SALADINOAncora una volta possiamo anticipare ai nostri lettori e alle nostre lettrici alcuni passi [pag. 48 e ss.] del Manuale di storia di Bruno Saladino che nel 2058 sarà in adozione al liceo Manzoni e nei più prestigiosi istituti comaschi. «Nell’inverno a cavallo tra il ’13 e il ’14 un inconsueto surplus di leader spinse il maggior partito della sinistra italiana, il Pd, a una durissima selezione interna, senza esclusione di colpi. Il 12 febbraio l’allora presidente del consiglio, Enrico Letta (Pd), presentò al Paese un programma che avrebbe impegnato il governo negli anni successivi. In quelle ore il segretario del Pd, Matteo Renzi, preparava una mozione di sfiducia nei confronti del premier, mozione che l’indomani l’avrebbe costretto alle dimissioni. Si consumava di fronte agli italiani e agli osservatori stranieri uno psicodramma. Gli uomini di cultura non seppero per lungo tempo a quale genere teatrale ascrivere la vicenda: farsa, tragedia, dramma satiresco, commedia all’italiana? Ci fu chi scomodò il filone spaghettiwestern.

Ennesima testimonianza, dunque, del cupio dissolvi che aveva caratterizzato la storia della sinistra italiana per tutto il secolo precedente e nel primo decennio dell’attuale. Il vecchio leader della destra, il telecrate di Arcore, era stato da poco cacciato dal Senato perché condannato per un reato infamante. Renzi l’aveva comunque indicato quale interlocutore privilegiato per un percorso di riforme di cui il Paese aveva bisogno da decenni (vedi capitolo Il paradosso italiano, pag 36 e ss.)  ed egli aveva ripreso quota ed era tornato a calcare la scena politica da protagonista. Si cita in proposito la sua salita al Quirinale, quale rappresentante della destra, per le consultazioni dell’allora Capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Si perpetuava, agli occhi degli osservatori internazionali, una sorta di maledizione astrale che aveva colpito la penisola nel corso di due decenni.
Il nuovo premier concentrò su di sé, per un certo periodo, un cumulo di cariche del tutto inconsueto nella storia repubblicana. La legge lo costrinse a rinunciare, a malincuore, a quella di Sindaco di Firenze. Le cronache del tempo raccontano come Renzi avesse fatto di tutto per mantenere anche quel ruolo che tanta fortuna gli aveva arrecato.

Nel ’14 ebbe inizio una nuova stagione caratterizzata per lungo tempo da frequenti turbolenze politiche e sociali. La mancanza di solidi riferimenti ideali e culturali costrinse le forze politiche in campo a continui riposizionamenti e a scelte opportunistiche La ricerca del consenso, complice il sistema dei media, prevalse per lungo tempo sulla volontà di rinnovare il Paese. Il solco tra Palazzo e cittadini crebbe pericolosamente e la tenuta democratica venne messa in più di un’occasione a dura prova. Da questo clima trasse vantaggio, nel resto del decennio, il movimento Cinque Stelle, nonostante i tanti errori commessi dai due leader Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, l’inesperienza e la rozzezza di taluni comportamenti. Con particolare crudezza, e singolare livore da parte della sinistra, l’intero schieramento politico ‘tradizionale’ tentò in ogni modo di criminalizzare il movimento. I commentatori dell’epoca interpretarono tutto ciò come un segnale evidente di debolezza: i 5s avevano occupato quell’immenso spazio politico lasciato colpevolmente libero dalle forze del sistema, sinistra compresa.

Ci si soffermerà nei capitoli successivi sugli esiti elettorali di quegli anni, con la prorompente avanzata degli astenuti (primo partito d’Italia), delle schede bianche e nulle e con il conseguente restringimento degli spazi democratici cui il Paese andò incontro in quel periodo.
Qui anticipiamo il concorde giudizio degli storici sull’astensionismo: fenomeno pilotato e funzionale al consolidarsi di un potere oligarchico sempre più lontano dagli interessi generali del Paese. [Bruno Saladino per ecoinformazioni]

Cinegiornale febbraio 2014

PARTECIPA H2Anticipiamo il Cinegiornale di ecoinformazioni a cura di Andrea Rosso in proiezione allo Spazio Gloria del circolo Arci Xanadù. La nuova edizione è dedicata a: Como Borghi (da Le storie storte, Trammammuro) e a Partecipa, la campagna per le adesioni al circolo Arci-ecoinformazioni a sostegno della libera informazione.

Generazione stabilmente precaria/ 25 febbraio al Gloria

precari-stancaNidil Cgil e la Camera del Lavoro lariana organizzano una giornata di approfondimento sul precariato in provincia di Como. Appuntamento fissato per martedì 25 febbraio alle allo spazio Gloria/ Arci Xanadù (via Varesina 72, Como.)

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